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Tfr, che cosa ne faccio?
Il Tfr (trattamento di fine rapporto, detto anche «liquidazione») ha “cambiato faccia”. In anticipo di un anno rispetto a quanto previsto in origine e con qualche modifica (maggiore il numero di “sbocchi” in cui versare il denaro, due anni anziché cinque il tempo necessario per cambiare fondi...), è infatti entrata in vigore la nuova normativa (regolata dal d.lgs. 252/2005) che stabilisce la possibilità, per il lavoratore dipendente, di investire il denaro man mano maturato con il Tfr in forme di previdenza integrativa. «E’ la prima volta che lo Stato spinge i singoli a pensare alla propria pensione in modo individuale, anziché affidarla in toto all’Inps» spiega Giuseppe Mosconi, consulente finanziario di una Sim milanese.
Innanzitutto, una precisazione: la nuova legge è stata varata perché, a differenza di quanto avviene ora, la pensione in futuro sarà inferiore alla metà dell’ultimo stipendio mensile. In passato infatti la pensione era calcolata con il metodo retributivo, cioè in base a una media calcolata sugli stipendi degli ultimi cinque anni di lavoro, mentre ora si adotterà il metodo contributivo, che stabilisce la pensione secondo i contributi effettivamente versati. Detto in soldoni, la pensione scenderà dall’attuale 70% dell’ultima busta paga al 50% o anche meno, per chi andrà in pensione dopo il 2050. La possibilità di investire il Tfr si traduce così nella possibilità di avere una pensione integrativa di quella che verrà riscossa in futuro, sicuramente inferiore all’attuale. Fino al 30 giugno, i lavoratori possono scegliere in che modo investire il Tfr, precisando anche che si potrà impiegare solo il denaro maturato a partire dal momento della scelta: il Tfr maturato fino a dicembre 2006 infatti rimane sottoposto alle vecchie norme, che rendono il 75% del tasso di inflazione più l’1,5%.
Due le situazioni base: quella di chi è iscritto alla previdenza da prima del 29 aprile 1993, e quella di chi vi si è iscritto in seguito alla stessa data. Nel secondo caso rientrano infatti lavoratori che, secondo la riforma Amato, hanno già potuto iscriversi a forme pensionistiche complementari.

di Maria Spezia - Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo . L'articolo è pubblicato su Millionaire di febbraio 2007

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