Business agricoli. Ecco come farne uno con i consigli di esperti

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Un’azienda agricola su tre è guidata da Under 35. È boom di iscrizioni alla facoltà di Agraria. A sei mesi dalla laurea tutti hanno un lavoro. Il 46% dei giovani andrebbe a lavorare in campagna se avesse a disposizioni un terreno.

Come iniziare? Lo abbiamo chiesto a tre esperti: Maria Letizia Gardoni, 26 anni, marchigiana è delegato nazionale di Coldiretti Giovane. Anche lei ha investito nel settore: coltiva frutta e verdura con un metodo di coltivazione detto “ma-pi” dal nome di Mario Pianesi, l’uomo che ha portato il macrobiotico in Italia. Alex Giordano, tra i fondatori di Rural Hub, incubatore che offre formazione e network a neoimprenditori agricoli con idee innovative. E Letizia Marcenò, 26enne, siciliana, imprenditrice agricola innovativa.

Perché è il momento giusto?

«Negli ultimi 15 anni l’agricoltura italiana è cambiata tantissimo, non più di sussistenza, si è aperta all’innovazione e alla vendita su mercati esteri. I giovani sono i protagonisti di questo cambiamento. La svolta è avvenuta nel 2001, quando con la legge di orientamento è stato introdotto il concetto di multifunzionalità. In altre parole, se prima un produttore di grano poteva produrre solo questo, oggi può anche trasformarlo in seno alla sua azienda e aprirsi così a orizzonti più vasti. In questo modo qualsiasi imprenditore può dare sfogo alla sua creatività, puntando non solo al mercato alimentare, ma a tutti quelli che potrebbero essere coinvolti nella filiera: dalla bioedilizia, alla cosmetica, passando per la farmaceutica» spiega Gardoni.

maria letizia gardoni 3

Su cosa puntare?

«Il biologico è tra i campi più trainanti. Nell’ultimo anno è cresciuto dell’8,8%, un dato che assume più valore e paragonato al calo dei consumi alimentari (3,7%, dati Aiab). L’Italia è il leader del settore in Europa con il primato nell’esportazione di prodotti biologici per un giro d’affari di 3 miliardi di euro (soprattutto ortaggi, frutta, vino, olio e pasta): «Non solo. Sono tante le occasioni di cui questo il mondo agricolo ha bisogno e aspettano imprenditori capaci di coglierle. Come per esempio, la ricerca di soluzioni per ridurre i rifiuti alimentari (basta pensare che il 25% delle calori di alimenti coltivati per il consumo umano viene perduto nei rifiuti delle nostre cucine). Come idee per aiutare le persone a cambiare dieta, ad abbassare l’eccessiva domanda di prodotti di origine animale, per razionalizzare l’uso di acqua (ed evitare sprechi), per rimettere a coltura terreni degradati. Per non parlare di quanti margini di invenzione ci possono essere legando l’agricoltura alla cultura, al turismo… Insomma, sono ampi gli spazi di manovra per chi vuole fare innovazione» sottolinea Giordano.

alex giordano

Come iniziare e formarsi?

«Ingegneri, architetti, avvocati, sono molte le storie di professionisti che hanno abbandonato il loro lavoro per aprire aziende agricole, senza avere una precedente esperienza alle spalle. Ma bisogna prima formarsi, provare a fare qualche esperienza in altre realtà agricole nel settore in cui sei interessato per cercare di capire cosa significa gestire un’attività agricola. Poi c’è una qualifica di imprenditore agricolo che è necessario conseguire. Coldiretti organizza corsi ad hoc in tutta Italia. Durano 100 ore, il prezzo cambia da regione a regione. Chi vuole informarsi sui corsi disponibili può contattare uno dei loro consulenti (http://giovanimpresa.coldiretti.it/servizi/formazione/)» consiglia Gardoni.

E la burocrazia?

«Tre sono i passaggi fondamentali: apertura di una Partita Iva presso l’Agenzia delle Entrate, iscrizione al Registro delle imprese, sezione speciale Agricoltura, presso la competente Camera di Commercio e iscrizione e dichiarazione presso l’Inps» sottolinea Gardoni.

