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Chris McCandless: idealista o pazzo? |
Quella che stiamo per raccontarvi è una storia vera. Chris McCandless, ha 24 anni, una laurea in legge e una famiglia benestante alle spalle. Nell’aprile del 1992, abbandona i suoi averi e dà in beneficenza i suoi risparmi, e parte per la terra selvaggia dell’Alaska. Viaggia senza cartina, senza bussola, senza orologio. Non conosce le regole base per la sopravvivenza. Il suo cadavere sarà ritrovato dopo quattro mesi da un cacciatore d’alci. Accanto al corpo, un diario ne documenta la morte per denutrizione. Poco dopo la scoperta del cadavere, il giornalista Jon Krakauer viene incaricato dalla rivista Outside di scrivere un articolo sulle misteriose circostanze della morte del ragazzo. Ne rimane talmente colpito da ricostruire la storia nei dettagli. Risultato: un libro (Nelle terre estreme), arrivato in Italia a gennaio, insieme alla sua trasposizione cinematografica, Into the wild, scritto e diretto da Sean Penn. Ma chi era Chris McCandless: un pazzo o un eroe? Cosa lo ha spinto a partire per un’avventura in una terra dura, pericolosa e lontana soltanto con un fucile calibro 22 e cinque kg di riso? «Chris non era un ragazzo come gli altri. Era molto egocentrico, ostinato, impetuoso. Ma era anche un puro di cuore. E la cosa straordinaria è che non accettava compromessi. Aveva grandi ideali, e un forte senso di rettitudine morale». Insofferente alle regole e alle imposizioni, Chris rifiuta il mondo “superficiale e materialistico” dei genitori, e in generale della società capitalistica. Ma non è soltanto un ribelle. Ama la vita, solo che per lui vivere è aprirsi ogni giorno a esperienze diverse. In una lettera inviata a uno dei suoi compagni di viaggio scrive: «La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze. Non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in continuo cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso». Il suo rapporto con la natura è totalizzante.
di Tiziana Tripepi -
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. L'articolo è pubblicato su Millionaire di marzo 2008.
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