900mila dollari per Horus, startup italiana che aiuta i non vedenti

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Team di startupper under 25 realizza prototipo che permette ai non vedenti di vivere una vita più normale e oggi riceve un investimento di 900mila dollari dall’americana 5Lion Holdings, realtà che investe in aziende innovative. Saverio Murgia, 24enne di Savona, è l’ideatore di Horus Technology, uno strumento che aiuta i non vedenti a condurre una vita più normale. Amico di Millionaire lo abbiamo intervistato sul numero di novembre 2015.

Lo abbiamo contattato su Skype all’indomani della notizia del finanziamento. Ecco cosa ci ha raccontato.

Come hai conosciuto gli investitori?

«Per caso. A inizio del 2015 abbiamo ricevuto una email da Andrea Giannone di Build it Up (associazione torinese che aiuta gli imprenditori). Ci ha chiesto se fossimo alla ricerca di un round di finanziamento e abbiamo organizziamo una call con lui per conoscerci meglio. Andrea conosceva una persona che lavorava in 5Lion e ci ha presentati. C’è stato subito feeling. A noi è piaciuto il loro approccio e loro hanno visto in noi potenziale».

Come userete i soldi?

«Da qualche mese abbiamo iniziato una campagna di assunzioni, stiamo cercando ingegneri informatici (programmazione C++) e “scienziati” del machine learning. Il resto del capitale lo useremo per la commercializzazione e spianare il terreno all’ingresso sul mercato»

Perche è nato Horus?

«L’idea è nata con un collega, Luca Nardelli. Eravamo a Genova e una persona non vedente ci ha chiesto di aiutarla ad attraversare la strada. Luca ed io stavamo realizzando strumenti visivi per robot: “Perché non applicare gli stessi studi su persone in carne ed ossa?”. Abbiamo iniziato con un primo prototipo, un software per la lettura dei testi».

Come funziona?

«Il dispositivo può essere usato da solo o agganciato agli occhiali. Horus osserva la realtà e la riconosce e offre una serie di informazioni utili per attraversamenti pedonali, la lettura di testi, il riconoscimento di volti è oggetti. Si carica con una batteria tascabile».

horus team

Con quali soldi hai realizzato i primi prototipi?

«Finora abbiamo provato tutte le forme di finanziamento. I primo soldi sono arrivati con la vittoria a bandi (Idea Challenge in Olanda, 15mila euro, Working Capital, 25mila euro). Poi abbiamo provato con successo il crowdfunding sulla piattaforma di Working Capital (raccolti altri 20mila euro). Il finanziamento grosso l’abbiamo avuto partecipando al bando Fireware Acelerator Programme, iniziativa della Commissione Europea (75mila euro)».

Quando il prodotto sarà sul mercato? Come lo venderete?

«Oggi stiamo collaborando con un’associazione, R.P. Liguria (http://www.rpliguria.it), per testare il prodotto. L’idea è di metterlo sul mercato entro l’estate del 2016 a un prezzo indicativo di 1000-1500 euro. Lo venderemo direttamente senza appoggiarci a rivenditori. Le cose sono in evoluzione: tra poco sigleremo un accordo con un investitore».

foto horus facebook

Ostacolo maggiore?

«Due in particolare. All’inizio conciliare la vita da studente con i ritmi infernali di quella di uno startupper. Oggi ho un team più strutturato (siamo otto persone) e dividiamo i compiti. La difficoltà che sto trovando ora è reperire personale preparato nel campo ingegneristico».

Cosa ti ha insegnato finora la tua esperienza di startupper?

«Innanzitutto che non devi muoverti se non hai prima parlato dell’idea con chi dovrebbe poi utilizzarla in futuro. Poi che il team va formato con attenzione: l’idea può cambiare, ma una squadra forte saprà resistere a ogni difficoltà. Inoltre, che è utilissimo partecipare a grant e premi di innovazione sociale. Oltre ai soldi, ti danno l’opportunità di formarti e di rivedere la tua idea senza cedere il controllo a terzi. Infine, mi ha insegnato una lezione: non puoi includere tutte le persone del team nelle decisioni. Rischi di creare confusione tra ruoli e ledere i rapporti umani nel gruppo».

Ci dai qualche dritta per convincere un investitore?

«1. Essere preparati su tutto: prima di andare da un investitore è bene farsi mettere alla prova da advisor o altri del settore per avere la risposta pronta a ogni obiezione, mai essere impreparati.
2. Avere le idee chiare sull’utilizzo dei fondi.
3. Dimostrare di essere committed: significa anche prevedere fin dal primo investimento uno stipendio per i cofounder, senza strafare.
4. avere la mente aperta e flessibile. In verità non è un consiglio per presentarsi a un investitore, ma un consiglio generale per chi vuole fare impresa: se si rimane sempre convinti delle proprie idee ignorando critiche, consigli o problemi evidenti, o si è dei geni incompresi o degli stolti».

INFO: http://horus.tech/it/

Giancarlo Donadio

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