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Paris Hilton, Kate Moss, Jennifer Lopez, rivali nel rubarsi le luci della ribalta, hanno in comune una passione: il vintage. Ossia abiti, scarpe e borse, griffate e non, degli anni ‘30 fino agli ‘80. Per vintage si intende infatti un oggetto prodotto nel ventennio precedente o prima, che per le sue qualità è diventato cult. Oggi le vendite di abbigliamento del deja portè sono un business milionario in crescita. Per chi ama la moda, l’opportunità è quella di aprirsi un negozio dell’usato, anche piccolo, in cui si può pure trattare la merce in conto vendita senza acquistarla. I negozi che vendono abbigliamento di seconda mano sono sempre più belli e ordinati nell’esposizione. Perché piacciono? Perché ci trovi qualcosa di particolare e nuovi stili moda, contribuisci al rispetto dell’ambiente contro la filosofia usa e getta e puoi anche risparmiare su capi comunque di buona qualità. C’è poi il fascino di indossare un oggetto vissuto legato chissà a che storia precedente e la voglia che lo shopping sia anche un po’ gioco e divertimento. L’abbigliamento usato affascina anche i più giovani e gli stilisti, più o meno affermati, alla ricerca di nuove idee.
Se in città come Londra o Parigi questi negozi sono realtà, da noi sono nati dapprima nelle grandi città e da qualche anno si stanno diffondendo anche nelle province più snob del Centro-Nord. Al Sud invece è più il fattore risparmio che spinge a comprare vestiti di seconda mano. Attenzione, però: i negozi che vendono abiti usati non sono tutti uguali. Si va dai più sofisticati tipo Cavalli e Nastri a Milano, fascinose boutique del tempo specializzate in determinate epoche o sugli abiti da sera, a quelli che propongono l’usato grandi firme (Chanel, Yves Saint Laurent, Dior, Ungaro), a chi vende semplicemente usato a prezzi stracciati, a partire da un euro. Ma il grande pubblico cosa cerca? «Oggi va forte tutto ciò che è anni Sessanta e Settanta, comprese borse, scarpe e cappelli. E la bigiotteria dal sapore retrò» dichiara Laura Castoldi, che da poco più di un anno a Milano ha aperto Second-hand style (www.secondhandstyle.it). Ai più giovani piace ciò che fa tendenza, i capi militari e il jeans americano. Viceversa, non è facile fare business coi vestiti da sposa e le pellicce perché la domanda si fa esigente, ma c’è chi lo fa. Il vintage, ha il vantaggio di non passare di moda, addirittura ci sono capi di 30 anni che oggi valgono due-tre volte tanto. Per aumentare il proprio giro d’affari molti negozi hanno introdotto la vendita di libri usati, dischi, tappeti e piccoli pezzi di modernariato. A volte, inoltre, si vende anche merce nuova acquistata presso gli stockisti o nei grandi magazzini specializzati in usato&vintage. Ma dove si recupera la roba? Tanti negozi ritirano i capi direttamente dai privati, da chi vuole liberarsi da abbigliamento inutilizzato e farsi due soldi. Tra i venditori gran parte è anche cliente, soprattutto se si riesce a far diventare il negozio un punto di incontro con l’organizzazione di corsi sulla storia della moda o per lo shopping intelligente (cheap&chic) o gli atelier di ricamo, ceramica e design di gioielli. Chi ritira la merce dai privati in genere la espone in conto vendita prevedendone cioè il pagamento, al prezzo concordato alla stipula del mandato, se e quando l’articolo viene venduto. Altrimenti, passato il termine solitamente di 60 giorni o più, il proprietario ha facoltà di andarselo a riprendere o il negozio è in genere libero di darlo in beneficenza. «A parte chi mi regala gli abiti pur di disfarsene, acquisto la merce girando nei mercatini della domenica che ci sono un po’ dappertutto o andando nei grandi magazzini di Prato, Firenze, Vicenza (che ho trovato su Internet) dove arrivano container di merce – anche dall’America e coi vestiti di Beautiful – venduta a sacchi di 100 kg e più» dice Maria Alloisio, titolare della Crisalide, un piccolo negozio di abiti e accessori usati aperto un paio d’anni fa a Orzinuovi, in provincia di Brescia (http://www.lacrisalide.spaces.live.com). In effetti, comprare un capo costa sempre di meno, sia dal privato sia nei negozi che fanno vendite all’ingrosso, e si è poi liberi di fare il prezzo al pubblico, con ricarichi anche del 400-500%. Sui complementi d’arredo che interessano i collezionisti, il guadagno è anche superiore.