Dove trovare terra e i soldi?

«L’accesso alla terra e al credito sono gli scogli più grandi per chi vuole investire. La conformazione del Paese, la cementificazione hanno diminuito la disponibilità di terreni messi a coltura, ma qualcosa sta cambiando. Due le più recenti manovre che mirano a sostenere i giovani agricoltori: il decreto Terre vive che ha messo all’asta o all’affitto online 5.550 ettari di terreni di proprietà dello Stato http://bit.ly/1FcnExw. E Campo libero, una serie di misure e agevolazioni destinate ai giovani agricoltori under 35 (tra cui una detrazione per affitto dei terreni del 19%, incentivi all’assunzione con sgravio di 1/3 della retribuzione lorda, http://bit.ly/1E8OSB4). Sull’onda del decreto diverse regione hanno creato delle banche della terra, mappando i territori di proprietà pubblica per destinarle ai giovani. Resta però il problema dei soldi: CreditAgriItalia (http://www.creditagri.com/) mette a disposizione ogni anno 100milioni di euro per finanziare giovani progetti imprenditoriali nell’acquisto della terra. Presenti il piano, il tuo progetto viene valutato, viene verificata la sostenibilità economica e ambientale, e scatta il finanziamento. La cifra stanziata dipende dalla tipologia del progetto. Oggi grazie alla multifunzionalità, si può fare business anche con tre ettari di terreno. Il valore della terra dipende da tante variabili (se in montagna, pianura). Per partire serve una cifra vicina ai 50mila euro» conclude Gardoni.

Come innovare?

Non serve necessariamente un’idea hi-tech. Come dimostra la storia di Letizia Marcenò, 26enne, che ha ideato a Palermo, un bananeto, approfittando dei cambiamenti climatici. E oggi produce in loco il frutto che in Italia arriva esclusivamente dall’estero: «Tutto è iniziato con il mio bisnonno che di ritorno da un viaggio in America ha portato una pianta di banana dall’America. L’abbiamo piantata nella nostra azienda agricola che si occupa da generazioni della vendita di nespole e agrumi. Mio padre ha continuato a coltivare banane ma le mangiavamo solo in famiglia. Quando ho preso in mano le redini dell’azienda, ho pensato che potevamo aumentare la produzione di banane e venderle. I cambiamenti climatici avvenuti negli anni permettevano la coltivazione del frutto. Ho fatto un’indagine di mercato: non c’era nessuno che lo faceva in Italia e allora ho iniziato a venderle a km zero». Oggi l’azienda ha un impianto di 600 piante, produce 500 caschi di banane a settimane a 2 euro e 50 al chilo: «Innovazione è sinonimo di esperienza, a un giovane consiglio di mettersi in contatto con uno zio, un nonno, un amico di famiglia che ha una terra, prendere spunto dalle sue storie, capire come sfruttare il terreno, dove non si è ancora agito. E poi puntare su una produzione di qualità: è questa la strada per fare innovazione» racconta Marcenò.

letizia marcenò foto

Un consiglio ai giovani che vogliono provare?

«Tornate alla terra per risolvere un problema della vostra comunità. Non è importante solo investire, ma anche riuscire a misurare gli impatti ambientali e sociali del business. Per riuscire ci vuole pazienza e tempo. Non esistono acceleratori sul modello della Silicon Valley, bensì rallentatori: un business agricolo per funzionare ha bisogno di tempo, quello necessario per radicarsi presso le comunità con cui vi relazionate. Che vantaggi offrite loro? Come miglioriate la loro vita? Queste sono le domande da farsi prima di iniziare» conclude Giordano.

