Come fa Fabio Volo a vendere milioni di copie

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Forse non tutti i lettori di Millionaire sanno che, oltre che giornalista, sono anche scrittrice. Tra gialli, rosa e umoristici ho pubblicato una decina di libri. Lunedì 17 ottobre, uscita dalla redazione di Millionaire, dovevo incontrare un editor per un nuovo progetto librario alla libreria Mondadori di Piazza Duomo a Milano. Quando sono arrivata ho visto la libreria transennata e una decina di persone già in attesa. Sono salita al primo piano e, visto che ero in anticipo, ho cominciato a gironzolare tra gli scaffali. A un certo punto, ho riconosciuto una voce familiare. Mi sono girata e me lo sono trovato davanti: alto, vestito di blu, con i baffetti scuri: Fabio Volo. La sua presentazione era prevista da lì a un’ora e mezzo, ma lui se ne andava in giro tranquillo, mentre la libreria era già in pieno fermento.

Un’ora dopo, concluso il mio impegno, sono scesa di nuovo e nell’ingresso ho trovato un muro di folla. Tutti pazzi per Fabio Volo. Migliaia di giovani lo acclamavano e cercavo in ogni modo di fotografarlo con il telefonino e lui era lì, con l’aria di uno che è capitato per caso. Fuori la coda si era allungata a dismisura, arrivando fin quasi alla fine della piazza (2mila persone, diranno le cronache).

Da scrittrice, è innegabile sono un po’ invidiosa. Da giornalista, molto curiosa. Ovunque vada si muovono le folle. Ma qual è il suo segreto? Come è diventato un ragazzo da cinque milioni di copie?

Ha solo la terza media, impara da tutti. Fabio si è fermato alla terza media e ne ha fatto un punto di forza. «La mia fortuna è che sono andato a scuola pochissimo, così non hanno distrutto la mia personalità» dice. E anche grazie a questo sa essere una spugna, cioè una persona pronta a imparare da tutti e sempre. Nella panettieria di famiglia (dove ha iniziato) come sul set dell’ultimo film.

Autoironico. Essere spiritosi e ironici è importante, ma non basta. Lui è soprattutto autoironico, cioè pronto a prendere in giro prima di tutto se stesso. «Non sto perdendo i capelli, mi si sta allargando la testa» ha detto recentemente. A ogni uscita di un suo libro, puntuali si sollevano i dubbi sulla reale paternità. E lui: «Se usassi un ghost writer, me ne sarei trovato uno che scrive meglio!».

Eclettico. Deejay, presentatore, attore, doppiatore, scrittore. Volo ha il tocco magico che caratterizza pochi altri personaggi dello spettacolo, da Luciano Ligabue a Giorgio Faletti. Ma lui minimizza: «Faccio tante cose, perché non ne so fare nessuna. Se me la sento, mi butto. Anche se non sono da 10».

Modesto. «Io ho successo in Italia, perché questo è un Paese che premia la mediocrità. Se fossi bravo, andrei all’estero. Quando faccio l’attore, dico che sono un dj, quando scrivo dico che faccio il presentatore. Così sono sempre fuori dal mirino». Ma dice anche: «Vivere senza talento è dura».

Uno come tanti. Volo piace perché rappresenta un modello raggiungibile. Chi lo segue, pensa “se ce l’ha fatta lui, posso farcela anch’io”. Un po’ come il Pieraccioni de Il ciclone. Spiega il semiologo Ugo Volli. «Si veste, parla e agisce come uno di noi: questo rende l’identificazione immediata e il suo seguito fortissimo».

Identikit

Fabio Bonetti, in arte Volo (dal titolo di una sua vecchia canzone), nasce 39 anni fa in provincia di Brescia. Dopo la terza media, fa qualche lavoretto (compreso il panettiere, nel forno del padre). Prova a fare il cantante, ma poi si afferma come conduttore radiofonico di Radio Capital. La popolarità in tv arriva con Le Iene. Nel 2000 inizia la trasmissione Il volo del mattino su Radio Deejay, tuttora in corso. Ed esce il primo libro Esco a fare due passi (300mila copie). Nel 2002 esordisce come attore nel film Casomai, per cui sarà candidato al David di Donatello. A oggi ha scritto sei romanzi, che hanno venduto cinque milioni di copie. Per l’ultimo, Le prime luci del mattino, ci sono in coda 18 editori stranieri che se ne contendono i diritti. Ha interpretato una decina di film (il più recente è Il giorno in più), facendo incetta di apprezzamenti.

Luca Ingrosso, Millionaire 12/2011

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2 Commenti

  1. […] così tanto? Ci ha ragionato pure una giornalista della rivista Millionaire ancora nel 2012, Come fa Fabio Volo a vendere milioni di copie: Lui è soprattutto autoironico, cioè pronto a prendere in giro prima di tutto se stesso. «Se […]

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