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Home Piaceri della vita L’isola del reggae
Trasgressiva e affascinante, incantevole per la natura rigogliosa, per la bellezza delle spiagge e del mare, per la musica reggae, per la vita notturna e l’ottimo rum. Siamo in Giamaica (nome ufficiale Jamaica). Dalla capitale Kingston (col museo dedicato a Bob Marley) alla disinibita Negril, famosa per la lunga spiaggia di Long Bay. Da Ocho Rios con le sue cascate, i giardini botanici e le piantagioni alla turistica Montego Bay, con i verdi campi da golf; fino alla ricercata Port Antonio, dove un tempo attraccavano le baleniere e i carichi di banane. Il fascino della Giamaica ha sedotto eroi del cinema, come James Bond, il cui autore Ian Fleming si rifugiava spesso a Oracabessa, alle porte di Ocho Rios. Harry Belafonte l’ha ribattezzata l’isola del sole. Per saperne di più, l’inviato di Millionaire ha visitato la Giamaica e ne ha parlato con la guida turistica Alan Migliavacca, 31 anni, da nove sull’isola, ex-grafico milanese.
Che cosa si prova in questo luogo?
«Ci si sente liberi. Si dimentica la fretta e si può fare a meno di portare l’orologio al polso. E poi si vive sempre nella musica reggae, aspetto economico oltre che sociale della Giamaica. Il reggae è una risorsa fondamentale del Paese, grazie anche ai vari Festival internazionali che portano molto fatturato alla nazione».
Perché visitare la Giamaica?
«Per la sua magia, perché è un posto che dove ogni trasgressione è lecita. Per la bellezza dell’isola, il mare, le spiaggie e per il calore degli abitanti».
Un buon motivo per trasferirsi?
«In Giamaica ti senti sempre in vacanza, anche quando lavori. Vivere e operare commercialmente in un ambiente che ti fa sentire sempre a tuo agio è una cosa che non ha prezzo».
Qual è il periodo migliore per il viaggio?
«Meglio quando in Italia è inverno. Le piogge sono più frequenti tra maggio e ottobre, che è anche il periodo in cui possono arrivare gli uragani. A Negril c’è comunque sempre il sole, rispetto alla costa settentrionale del Portland, dove si trova Port Antonio».
Quanto tempo è necessario per farsi un'idea del posto?
«Anche una vacanza di pochi giorni può dare un’idea della bellezza del luogo e del carattere particolare dei giamaicani. Ma chi ha la fortuna e la possibilità di fermarsi qui almeno un mese non potrà che innamorarsi del ritmo di vita dell’isola».
Viaggio fai-da-te oppure organizzato?
«E’ bene arrivare in modo organizzato. I tour operator che lavorano qui sono seri e ben preparati. Consiglio però di non vivere la Giamaica solamente da un villaggio turistico, ma di uscire tra la gente locale, senza ostentare dollari e gioielli».
Com'è la cucina locale?
«Ricca, fantasiosa e piccante. Il piatto nazionale è l’ackee: un frutto che, una volta colto, somiglia come aspetto e come sapore alle uova strapazzate. Normalmente viene servito durante la prima colazione, assieme al codfish (merluzzo). Ottimo il pesce. Frutta esotica a volontà e breadfruit, il frutto dell’albero del pane. Il tutto innaffiato dal rum, prodotto di cui l’isola va fiera».
Rischi per la salute?
«Quasi nulli. Ormai in tutto il Paese l’acqua è potabile e sono poche le zone dove l’igiene non è ben curata. Non sono richieste vaccinazioni di nessun genere».
Consigli per trovarsi bene con i giamaicani?
«La Giamaica è un mondo a sé, con un’identità forte. La mentalità è diversa dalla nostra: i giamaicani, di religione anglicana, vivono alla giornata, non si preoccupano per il loro futuro, la casa da comprare o la pensione. Programmano pochissimo la loro vita e sembra che questo dia loro molta serenità».
Che cosa non perdersi in Giamaica?