Vuoi saperne di più? Leggi l’inchiesta pubblicata su Millionaire di marzo 2015

Giancarlo Donadio

(Fonte foto immagine in evidenza, WWOOF, https://www.facebook.com/WWOOF)

 

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13 Commenti

  1. Partire dall’agricoltura e dai mestieri legati alla natura sembra che ci addentriamo in un mondo a prova di crisi, ma non è proprio così, perchè secondo Coldiretti, nel 2011 la maggior crescita di occupati si è avuta proprio nei campi: i lavoratori dipendenti impegnati in campagna sono cresciuti del 6% nel primo trimestre dell’anno, ed è proprio questo il settore produttivo che ha conosciuto l’incremento maggiore. Inoltre Coldiretti ha presentato nuove professioni e idee imprenditoriali legate alla natura e al biologico. Anche la natura riesce ad addentrarsi nel mondo dell’innovazione, e lo dimostrerà la domanda di livelli più elevati di professionalità e di professionisti del settore con una preparazione specializzata abbastanza elevata. Per sostenere i progetti imprenditoriali legati all’agricoltura, i giovani di Coldiretti hanno lanciato nel 2009 gli “Oscar Green”che premiano le idee più innovative nel settore.L’economia italiana è in bilico, ma c’è un settore che emerge: l’agricoltura biologica. Il mercato del “bio” vale poco più di tre miliardi di euro e il governo si prepara a sostenerlo. Secondo gli ecologi internazionali, l’agricoltura biologica aiuta a preservare la biodiversità. Secondo l’Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica (AIAB), un’azienda biologica su tre presente nel continente è italiana. Sul fronte extraeuropeo l’Italia occupa il sesto posto per superficie totale coltivata biologicamente. Il vantaggio da suggerire è dare maggiori input a questo mondo biologico che vuole nascere e può esplodere in ogni società e farlo significherebbe impiantare le basi per creare un’azienda agricola…beh non sarebbe una cosa molto semplice, ma come per ogni sogno che si vuole realizzare, c’è bisogno dei presupposti giusti per farlo e la volontà per far sì che si avveri. Il mio parere a proposito è creare delle aziende agricole per dare nuove opportunità ai giovani, che hanno percorso determinati piani di studi per specializzarsi nel settore agricolo. Alcuni sondaggi dimostrano che il 38% dei ragazzi preferirebbe gestire un agriturismo piuttosto che lavorare per una multinazionale. Quindi dare spazio ai giovani potrebbe essere un buon avvio per l’innovazione.

  2. L’agricoltura da sempre è stata considerata come l’attività lavorativa più antica al mondo. Concordo sull’idea che l’agricoltura in Italia è cambiata tantissimo e si è aperta all’innovazione sociale, ma mi sorprende come i giovani soprattutto siano i maggiori promotori del cambiamento in questo settore. Le loro passioni hanno senza alcun dubbio la loro importanza per lo sviluppo del settore agricolo. I giovani hanno a disposizione anche il tempo, fondamentale affinché si tengano conto dei frutti che possono portare gli investimenti fatti in questo settore.
    Credo al potere dei giovani, e alla possibilità che abbiamo di creare un mondo migliore,nel quale la questione sull’innovazione sociale in agricoltura può portare a miglioramenti del vivere sociale e dei rapporti con la società in cui viviamo.
    È importante per la nostra vita ma soprattutto per le terre riuscire a riportarle alla produzione agricola, in un contesto storico nel quale la qualità e la fertilità dei terreni perde di “credibilità”.
    Anche l’idea delle banche della terra mi sembra una buona iniziativa per agevolare tutti giovani che hanno passioni inerenti al settore agricolo di realizzare i proprio sogni.

  3. salve, molto bene iniziative per i giovani sotto i 35.
    Ma per chi come me, che ha tanta voglia di mettersi in gioco in agricoltura, con una eta di 50 anni?
    a noi chi ci aiuta? c’è qualcuno?
    grazie
    marco giorgetti

  4. Parti da alto… Coltiva il tuo zafferano da reddito, bulbi provenienti dal piu grande impianto del nord italia comodamente a casa tua o alla tua azienda bulbi certificati e garantiti .richiedi il listino prezzi entro marzo e inclusa nella fornitura vi sara data una consulenza completa gratuita per un anno nelle varie fadi di crescita e lavorazione della spezia prezzi piu bassi della media di mercato…

