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Un business liscio come l’olio |
Ieri è successo al vino. Oggi tocca all’olio. Che, da affare di famiglia, si trasforma in un business in crescita. Sono migliaia i frantoi in Italia. Siamo il secondo produttore al mondo, dietro la Spagna. Ogni anno si muovono due milioni di “turisti dell’olio”, per un giro d’affari di svariati milioni di euro. Si diffonde anche una nuova professione, quella del sommelier dell’olio. Insomma, quello buono, made in Italy, si fa sempre più conoscere. Vendita diretta, ristorazione, oleoteche, oil bar. Nell’ultimo decennio la domanda mondiale di olio d’oliva è cresciuta del 50% e anche in Italia si consuma più olio di quanto se ne produce. Molto viene importato. “Il boom oggi è sull’extravergine” afferma Gino Celletta, esperto internazionale di olio e proprietario di un oil bar a Milano. “Non solo per i prodotti Dop&Ip con denominazine riconosciuta dall’Ue (+25% dal 2002), si esporta anche l’olio dei frantoi artigiani, finora senza certificazioni ufficiali. Nelle città del Nord Italia, nell’Europa settentrionale e negli Usa è molto richiesto l’olio biologico ricavato dalle olive ottenute senza concimi chimici o pesticidi. Nel nostro Paese si producono circa sette milioni di quintali di olio l’anno. A farla da padrone, Puglia, Calabria e il resto del Sud Italia da cui proviene quasi il 90% delle olive nostrane e dove c’è anche la maggior parte dei circa seimila frantoi esistenti in Italia. Tutta la penisola, però, ha ancora spazi per chi vuole aprire un nuovo impianto per la produzione dell’olio. Molte le micro attività che si trasformano in moderne strutture più grandi e dalla maggiore resa, anche economica”. Ma un piccolo produttore di olio può arrivare fino alle gastronomie londinesi o ai ristoranti di New York? “Sì, ma solo con la qualità. Se l’olio è buono, si vende” sostiene Celletta. “Un consiglio? Partecipare alle fiere (Vinitaly da oltre 13 anni valorizza il comparto), anche quelle internazionali e ai numerosi concorsi e premi che danno lustro al proprio prodotto”.
di Monica Gadda
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. L'articolo è pubblicato su Millionaire di ottobre 2007.
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