Per chi espone in conto vendita, è invece consuetudine che il prezzo al pubblico sia la metà del nuovo unita al trattenimento di una provvigione sul venduto del 50%, al netto dell’Iva, su prezzi generalmente da 10 a 30 euro per l’abbigliamento usato “comune” e che diventano qualche centinaio per un abito da sera vintage.
Per vendere abbigliamento usato può bastare un locale di 50-60 metri quadri, arredato in modo ordinato ma senza strafare, anche con pezzi riciclati per rispecchiare la filosofia del business. La pubblicità è di solito affidata al passaparola e a un po’ di carta stampata locale. I costi di gestione riguardano per lo più affitto, utenze, commercialista e le spese generali, con una redditività media ante imposte che si aggira intorno al 30%. Investimento iniziale modesto, si rientra già dopo il primo anno. Si parla di qualche migliaio di euro tra arredo e acquisto di un software per la gestione del magazzino, indispensabile soprattutto per registrare il carico e le uscite della merce nel caso di conto vendita.
Sapete perché si chiama vintage?
L’origine del nome risale al mercato dei vini. Dove vintage stava a indicare i vini prodotti nelle annate migliori. Oggi il termine si usa per l’abbigliamento, ma anche per i mobili e gli strumenti musicali
Vintage come investimento. Le celebri case d’aste Christie’s o la newyorkese Doyle, specializzata in tessuti vintage ricercatissimi, organizzano aste di abiti e accessori vintage almeno una volta l’anno
5 dritte PER un BUON acquisto
1. I capi vintage non sono nuovi, ma devono essere puliti, intatti e se necessario “restaurati”.
2. Le scarpe calzano un numero inferiore rispetto a quelle di oggi. Per intenderci chi porta il 38 deve prendere il 37.
3. Le borse possono avere strappi o macchiette.
4. La pelle è perfetta se consumata.
5. Attenzione all’etichetta, meglio se un po’ ingiallita e con grafica diversa.
COSA CHIEDE LA BUROCRAZIA
Prima di aprire un negozio dell’usato bisogna decidere se si offre merce in conto vendita o se si fa commercio a tutti gli effetti.
In conto vendita. Nel primo caso l’attività si inquadra come agenzia pubblica d’affari per la vendita conto terzi ed è regolamentata dal T.U.L.P.S. (Testo Unico Legge Pubblica Sicurezza - art.115 e seguenti) con recente semplificazione che prevede il solo obbligo di presentare al Comune prima dell’apertura una denuncia di inizio attività (D.I.A.) in cui si autocertifica che i locali rispondono ai requisiti igienico-sanitari, edilizi e di prevenzione incendi previsti dalla normativa.
Compra-vendita. Se invece si intende svolgere attività di compra-vendita bisogna dare comunicazione al Comune dell’avvio dell’attività commerciale. Poi, come per qualsiasi altro negozio serve:
• Apertura della Partita IVA e conto fiscale;
• Iscrizione al Registro delle Imprese della Camera di Commercio;
• Iscrizione INPS e INAIL;
• Valutazione del rischio L. 626/1994;
• Autorizzazione per l’installazione delle insegne e dei cartelli segnaletici stradali;
• Comunicazione orari di apertura e turni di chiusura.
L’AFFARE DELL’INFANZIA
Vintage: una passione anche per i più piccoli. Sono sempre di più le giovani mamme, anche tra chi non ha problemi a tirar fine mese, che si rivolgono al mercato dell’usato quando c’è da comprare l’abbigliamento o qualche attrezzatura per i bambini… Ciò fa degli articoli per l’infanzia una delle migliori opportunità nel business dell’usato.