«Le Blue Mountains, un posto magico a oltre 2.000 metri d’altezza, dove, in certe ore della giornata, la vegetazione assume colori bluastri. Non solo: chi vuole capire davvero l’anima dell’isola può affittare una camera presso le case della gente, un cottage, un bungalow. A questo proposito, è attivo il “Jamaica Tourist Board” (e-mail
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, tel. 001 305 6650557): un gruppo di quasi 1.000 famiglie, dove è possibile prenotarsi gratuitamente per un pranzo o una cena».
Assolutamente da non fare in Giamaica...
«Avventurarsi da soli nei ghetti di Kingston, dove nemmeno i giamaicani vanno (se non vi risiedono), o in luoghi sconosciuti mostrando oro, orologi di marca o altri oggetti di valore. E’ bene inoltre essere precisi nel contrattare il prezzo di un acquisto, di una corsa in taxi o di un servizio. In tema di denaro, meglio evitare gli equivoci».
Rasta prende nome da RasTafari, ovvero Hailé Selassié, imperatore etiope, messia di questa filosofia di vita che impone di nutrirsi di cibi naturali, farsi crescere criniere leonine e “dimenticarsi dello specchio” per non cadere nella vanità.
«La più bella isola che occhio umano abbia mai visto». Così Cristoforo Colombo aveva definito la Giamaica nel 1494.
Il governo della Giamaica favorisce gli investimenti esteri, offrendo forti agevolazioni fiscali agli imprenditori stranieri che creano business e occupazione sull’isola. Info: JamPro, Jamaica Promotions Corporation, www.investjamaica.com; e-mail
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Come arrivarci
Un buon servizio dall'Italia è svolto da Air Europe (www.volareweb.com), con voli di linea e charter, che fanno scalo a Cuba. Voli diretti sono comunque organizzati dai vari tour operator. Più ricca la scelta passando via Londra, con British Airways (www.britishairways.com, circa 1.200 euro) e Air Jamaica (www.airjamaica.com, circa 350 sterline inglesi Londra-Kingston A/R, cui va aggiunta la tratta Italia-Londra A/R): offrono voli diretti su Kingston e Montego Bay.
Altre compagnie che effettuano voli sulla Giamaica sono : American Airlines (www.aa.com), Continental Airlines (www.continental.com) e Cubana (www.cubana.cu). L'Alitalia non prevede scali in Giamaica.
Aragoste sulla spiaggia per 10 dollari
Tra le varie forme imprenditoriali nell’isola del reggae, ce n’è una che gli abitanti del posto praticano normalmente ai margini dei grandi villaggi turistici. Offrono un pranzo sulla spiaggia a base di aragoste e altro pesce appena pescato e cucinato al momento. Prezzo: 10 dollari. Il gruppo di “lavoro” è normalmente formato da quattro-cinque persone. Tra di loro c’è chi procura la materia prima, chi cucina e chi “procaccia” la clientela, intrufolandosi con eleganza tra le maglie dei villaggi turistici. Alcune volte c’è anche un dee jay, che allieta il pasto con musica reggae. Abbiamo stimato che in otto mesi di lavoro, il gruppo dei locali fattura all’incirca 30 mila dollari solamente per le grigliate in spiaggia, cui se ne possono aggiungere fino a 100 mila per i servizi “accessori” (visita alle piantagioni di marijuana, escursioni in barca a pescare i tonni o per ammirare il tramonto. La tariffa è sempre 10 dollari).
Mollo tutto e vado in Giamaica
In Giamaica abbiamo incontrato tanti italiani che hanno cambiato vita, scegliendo l’isola caraibica per vivere e lavorare. Ecco due storie significative.
- Andrea Tresca, 36 anni, ex-chimico de L’Aquila, vive in Giamaica da circa 11 anni, dove è responsabile nazionale per il Gruppo Alpitour e dei marchi Carambola, FrancoRosso e Viaggidel Ventaglio. La moglie, giamaicana, lavora presso il ministero del Turismo. Andrea conosce molto bene il territorio e chi ci vive. «In Giamaica lavorano già dai 400 ai 500 imprenditori italiani, anche se il dato non è preciso perché non tutti sono iscritti all’Aire (Associazione italiani residenti all’estero): c’è chi importa la pasta di semola o l’olio d’oliva, chi ha un piccolo hotel, chi collabora con gli italo-canadesi, chi accompagna i turisti a fare escursioni».
