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Sax and love
«Uno strumento ideale per peso e misura, di corpo e autorità, ma anche passionevole e dolce, che raccoglie la forza dell’ottone e la morbidezza dell’ancia, la fierezza della tromba e la misericordia del clarino». Più che una definizione del sax, questa è una dichiarazione d’amore, a firma Yari Selvetella, scrittore di mestiere e musicista per hobby, autore di Sax tenore. Otto racconti in Si bemolle. In effetti il sassofono, saxofono o più semplicemente sax, è uno strumento musicale più di altri in grado di far innamorare. Ma le ragioni del suo fascino sono complesse e partono da lontano. Tutto comincia nel 1841, quando viene inventato da Adolphe Sax (da cui il nome), che lo brevetta nel 1846. Il suo corpo è realizzato in metallo (ottone, il più delle volte), ma il sax fa parte dei “legni”. Infatti, l’emissione del suono è provocata da una linguetta mobile (ancia), realizzata proprio in questo materiale. Il sax si diffonde in fretta grazie alla sua versatilità. Particolarmente usato nelle bande e nel jazz (genere musicale di cui è diventato simbolo), meno popolare nel repertorio classico (a causa della sua invenzione recente). «L’elemento ligneo aggiunge quel pizzico di dolcezza e calore che manca agli altri strumenti a fiato, che sono in metallo e perciò più freddi. La tromba non tocca le corde dell’anima come il sax» prosegue Selvetella. Ma c’è anche un motivo più “pratico” che ne ha propiziato popolarità e diffusione. «Il sax è un prolungamento della propria voce, perciò è molto “cantabile”. È più facile da imparare per chi è intonato. A questo strumento ci si può accostare anche da autodidatti, per capire come si imbocca e tirare fuori i primi suoni. In genere, il flauto è propedeutico» spiega il musicista e insegnante Luca Napoli (presente su My Space, www.myspace.com/lucanapoli).

di Lucia Ingrosso - Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo . L'articolo è pubblicato su Millionaire di novembre 2008.

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