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Nessuno č perfetto (tranne me) |

Il perfezionista non si fida degli altri, tiene tutto sotto controllo, è sempre scontento di se stesso. Così lo stimolo a fare meglio si trasforma in una malattia. Insopportabile
Ligio al dovere, metodico, organizzato, ordinato, puntiglioso, tenace, costante, con obiettivi ben specifici, al grido di «Le cose si fanno bene, o non si fanno». Ecco l’identikit del perfezionista doc. Buone qualità che possono avere un ottimo tornaconto a fini personali e lavorativi. Peccato però che le mete del signor Perfettini siano eccessivamente ambiziose. Così quando non le raggiunge si frustra e ci riprova alzando il tiro, si pone obiettivi sempre più grandi, ossessionato dall’idea della perfezione. Chiedere aiuto, neanche a pensarlo: il signor Perfettini non lavora in équipe, non si fida degli altri, di cui non tollera errori e imprecisioni. Agli occhi altrui è un noioso, una palla al piede, un personaggio da cui stare alla larga. Ed ecco che la perfezione si trasforma in una nevrosi che colpisce tutti i campi della vita. Se nel lavoro fallisce, il perfezionista cade in depressione, se il suo corpo non è un’opera d’arte lo martirizza, se il matrimonio non risponde alle sue aspettative... divorzia. E tutto questo perché «Il perfezionismo esprime la tendenza a chiedere a se stessi e agli altri delle prestazioni o dei comportamenti al massimo delle nostre e delle altrui possibilità» come spiega Angelo De Micheli, psicologo e psicoterapeuta dell’Università di Milano, con cui abbiamo sviluppato l’argomento. Perfezionisti si nasce o si diventa? «Si diventa. Perché si vede un genitore avere questo tipo di comportamento e lo si fa proprio o anche per la necessità di scaricare tensioni, insoddisfazioni, delusioni. Con il risultato di scatenare un costante conflitto tra le aspettative personali e la loro effettiva possibilità di realizzazione. Il perfezionismo è anche una manifestazione dell’ansia: si vuole essere impeccabili per rispondere a una situazione ansiosa che ci si obbliga a voler tenere sotto controllo il più possibile». Chi colpisce di più? «Tutti gli studi sull’ansia, che è la causa scatenante del perfezionismo, ci dicono che sono le donne a essere le più colpite. Ma ciò è vero solo in parte, perché nell’uomo è solo più facile mascherare il problema, soprattutto quando questo si esprime nell’ambito professionale.
di Cristina Galullo -
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. L'articolo è pubblicato su Millionaire di aprile 2007.
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