Martedì 07 Febbraio 2012
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La stagione calda dei disco bar
Obiettivo: attirare clienti in un bar, dall’ora dell’aperitivo fino a tarda notte. Cioè riuscire a farsi largo nel settore dei locali pubblici, in cui ogni giorno c’è una nuova moda. Soluzione: la musica, intesa come sottofondo capace di creare un’atmosfera gradevole, senza però impedire ai clienti di conversare tra loro. La strategia è più redditizia e meno intuitiva di quanto potrebbe sembrare: al punto da aver generato un po’ di confusione tra gestori, habitué e anche addetti ai lavori, che in modo a volte impreciso definiscono questa formula con termini come discobar, music bar, caffè danzante... Come orientarsi? «Per “disco bar” si intende un bar in cui la musica di sottofondo è curata da un deejay ed è fondamentale per distinguere la tipologia del locale: le melodie spaziano da quelle di tendenze al lounge, dal banghra fino al tango. La differenza con le discoteche tout court sta nel volume della musica che in discoteca è così alto da ostacolare la socializzazione» risponde Roberto Piccinelli, giornalista e autore della Guida al piacere e al divertimento 2008 (Outline, 15 euro: www.piacereedivertimento.com).
Ma c’è di più: «Questi locali in molti casi prevedono uno spazio per ballare diverso però dalla discoteca, perché non allestiscono una vera pista dedicata alla danza: in pratica, sul momento vengono organizzati spazi a scomparsa oppure improvvisati tra i tavoli, sui tavoli...» aggiunge Piccinelli... Non solo: anche il volume della musica di un bar deve distinguersi da quello di una discoteca. I bar che, non avendone autorizzazione, consentono ai clienti di ballare, rischiano dapprima diffide e poi multe e addirittura sospensioni dell’attività. Gli adempimenti burocratici di quelle che, in termini amministrativi, sono definite “sale da ballo” sono differenti da quelli dei bar. Puntualizza Antonio Flamini, vicepresidente Silb (Associazione imprese di intrattenimento danzanti e di spettacolo, www.silb.it): «In realtà, “disco bar” è una definizione impropria, perché leggi di riferimento, materiali e spazi di una discoteca sono diversi da quelli di un bar, e quindi sono diverse le autorizzazioni necessarie all’avvio attività. Chiarito così che i disco bar dove si può ballare necessitano permessi in più rispetto a quelli dei “semplici” bar, è bene sottolineare che in Italia la formula dei bar che puntano su un sottofondo musicale particolare non è nuova – i primi esempi risalgono agli anni ’80 e facevano da “anticamera” all’apertura a tarda notte della discoteca – ma sempre più diffusa: gli addetti ai lavori stimano che questa strategia sia ormai comune al 20% dei locali pubblici attivi. Poiché sempre di bar si tratta, la proposta di bevande e cibi varia dai semplici salatini agli stuzzichini dell’happy hour fino al servizio di piatti freddi e vere e proprie cene, a seconda delle disponibilità di investimento e di licenza. Racconta Giuliano Vasta, che nell’aprile 2007 ha aperto con dei soci il Bar Tre di Vicenza (Tel. 347.0145799): «La nostra attuale licenza non ci permette di avere fornelli in cucina: a pranzo serviamo insalatone, primi piatti già pronti, bruschette...». Stesso discorso per  i tempi di attività, perché un bar può avere orari di apertura compresi tra le sette di mattina e le sei di sera, con chiusura variabile dalle 20.30 fino alle 2 di notte. Sta proprio nella flessibilità il successo dell’iniziativa “disco bar”, perché questi esercizi si propongono come un incrocio di discoteca, pub, ristorante e club, riuscendo così ad attirare un pubblico quanto più eterogeneo possibile e compreso tra i 16 e i 60 anni. Il loro ambiente versatile si presta anche a iniziative parallele alla musica – dalla mostra fotografica alla presentazione di libri – che aumentano la forza di attrazione sul pubblico. «Diamo spazio agli artisti emergenti: musicisti, deejay, ma anche fotografi e pittori. Non siamo “solo” un bar ma anche una palestra di prova per le nuove leve, e la nostra disponibilità ha avuto un risvolto positivo tra i clienti» conferma Vasta.
«Quella dei discobar è una formula che piace a chi vuole divertirsi anche durante la settimana senza tirare troppo tardi, ritrovarsi in locali trendy con tanto movimento» aggiunge Piccinelli.
Dal punto di vista imprenditoriale invece la formula è vincente perché consente a qualsiasi bar di svecchiarsi, diventare unico grazie a una proposta musicale azzeccata, far decollare il fatturato. Inutile dire che ogni fascia d’età cerca una musica diversa, ed è per questo che i discobar pianificano di solito una programmazione differente a secondo della giornata: il mercoledì e il giovedì sono appannaggio dei più adulti, il fine settimana vede i teenager fare la parte del leone mentre la domenica è riservata a chi è negli “anta”. «Meglio quindi affidarsi a un deejay professionista, piuttosto che pensare che il pubblico si accontenti di poco» avverte Flamini. «Gli investimenti sono assai più ridotti rispetto a quelli di una discoteca, mentre l’offerta musicale, di facile allestimento, erode pubblico a pub e altri esercizi pubblici» annota Flamini. Anche il menu va calibrato in base della clientela. Fondamentale infine l’arredamento, che deve essere ricercato, moderno e originale. Spiega Flamini: «Il design è essenziale per la riuscita, perché il target di riferimento è sempre sofisticato, a qualsiasi età. Ricorrere a un architetto per farsi progettare una soluzione ad hoc può fare la differenza: musica e arredamento sono i pilastri su cui si basa il successo dell’iniziativa». Sbaglia dunque chi lesina in fatto di immagine per gli interni, perché gli avventori, nella scelta del locale, si fanno guidare dall’atmosfera creata dal look. Sono numerosi i gestori che proprio qui hanno trovato la classica buccia di banana: l’elenco dei loro passi falsi sembra scontato, eppure si potrebbero citare tanti esempi. Gli errori più frequenti? Un’illuminazione poco piacevole, un buffet di fianco all’ingresso che impedisce il servizio per l’andirivieni dei clienti, un ambiente troppo grande che nelle sere meno frequentate dà l’idea di abbandono: trascuratezze che accanto al personale poco qualificato e un’offerta gastronomica scadente hanno decretato la chiusura di più di un locale.

