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Parkour: salta che ti passa |
Adrenalina pura. Questo è quanto occorre per diventare un vero mago del parkour (in francese «parcours»). Non solo uno streetsport che arriva dalla Francia e sta conquistando l’Italia, ma molto di più: il parkour è un modo efficace e sicuro di superare ostacoli, come ringhiere, pareti e barriere. E’ una palestra per lo spirito e incoraggia l’autostima, la fermezza e la capacità di adattamento. Ma procediamo con ordine e facciamo qualche passo indietro. E’ il 2003 e a Parigi il giovane David Belle viene ingaggiato dal regista e produttore Luc Besson per il ruolo da protagonista nell’actionmovie Banlieu 13. Ambientato nella capitale francese nel 2013 in una sorta di città ghetto, il film racconta le imprese di un poliziotto e un duro della banlieu parigina in lotta contro i cattivi. I due attori sono superatletici e lavorano senza controfigure. Si lanciano in fughe spettacolari, scalate di palazzi, salti da un tetto all’altro, scavalcando con un balzo le auto. Sono le prime basi del parkour. L’artefice di tutto ciò è Belle che da allora si dedica alla diffusione e all’insegnamento della disciplina nel mondo e fonda la Pawa, Parkour Worldwide Association (www.pawa.fr). In Francia questo streetsport rappresenta uno degli scenari più importanti della cultura giovanile. Non è uno sport agonistico ma una lotta con se stessi e le proprie motivazioni, una sfida con il proprio corpo e la propria natura. Il principale obiettivo di questa disciplina è quello di raggiungere la padronanza del corpo e della mente per superare gli ostacoli che ci circondano, tracciando un percorso che vada da un punto A a un punto B nella maniera più fluida possibile. I praticanti del parkour, chiamati traceurs (in francese «creatori di percorsi»), aspirano a superare in modo atletico le barriere naturali o artificiali che si trovano sulla loro strada. Per riuscirci utilizzano corse, salti, volteggi, cadute e arrampicate. Va da sé, che il parkour si può praticare ovunque e impone una sola regola: rispetto per se stessi e per l’ambiente. Sì, perché tra salti e arrampicate, tra voli e atterraggi, quello che conta è l’essere in sintonia con l’ambiente circostante.
di Assunta Corbo –
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. L'articolo è pubblicato su Millionaire di aprile 2007.
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