  5. […] Si chiamano aziende agricole multifunzionali che aggiungono cioè servizi o prodotti all’attività più tradizionale di coltivazione ed allevamento classico. In Italia sono 113mila con un aumento record del 48 per cento in tre anni . La svolta nel 2001 quando con la legge di orientamento nasce la multifunzionalità: «In altre parole, se prima un produttore di grano poteva produrre solo questo, oggi può anche trasformarlo in seno alla sua azienda e aprirsi così a orizzonti più vasti. In questo modo qualsiasi imprenditore può dare sfogo alla sua creatività, puntando non solo al mercato alimentare, ma a tutti quelli che potrebbero essere coinvolti nella filiera: dalla bioedilizia, alla cosmetica, passando per la farmaceutica» spiega a Millionaire, Maria Letizia Gardoni, 26 anni, marchigiana, delegato Nazionale di Coldiretti Giovane. […]

  6. Il 90% delle startup chiude dopo 2 anni
    Ho un azienda agricola strutturata ed é difficile innovare e creare cose nuove figuriamoci partire da zero.non sognate troppo.. rischiate di cadere dal letto e di farvi male.

  7. Bravo Fabio mi complimento con Te hai fatto un quadro reale del nostro quotidiano in poche PAROLE. Sono un agricoltore di quarant’anni ho svolto sempre questa attività con passione,ottimismo ,gioia è tutto l’ottimismo possibile scusate se mi ripeto.siamo in un paese che il sistema non garantisce meritocrazia,ma si nutre dei sogni di giovani eroi per fare o dire : il sistema agricolo Made in italy funziona,no non funziona non conosco un agricoltore contento del proprio reddito, anzi c’è il PROBLEMA che ogni anno andiamo in banca per chiedere un’altro prestito per affrontare il quotidiano.E vero che stare a contatto con la terra o con gli animali ci rende Nobili dentro,purtroppo ci rende con le tasche povere.In sintesi cari giovani non fatevi ingannare da un sistema ingannevole.La tattica del sistema paese è ( armiamoci è partite) così prima noi poi voi siamo stati delle pedine da sacrificare,per dare la possibilità a chi ci rappresenta di arricchirsi e poi beffarsi di noi agricoltori che purtroppo campiamo solo con la passione,difficoltà a pagare i contributi,a subire le minacce di enti a noi collegati e la vergognia nei confronti dei nostri figli che molto spesso li priviamo del nostro amore perché non abbiamo tempo e forza .

  8. Come dice Fabio d’accordissimo,anche io sono titolare di azienda agricola da quasi 40 anni e prima dai miei genitori,e credete non è facile

  9. Rimanete a lavorare dove siete, sempre se avete la fortuna di avere un lavoro . faccio l allevatore da quasi 20 anni . ho buttato i migliori anni della mia vita. La passione viene dal guadagno e di parassiti che si nutrono sul nostro guadagno ce ne sono a bizzeffe

  10. Complimenti x la franchezza, sono un agente di commercio e la mia passione fin da piccolo , inculcata dal nonno, sarebbe l’agricoltura.Qualche anno fa’ ho comprato un ettaro dove ho messo circa 150 ulivi e sto ripristinando un castagneto,inoltre coltivo un po’ di tutto con l’intento un giorno di partire definitivamente .Ho capito che ne non è il giorno giusto e forse non lo sara’ Mai.

  11. Ragazzi scusate ma ho letto qualche commento, senza offesa per chi questo lavoro lo fa da 40 anni ma come in tutte le cose bisogna saperci fare, oltre la conoscenza sul terreno intendo seguire l andamento dei mercati, mio nonno ci si è fatto una mega villa con la campagna, e oggi grazie a della terra datami da lui non me la passo per niente male, io coltivo canapa industriale e zucchini romaneschi, e l anno prossimo inizio con le erbe officinali, date spazio all’innovazione, abbandonate le abitudini di coltivare ciò che coltivate da una vita!

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