L’idea delle baby boutique viene dagli Usa ed è già molto diffusa anche nel Nord Europa. Il settore da noi è invece piuttosto giovane e sono ancora tanti gli spazi liberi per la vendita di abbigliamento fino a 12-14 anni, prémaman, carrozzine, seggioloni e giocattoli di seconda mano.
La formula più diffusa è il ritiro dai privati in conto vendita, con provvigioni sul venduto intorno al 50-60%. «Gli affari si fanno soprattutto sulle attrezzature a metà prezzo, mentre sull’abbigliamento si va in genere da 5 a 10-20 euro dato che le stesse marche nei saldi arrivano a fare il 70% di sconto» afferma Antonietta Latorraca, proprietaria del negozio Baby Boom di Torino e promotrice delle aperture di Baby Boom boutique in franchising nelle grandi città del Centro-Nord (tel. 333 7826791, www.babyboomtorino.it). E il vintage? Piacciono soprattutto le bambole di una volta, le macchine a pedali e i giochi in legno. La clientela tende a fidelizzarsi e quasi tutti coloro che vendo la loro roba diventano clienti (alcuni stabiliscono di regola che la metà della cifra realizzata debba essere spesa in negozio…).
Testimonianza
LA FABBRICA DEL VINTAGE… DOVE SI incrociano RICHARD GERE e VASCO ROSSI
La mecca del vintage in Italia? È a Lugo di Romagna, un paesone non lontano da Bologna. I fondatori sono due amici, Angelo Caroli e Mario Gulmanelli che hanno alle spalle una storia da self-made men.
Come è nata l’idea di vendere vintage?
«Ci siamo conosciuti 30 anni fa» racconta Angelo. Mario amava le camicie americane button-down di quel tessuto misto che non va stirato che rivendeva, usate, al mercato storico di Piazzola a Bologna. Per far su un po’ di soldi per pagarmi gli studi ho pensato di prendergliele in conto vendita e farne un banchetto per gli amici durante la pausa della merenda in un magazzino di Lugo. Oggi quel banchetto è diventato il “Vintage Palace”, 1.000 metri di negozio, su tre piani, al cui interno vi si trovano 80.000 capi usati e migliaia di accessori. Qui puoi incrociare Richard Gere, il Liga o Vasco Rossi».
Qual è la più grande difficoltà di questo lavoro?
«È scegliere la merce giusta da vendere! Il consiglio è di non ritirare tutto ma darsi una specializzazione, puntando su un genere di abbigliamento che piace e che si conosce bene piuttosto che vendere di tutto un po’, a seconda della moda del momento. È importante anche come si espongono i capi e che l’arredo non sia troppo spartano. Conviene visitare le fiere più grosse e anche il nostro negozio».
Meglio il conto vendita o la vendita vera e propria?
«La vendita conto terzi è più conveniente per l’usato contemporaneo, al massimo di quattro-cinque anni prima. Sul vintage, invece, si guadagna di più comprando direttamente».
E ora puntate al franchising…
«È un progetto che avevamo da tempo e può interessare anche piccole realtà. L’investimento iniziale è di 20mila euro, senza royalties e diritto d’entrata, compresa la prima fornitura. Il vantaggio è che l’affiliato non rischia di mettersi in casa merce sbagliata e senza mercato».
INFO: tel. 0545 35200, www.angelo.it
PER SAPERNE DI PIÙ
ASSOCIAZIONE CULTURALE RICERCATORI MODA D’EPOCA
Informazioni, notizie e programmazione di eventi per la promozione del Vintage
Tel/Fax 0445 851323
Internet www.vintageworkshop.it – E-mail:
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LE FIERE
NEXT VINTAGE – Moda e accessori d’epoca
Ottobre, Castello di Belgioioso (Pv)
Org.ne: Castello di Belgioioso
Tel. 0382 970525 - Fax 0382 970139
Internet: www.belgioioso.it
VINTAGE SELECTION – Mostra mercato di abbigliamento, accessori e oggetti di design
Gennaio, Stazione Leopolda – Firenze
Org.ne: Stazione Leopolda Srl
Tel. 055 212622 – Fax 055 212551
Internet www.stazione-leopolda.com - E-mail
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di Monica Gadda -
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. L'articolo è pubblicato su Millionaire di febbraio 2008.
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