- Luca Giannone, 38 anni, ex-orafo, vive in Giamaica da molti anni. Cinque anni fa, dopo un incredibile incidente motociclistico davanti alla “Casa delle streghe”, con una serie di misteriose circostanze (narrate nel suo sito web Sunriseclub.com), ha trovato la forza di mettersi in proprio. Ha cercato aiuto finanziario e ha rilevato e ristrutturato l’immobile presso il quale lavorava e viveva: il “Sunrise Club” di Negril. Un complesso di pescatori ora diventato un contenitore di servizi per la ristorazione, l’alloggio e l’entertainment. All’interno del club si trovano un ristorante di pesce, una pizzeria, un caratteristico hotel con 14 camere e una caffetteria molto di tendenza: il “Morgan bar”, punto di ritrovo tra gli italiani nell’isola e i locali. Il club non ha neppure l’insegna sulla strada, ma tutti lo conoscono e lo raccomandano.
Per saperne di più
Vado in vivere in Jamaica. Una storia vera di Claudio Cerquetti
Un po’ diario un po’ guida turistica
Edizioni Cult Media Net, 136 pagine, 14 euro
Racconti giamaicani di Alecia McKenzie
La vita nell’isola tra storie di amore e odio
Luciana Tufani Editrice, 132 pagine, 11 euro
www.tufani.it
Internet
www.visitjamaica.com: tutto sulla Giamaica. Anche in italiano.
www.jamaicans.com: newsletter settimanale e notizie aggiornate sull’isola. In inglese.
www.freetraveladvice.com/jamaica: informazioni valide per i turisti e per chi fa business. In inglese.
Ci vuole il visto?
Per entrare in Giamaica è sufficiente avere il passaporto con almeno sei mesi di validità e il biglietto di ritorno. Non sono richieste vaccinazioni di alcun tipo.
- Info: Ufficio turistico giamaicano in Italia - via Nazionale, 230 - 00184 Roma - tel. 06 48901255, fax 06 48907384.
- Consolato generale: via G. Sgambati, 1 - 00198 Roma - tel. 06 8546626.
- Vice-Console Onorario d’Italia in Giamaica – 10 Surbiton Road - Kingston 10 - Jamaica, W. I. - tel. 001 876 9688464, e-mail
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In pillole
Posizione: Nel Mar dei Carabi, a settecento miglia a Sud di Miami, è la terza isola delle Antille per estensione.
Superficie: 11.424 kmq, corrisponde in pratica a metà Sardegna.
Popolazione: Oltre 2 milioni e mezzo di abitanti (un milione concentrato nella capitale).
Capitale: Kingston. Settimo porto naturale più grande al mondo.
Forma di governo: dal 6 agosto 1962 è una repubblica indipendente del Commonwealth, dopo un lungo periodo di sottomissione come colonia britannica e, prima ancora, sotto le dominazioni dei pirati e degli spagnoli.
Clima: tipico clima caraibico. La temperatura varia da un minimo di 25° a un massimo di 33°, senza forti escursioni tra il giorno e la notte. Il tasso di umidità è più elevato durante i mesi estivi e autunnali, quando anche le precipitazioni sono normalmente più frequenti.
Lingua: si parla l’inglese (lingua ufficiale) e il “patois”, un dialetto creolo di radici africane e inglesi.
Moneta e cambio: La moneta nazionale è il dollaro giamaicano (JAD). Un euro è pari a circa 65 JAD.
Fuso orario: 6 ore indietro rispetto all’Italia, 7 quando da noi vige l’ora legale.
Prefisso telefonico: 001 876. E’ attiva la copertura per telefoni Gsm Dual Band.
di Alberto Zeppieri
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, Millionaire di ottobre 2004
Per acquistare l'arretrato è necessario effettuare un versamento di 11,62 euro (per ogni numero) sul conto corrente postale n°. 43662204, intestato a: Virgilio Degiovanni Editore Via L. Da Vinci, 50, 20094 Corsico Mi.
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