Italians do it better: «Noi “Terùn” abbiamo servito la pizza a Jeff Bezos»

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Il sogno americano esiste ancora, un Paese che continua a essere la nuova frontiera. Qui i sogni si realizzano. Per chi ci mette l’anima. Ma l’asticella d’ingresso per gli Usa è sempre alta. Tra le storie di chi ce l’ha fatta, ne abbiamo scelta una proveniente dalla California. Ne hanno parlato tutti i media internazionali. Anche il New York Times ha dedicato un articolo a Terún, la pizzeria aperta a Palo Alto da tre italiani.

Da loro hanno mangiato la pizza Larry Page di Google, Mark Zuckerberg di Facebook, Laurene Powell Jobs (moglie di Steve Jobs) e Jeff Bezos di Amazon. Il loro ristorante è il punto di incontro di tutti gli italiani in Silicon Valley.

«Ci chiamiamo Terùn in senso positivo, perché è bello gridare al mondo di essere italiani».

Maico Campilongo si è trasferito in America 10 anni fa. Calabrese, ex informatico a Trento, ha provato a fare impresa in Italia tra la fine degli anni 90 e il 2000. Non ci è riuscito, ha preso un volo ed è partito per la California. Dove per molti anni ha fatto il cameriere. «Questa esperienza ha fatto nascere in me la voglia di fare impresa. E di vivere un’avventura imprenditoriale. Nella Silicon Valley si respira un’energia che non si può descrivere. Ma che ti spinge a provarci. Un fallimento non è una sconfitta, qui il sogno americano sembra esistere davvero»

Qual è stata la difficoltà più grande?
«Trovare i soldi per partire e trovare il capitale umano: camerieri e cuochi fedeli. La nostra pizzeria è come una startup che si trova ad affrontare gli stessi problemi: fondi e team. Noi abbiamo commesso degli errori nel valutare l’investimento necessario per aprire Terún. Le Banche non ci hanno aiutato. Cosi ci siamo rivolti a parenti, amici e investitori. E come ogni startup abbiamo puntato sul team e capito che per motivare un dipendente bravo, se vuoi trattenerlo, devi farlo diventare partner del tuo business?

Come è andata?
Terún è sepre pieno. In Silicon Valley è il luogo dove si può mangiare la cucina meridionale italiana. Così, dopo aver imparato la lezione, abbiamo deciso di aprire un secondo ristorante, ampliare il menu e divertirci con le ricette provenienti dalla Sicilia alle Alpi. Abbiamo rilevato una struttura esistente, facendo un buon affare. Si chiama Italico.

3Italia-Usa: quali differenze nel fare impresa?
Fare impresa in Italia è molto più difficile. È difficile raccogliere i capitali. In Usa poi c’è un grande vantaggio. Si chiama mancia: che è quasi obbligatoria per ogni cameriere. E che gli permette di divertare un consulente commerciale, stimolato a dare qualità nel servizio che offre. Più è bravo, più prende mance. Il salario di base per i camerieri è minimo: 11 dollari l’ora. Con il costo degli affitti nella Bay Area non vivresti più di due settimane o dovresti lavorare 12 ore al giorno 30 giorni. I cuochi ovviamente non prendono mance ma premi mensili ( almeno nei nostri ristoranti).

Cosa consigli a un italiano che vuole venire in California?
«Vieni qui per capire il sistema. Prima di esportare i nostri prodotti (di ogni genere, cibo o altro) bisogna capire la cultura della Silicon Valley, avere un atteggiamento positivo e non peccare di presunzione. Essere italiani per noi è stato un vantaggio. Gli italiani sono ammirati nel mondo come popolo di inventori e di geni e probabilmente abbiamo anche una marcia in più. Qui io ho ricominciato a sognare. E questa è un’opionione comune. Qui, se ci metti l’anima, tutto è possibile».

INFO: www.terunpizza.com

INFO: www.italico.com

Potete trovare questa storia in versione integrale e l’articolo completo American Dream. Il sogno americano esiste ancora, con altre 5 imprese di successo di italiani negli Usa, sul numero di Millionaire di ottobre 2016.

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