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Mi godo la vita
Lavorare meno e godersi di più la vita. Trascorrere più tempo con la famiglia e dedicare maggior spazio alle passioni. La tendenza è nell’aria e sempre più alla portata di tutti. Certo, rinunciando a qualcosa in termini di carriera, soldi guadagnati e status sociale, ma con la felicità di aver centrato gli obiettivi personali. Si chiama downshifting: il termine in inglese significa “scalare di marcia, rallentare” e, in ambito professionale, indica l’abbandono di un impiego troppo stressante a favore di un’occupazione meno impegnativa. Il trend, ancora una volta, viene dagli Usa dove il sogno americano è cambiato per obiettivi in tema di lavoro, denaro e vita sociale. E in Gran Bretagna (www.downshiftingweek.com) il fenomeno è già consolidato: le ricerche stimano che entro quest’anno i downshifter di Oltremanica raggiungeranno quota 3,7 milioni. Tra questi anche l’attore Hugh Laurie, noto per la sua interpretazione della serie Tv Dr. House. Laurie ha dichiarato alla stampa di aver scritto un libro perché la vita di un autore gli sembrava molto più comoda di quella di chi ripete sul set per 14 volte la stessa scena, in cui magari si sale o si scende dalle scale. Secondo un recente studio dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), una persona su cinque nel mondo lavora più di 48 ore a settimana. E in Italia? «La gente è divorata dal lavoro: per fare carriera bisogna lavorare 14 ore al giorno, e sono accettate distorsioni come il ricorso alle ore straordinarie di chi è assunto part time» commenta Pierenrico Andreoni, docente di psicologia del lavoro e delle organizzazioni presso l’università di Ferrara. Non sorprende dunque che il bisogno di recuperare ritmi più lenti sia concreto anche da noi: basta pensare al proliferare dei corsi di rilassamento, alla moda dei massaggi e all’attenzione per le tecniche di meditazione per capire come stia crescendo il numero di chi vorrebbe “staccare la spina”. E concretizzare i propri sogni si può.

di Maria Spezia Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo .  L'articolo è pubblicato su Millionaire di luglio-agosto 2007.

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