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Vita da paparazzo

Tra i primi e più famosi, quel Tazio Secchiaroli che negli anni ’50 fotografava Brigitte Bardot, Liz Taylor e Gina Lollobrigida ai party romani. Celebra la sua rissa con Walter Chiari, stanco di essere bersagliato dai flash in compagnia della fidanzata. Ma chi di mestiere fa il paparazzo viene alle mani con le star ancora oggi: è successo anche lo scorso ottobre all’attore francese Gerard Depardieu, assediato da un obiettivo fotografico troppo insistente mentre faceva la spesa in un supermercato di Firenze. Il tutto si è concluso con due denti in meno per il fotografo, che a detta dell’attore lo ha tormentato fino all’esasperazione. In California è guerra aperta tra paparazzi e star. Al punto che i fotografi hanno scoperto che provocando incidenti d’auto ai vip per poi immortalarli da vicino si aggirano i vinconi di una legge del 1999 che proibisce le intrusioni nella privacy. Eccessi?
I fotografi oltreoceano si difendono considerando la perdita della privacy come il prezzo del successo. «In Italia, La norma sulla privacy è giustissima, soprattutto per quanto riguarda la salute - spiega Massimo Sestini (www.massimosestini.it), considerato il re dei papparazzi - Dopo la sua entrata in vigore ho rinnegato la mia vecchia abitudine di andare a caccia di scoop in ospedali e case di cura. Ma per il resto, penso che sia sacrosanto poter fotografare ciò che un personaggio noto compie in pubblico».
Il lavoro non manca. Le foto, una volta confinate alla cosiddetta stampa “rosa”, oggi sono pubblicate da testate più autorevoli. «Di sicuro le paparazzate si vendono sempre bene, a differenza delle immagini con altri soggetti» commenta Roberto Tomesani, presidente Tau Visual (Associazione nazionale fotografi professionisti, www.fotografi.org). «In Italia, su 5 mila fotografi professionisti, i veri paparazzi sono meno di un centinaio. Vero però che ci sono circa 200 gossipari, che approfittano della segnalazione sul passaggio di un Vip per scattare immagini diverse da quelle con cui lavorano di solito. Succede per esempio nel mese d’agosto in Costa Smeralda, dove una cinquantina di fotografi sfruttano la concentrazione di personaggi pubblici per costruire un archivio di foto da proporre per tutto l’anno. Ma è difficile definire il numero esatto di chi si occupa di gossip: la maggior parte degli operatori preferisce non rivelare la natura della propria attività, perché la modalità di lavoro è diversa da quella utilizzata per parlare del mondo dello spettacolo nei suoi aspetti ufficiali (festival, inaugurazioni...)» prosegue Tomesani.
Da notare poi che molti dei servizi pubblicati sono frutto di una collaborazione tra Vip e testate giornalistiche, che decidono in anticipo la realizzazione di reportage.
«Una consuetudine più frequente di quanto si possa immaginare: in generale le immagini “concertate” rappresentano circa la metà di quelle presentate come gossip» osserva Stefano Guindani dell’agenzia fotografica omonima (www.stefanoguindaniphoto.com).
Come si diventa paparazzo? Poiché si tratta di scattare foto in cui la qualità tecnica e artistica è meno importante del soggetto, anche chi non ha particolare talento fotografico può avere delle chance per emergere. Per ora non esistono corsi specializzati nell’esecuzione di immagini “rubate” ottenute giocando sulla velocità. La formazione è quindi tutta sul campo: per avviare una carriera da professionista si può iniziare con una gavetta di un paio d’anni presso agenzie fotografiche specializzate in servizi su personaggi noti. Per lavorare in proprio è necessario un investimento dai 7-8 mila euro in su, con cui acquistare una buona fotocamera digitale e un paio di obiettivi adatti a riprese fatte da lontano. Indispensabile poi un computer su cui installare programmi di post produzione grafica, (per esempio Photoshop, che costa 1.000 euro circa, www.adobe.it), con cui si ritoccano le immagini: per produrre effetti di “sgranatura” e convalidare le finte paparazzate o migliorare la qualità di quelle vere. «La foto casuale scattata con il telefonino non apre la strada a una carriera: molte paparazzate sono frutto di un lavoro notturno che, senza lampeggiatore e teleobiettivo, dà riprese molte scure in cui non è possibile distinguere nulla» precisa Tomesani. Ma “l’attrezzatura” più importante è rappresentata dalla rete di relazioni, indispensabili a conoscere gli spostamenti dei Vip: “soffiate” spesso provenienti da persone che non lavorano alle dirette dipendenze delle celebrità, ma ne vivono ai margini, dalle segretarie di produzione cinematografica ai portieri d’albergo. «Gli informatori però si pagano: si va da un minimo di 200 euro dati al benzinaio di un porto fino alla percentuale sui guadagni per l’agente di viaggi che ha svelato la meta di una vacanza» chiarisce Sestini. Per scattare le foto “giuste” è importante anche avere dimestichezza con il mondo dello spettacolo, per individuare i personaggi che piacciono di più e quelli con vicende personali che maggiormente si prestano al pettegolezzo. Essenziale poi la pazienza, perché le segnalazioni sugli spostamenti dei Vip non esonerano dal doverli aspettare ore e ore nascosti nelle situazioni più improbabili, dai bagni dei ristoranti ai ripostigli dei saloni di bellezza. «Una volta mi sono nascosto in una fossa di un cimitero, e ci sono rimasto tutta la notte. E il giorno dopo ho anche ricevuto una denuncia per violazione di luogo sacro» ricorda Sestini. Infine è fondamentale la faccia tosta, per superare i vari tipi di barriera (dalla segretaria alla guardia del corpo) che proteggono la vita privata dei Vip e riuscire così ad avvicinarsi a loro quanto più possibile. «Serve anche un po’ di “cattiveria”, per avere il coraggio di scovare le persone in qualsiasi situazione. E magari anche un po’ di simpatia, per riuscire a cavarsela con un sorriso nei momenti più imbarazzanti» aggiunge Guindani. Per proporsi alle testate a cui vendere le immagini non servono presentazioni o amicizie: chi dispone di foto, se davvero “compromettenti”, trova sempre porte aperte.
Quanto si può guadagnare con il mestiere del paparazzo? Le tariffe variano molto a seconda dei personaggi ritratti, della testata giornalistica e della situazione fotografata. Immagini poco “pettegole” sono vendute dagli 800-1000 euro in su, mentre i servizi più caldi, che vengono segnalati in copertina e contribuiscono ad aumentare la tiratura del giornale fruttano parecchie decine di migliaia di euro. «In Italia il prezzo massimo si aggira sui 50 mila euro. Diverso il discorso nei Paesi anglosassoni, dove le paparazzate sono acquistate sia dai settimanali sia dai quotidiani. Lì un vero scoop, come potrebbe essere quello del principe Carlo d’Inghilterra con una nuova ipotetica amante, potrebbe fruttare anche 2 milioni di euro» spiega Guindani. Per guadagnare di più, vale la regola classica della fotografia: l’esclusiva è pagata meglio.

