Da Mantova a New York: «Ho aperto due piadinerie a Manhattan»

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piadineria

Daniele Buraschi, 42 anni, mantovano, a New York nel 2005 ha aperto Piada con il socio Giovanni Attilio. Oggi ha due locali attivi a Manhattan.

«Siamo partiti con 100mila dollari, oggi ce ne vogliono almeno 600mila-700mila. Nei primi sei anni abbiamo avuto una vita durissima: stipendi irrisori per noi e una casa lontana dal lavoro».

Perché fare impresa a New York?

«Qui in una settimana ottieni i permessi, se hai un problema le autorità ti aiutano a risolverlo in tre giorni, la burocrazia è snella. Le tasse sono alte, ma il costo del lavoro è inferiore rispetto all’Italia»

Ostacoli?

«Tanti. La competizione: quattro ristoranti su cinque chiudono dopo nemmeno due anni. Poi, i finanziamenti: un immigrato spesso deve pagare una caparra di 6-8 mesi di affitto, anche a 32mila dollari. L’affitto di un locale commerciale a Manhattan costa sui 15mila dollari al mese. Fare un passo falso è facile».

Ottenere un Visto d’impresa e avere successo: come?

«Per il Visto è d’obbligo avere un buon business plan. Il nostro era minuzioso, anche se si è dimostrato lontano dalla realtà. Inoltre un imprenditore deve prima venire qui con un Visto temporaneo B1 (per affari) e incominciare a investire: firmando il contratto d’affitto dell’attività, acquistando macchinari. Per i professionisti è più facile: un insegnante di Pilates si limita all’affitto di uno spazio e a poca attrezzatura, ma il grado di professionalità è fondamentale per l’ottenimento del Visto. Per evitare il fallimento poi bisogna capire l’importanza di marketing, comunicazione, storytelling: la cura del cliente è fondamentale. Chi ha dipendenti si rassegnerà a perderli: si licenziano su due piedi per guadagnare altrove 50-100 dollari in più».

Un consiglio per chi volesse trasferirsi?

«Meglio fare prima esperienza a Londra o Berlino e imparare l’inglese. Qui, è bene avere supporto: ci vogliono 3-4 mesi per trovare casa, aprire un conto in banca… Ma le opportunità ci sono».

Info: www.piadanyc.com

 

Da un estratto dell’articolo “American Dream” pubblicato su Millionaire di ottobre. 

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