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13 business per salvare il Pianeta |
Alcune strade sono percorribili subito, altre daranno frutti in un periodo medio-lungo. Terra chiama uomo. E, forse, l’uomo comincia ad ascoltare. L’ecologia diventa un sentire più diffuso. E per molti un business. C’è chi produce energia da fonti rinnovabili, chi ricicla i rifiuti, chi punta sui materiali che ci fanno vivere meglio. «Siamo nel momento che precede un’esplosione, come negli anni ‘80 prima del boom dei computer. Si apre una nuova corsa all’oro. Servono imprenditori che capiscano. E investitori che si impegnino nel nuovo. Non dobbiamo rinunciare al lusso dell’energia: ci sono le tecnologie per farlo. Oggi sono benvenute le aziende che guadagnano aiutando a risparmiare. In Italia ci sono 16 milioni di tetti da isolare, altrettante caldaie da cambiare... Molti hanno possibilità di fare business all win, in cui vincono tutti» prevede Jacopo Fo (www.jacopofo.com), scrittore, formatore, dai casolari della Libera Università di Alcatraz (www.alcatraz.it), vicino Gubbio. Siete pronti? Seguiteci. Millionaire vi presenta 13 idee da una a cinque stelle, valutate in base alla loro originalità, fattibilità, profittabilità. Più stelle, più chance.
Fai moda con la natura La gente ama l’eco-friendly. Ovvero, sceglie accessori e abiti ecocompatibili: linee attuali e tessuti e sistemi di lavorazione ecologici. La tendenza spopola all’estero. In Spagna, l’Istituto Tecnologico Textil di Alicante ha creato Made in Green (www.madeingreen.com), un marchio di cui si possono fregiare aziende tessili che producano nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente e senza sostanze nocive. E 17 stilisti l’anno scorso hanno presentato collezioni in materiali naturali. Gruppi come Mango e Zara fanno di materiali e produzioni “eco” una bandiera. Lo svedese H&M punta sul cotone organico, certificato da Control Union, ente olandese: dal 2006 a oggi l’impiego del cotone organico è passato da 30 a 1.100 tonnellate. Gli stilisti e le griffe più chic non sono da meno, producono accessori o abiti in tessuti naturali o riciclati. A fine settembre, a Milano, lo spazio White ha enfatizzato la filiera eco-friendly: dai laboratori, ai produttori di tessuti fino agli stilisti. Anche Vuitton sposa la causa “c.l.a.s.s”, ossia creatività, lifestyle, sinergie sostenibili. Capi di lusso, certificati Icea come “tessile biologico”, anche per Marta Pietribasi, creatrice di Nathu, nuovo brand fashion italiano (www.nathu.it). L’idea di business? Partire dall’ecologia e creare una moda. «Una moda etica. Si offre e si compra un valore in più: abiti belli, ma anche buoni si venderanno più e meglio degli altri. Per non parlare delle prospettive legate al riciclo delle materie prime o al mercato dell’usato» scrivonoCarla Lunghi ed Eugenia Montagnini in La moda della responsabilità (Franco Angeli, 16 euro).
di Silvia Messa -
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(ha collaborato Tiziana Tipepi). L'articolo è pubblicato su Millionaire di dicembre 2007.
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