Con il nome Freestyle si indicano le discipline sciistiche di salti, gobbe, skicross (dove si affrontano paraboliche, ostacoli...) e half-pipe (una rampa a sezione semicircolare in cui eseguire rotazioni e acrobazie), a cui si aggiungono altre specialità non ancora riconosciute a livello competitivo come il Grab (afferrare lo sci mentre si salta), il Kosak (una figura in cui il corpo è disposto quasi a X)... «Difficile quantificare quanti siano gli appassionati in Italia: numerosissimi i teenager, mentre a livello agonistico le cifre sono nell'ordine delle centinaia, perché, a differenza di quanto avviene all'estero, da noi è ancora difficile trovare club sportivi dedicati a una specialità che è l'evoluzione delle acrobazie "hot dog" anni '70» spiega Gianfranco Collinassi, direttore tecnico della squadra Freestyle di Fisi (Federazione italiana sport invernali, www.fisi.org). Il successo tra i giovani è tale da spingerli a cercare fuoripista o pendii non attrezzati per lo sci, dove scavare e modellare ad hoc con una pala portatile le gobbe per esercitarsi in volteggi e piroette. «I più sfegatati danno spazio alla fantasia per immaginare nuove figure, saltare con giravolte improvvisate... Un po' come fanno i ragazzini con lo skateboard tra le vie cittadine» testimonia Marco Di Marco, direttore della testata Sciare (www.sciaremag.it). «Il vero Freestyle infatti è un'attività parallela alle discipline sportive riconosciute: il freestyler si diverte a inventare nuove soluzioni, con lo scopo di cimentarsi in evoluzioni sempre più spettacolari». Pressoché infinite le figure suggerite nei siti degli appassionati: si passa dal Lincoln loop (per terminare il salto di lato) al Daffy (una sorta di sforbiciata)... A chi considera salti all'indietro, avvitamenti o rotazioni complete sul proprio asse alla stregua di prodezze quasi spericolate, è bene precisare che il Freestyle è praticabile da tutti gli sciatori con un po' di esperienza.
di Maria Spezia -
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. L'articolo è pubblicato su Millionaire di febbraio 2008.
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