La burocrazia
Come per tutte le attività dove si servono cibi e bevande, anche per aprire un discobar serve l’autorizzazione comunale alla somministrazione. Nelle nuove zone residenziali e nei paesi minori non è raro che il Comune rilasci ex novo nuove licenze con costi nell’ordine di qualche centinaio di euro mentre nelle città più grandi molto spesso non resta che rilevare l’autorizzazione da chi cessa l’attività. Abolita l’iscrizione al R.e.c., bisogna comunque documentare al Comune il possesso dei requisiti personali, morali e professionali richiesti dalla Legge 287/91 sui pubblici esercizi.
Per la diffusione della musica nel locale è necessario pagare i diritti d’autore alla Siae, con prezzi che variano a seconda della categoria e della capienza del locale e, nel caso di musica dal vivo, dal numero di consumazioni rilevato in base alle dichiarazioni d’incasso. In molti casi gli abbonamenti Siae sono annuali, con eventuali sconti se si è iscritti alle principali associazioni di categoria.
Servono inoltre:
•    Iscrizione al Registro delle Imprese della Camera di commercio
•    Apertura della partita Iva e Conto Fiscale
•    Iscrizione Inps e Inail
•    Agibilità e sorvegliabilità locali
•    Dichiarazione al Comune di inizio attività nel settore alimentare (Dia)
•    Igiene degli alimenti (Haccp – Hazard Analysis and Critical Point)
•    Valutazione di impatto acustico (per la rumorosità del locale)
•    Certificato prevenzione incendi (se richiesto)
•    Comunicazione al Comune di orari apertura e turni di chiusura
•    Valutazione del rischio L. 626/1994
•    Pagamento tariffa igiene ambientale (tassa rifiuti)
•    Autorizzazione per l’installazione di insegne e cartelli segnaletici
•    Autorizzazione per l’occupazione di suolo pubblico, se si prevedono tavoli all’esterno
•    Iscrizione alle associazioni di categoria (facoltativa)


Testimonianza:
«Ho puntato tutto sui dettagli»
Due piani, otto schermi al plasma, una parete d’acqua illuminata in fibra ottica, divani d’autore, illuminazione in fibra ottica e una programmazione musicale variata dal nu jazz alle musiche da cinema: siamo al Plasma, locale del centro storico di Firenze aperto a fine 2005 da Davide Rizzo. «Dopo due anni di attività, ho ritoccato il progetto originario di business: oggi propongo un buffet per aperitivi a base di sushi e altre raffinatezze come le marmellate abbinate ai formaggi. Ma il cambiamento più vistoso è stato fatto sul prezzo della prima consumazione: avevo pensato a uno scontrino di 20 euro, quasi una sorta di biglietto di ingresso a compensazione delle tante proposte musicali che animano il locale. Ma mi sono reso conto che questa cifra era considerata eccessiva: ho abbassato il prezzo dell’aperitivo a 10 euro. E ora il business va alla grande». INFO: www.virtualplasma.it
 
A Milano il Connie Douglas (www.conniedouglas.com) si fa notare per il design ispirato alla Hollywood degli anni Cinquanta: musica spesso in tema, con serate rockabilly.

In estate la parte del leone è tutta del Bar Bianco (www.bar-bianco.com): all’aperto, nella suggestiva cornice del Parco Sempione, cocktail e prelibatezze culinarie, deejay e musica dal vivo. Dalle 10 del mattino alle due di notte.

A Genova fa il tutto esaurito il Beautiful Loser (www.beautifulloser.it), inaugurato da quattro bancari stanchi della solita vita: accanto al disco bar l’iniziativa si è trasformata anche in un marchio per occhiali da nerd con montatura spessa, tazze e slip.

A Bologna la palma del più trendy va al Kasamatta (www.kasamatta.it), non solo per l’offerta di arte, musica e spettacoli ma anche per la cucina, che rivisita la tradizione bolognese per proporre novità gastronomiche.

A Roma, alle spalle di Piazza Navona, il Fluid (www.fluideventi.com) si è fatto conoscere per il design del bancone, curvilineo, lungo 12 metri e ricoperto di ciottoli di fiume, e le soluzioni originali dell’arredo: paglia e fango impastati a mano per le pareti, palle di fil di ferro per i punti luce dei tavoli che si spengono al tocco della mano...

A Bari  lo Zenzero (www.zenzeroclub.it) punta sull’abbinamento di eventi (cabaret, treatro..) e musica: banghra, elettronica, anni ’80...

di Maria Spezia - Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo . L'articolo è pubblicato su Millionaire di giugno 2008.

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