L’origine del nome
Insetti che ronzano
Perché i fotografi di gossip sono chiamati «paparazzi»? Tra le possibili spiegazioni, la prima fa risalire il nome a quello del fotoreporter disincantato e maleducato del film La dolce vita di Federico Fellini. Secondo Pino Farinacci, storico fotoreporter dell’agenzia giornalistica Ansa, Fellini aveva pensato a un tipo di conchiglia che si trova nell’Adriatico ed è odiata dai pescatori perché si impiglia nelle reti. Diversa la versione di Ennio Flajano, sceneggiatore del film felliniano, secondo cui Paparazzo era il nome di un orgoglioso albergatore calabrese descritto in un libro di viaggi ottocentesco. Infine, a detta del settimanale americano Newsweek, «paparazzo» è a buzzing insect: un insetto che dà fastidio per il suo insistente ronzio.

Paparazzo per un giorno
Diventare paparazzo? Per un giorno, basta un cellulare con fotocamera. Tra le foto scattate da un passante e poi pubblicate in prima pagina da molti giornali, c’è quella che lo scorso marzo immortalava il bacio tra l’imprenditrice Fiona Swarovski e il ministro austriaco Karl Grasser, quando lui era prossimo alle nozze con un’altra donna. Sul business è nato anche Scoopt, un sito specializzato che accetta foto inviate tramite Mms (cioè con un messaggio multimediale) e le rivende ai giornali, facendo a metà del ricavato con l’autore. Per lavorare basta registrarsi al sito e iniziare a scattare: le immagini, dapprima vendute in esclusiva a una sola testata, in un secondo momento sono proposte ai giornali di tutto il mondo. L’iniziativa ha già ottenuto la collaborazione di oltre 2 mila aspiranti paparazzi di 65 Paesi diversi, che hanno contribuito a diffondere le immagini degli attenti terroristici di Londra dello scorso luglio, dei reportage di inseguimenti polizieschi e altro ancora.
INFO: www.scoopt.com

L’industria del gossip
E’ diventato un vera e propria industria. In Gran Bretagna, il gossip pubblica 23 milioni di riviste al mese e negli Stati Uniti raccoglie i consensi di Samir Husni(www.mrmagazine.com), professore di giornalismo all’Università del Mississipi ed esperto di fama mondiale sull’argomento. Secondo Husni, la stampa dedicata al pettegolezzo dà ai lettori ciò che vogliono e crea in loro una sorta di dipendenza: per capirlo, basta pensare che la love story degli attori Brad Pitt e Angelina Jolie lo scorso anno ha tenuto banco sulle copertine a stelle e strisce per 13 settimane. Grazie al gossip, l’editoria ha ricevuto nuovo impulso e visto la nascita di nuove testate, tra le quali Ok! (www.ok-magazine.com): un trend positivo anche per i giornali più autorevoli, che strizzando l’occhio alle vicissitudini dei Vip riescono a conquistare nuovi lettori. E anche in Italia il gossip conta su un pubblico sempre più attento, magistrati compresi. E’ successo lo scorso novembre, quando il Pubblico ministero del tribunale di Varese ha avviato un accertamento sulla contessa Marta Marzotto, per verificare se il certificato medico presentato per non comparire in aula era contemporaneo alla sua partecipazione a un evento mondano pubblicato sul sito Dagospia (www.dagospia.it), il più accreditato del settore.


di Maria Spezia ( Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ). Millionaire gennaio 2006

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