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È il fenomeno del momento. Tutti gli esperti di marketing lo indicano come il traino per Internet dei prossimi tre anni. YouTube, il sito di condivisione dei video fondato nel 2005, è tra i brand più influenti del pianeta. Con un'audience di più di 80 milioni di utenti al mese, ha potenzialità commerciali enormi. Tutti guardano Youtube, tutti sono su YouTube (vedi box). Qui trovi artisti, cantanti, politici, pubblicitari, gente comune. Spot, spezzoni di film, video di concerti ma anche candid camera che mostrano discriminazioni, furti, risse. Tra i milioni di contenuti ci sono anche quelli delle aziende: la Lenovo, società produttrice di computer, ha pubblicato spot in cui la solidità dei suoi Pc è comprovata da scene in cui i terminali sono scagliati contro i muri, innaffiati da tazze di caffè e gettati in acqua. Oggi ci sembra quasi impossibile, eppure l’intuizione di YouTube si deve al caso: i suoi fondatori - i trentenni Chad Hurley e Steve Chen – dopo una festa cercarono di inviarsi i filmati fatti tra amici. Racconta Glauco Benigni, che ha appena pubblicato il libro La storia di YouTube (vedi dida): «I siti di scambio contenuti sul web attivi nel 2005 presentavano alcune difficoltà nella condivisione di filmati: erano caotici, lenti, con costi di sottoscrizione. I due invece lavoravano a PayPal, il sito di pagamenti internazionali on line attraverso cui passano miliardi di dollari l’anno, ed erano abituati a pensare da subito su grossi numeri. La loro competenza tecnologica consentì di fare un salto rispetto agli altri siti già attivi: inventarono un software che permette di caricare i video in modo istantaneo» prosegue Benigni. YouTube infatti è facile da usare e da consultare. Non richiede infatti programmi particolari: funziona nello stesso modo in cui dal proprio computer si selezionano gli allegati di posta elettronica per l’invio. È sufficiente registrarsi al sito – è gratuito e si fornisce il solo indirizzo e-mail e la data di nascita – per pubblicare un video in Rete e creare playlist di filmati già pubblici. Chi vuole solo guardare video non ha nemmeno bisogno di registrarsi. «Il motivo del boom di YouTube? La facilità di navigazione nel sito. E poi la maggiore semplicità di comunicazione rispetto a quella di un blog: le immagini sono più facili da produrre rispetto a un testo, e sono accessibili a tutti con immediatezza» concorda Michele Visciola, fondatore della società di consulenza Experientia (www.experientia.com). Per capire l’universalità del fenomeno basta pensare che oggi nel mondo esistono circa 500 milioni di videocellulari, capaci di registrare immagini. Senza contare gli iPod, a loro volta compatibili con il sistema. «C’è di più: Hurley e Chen hanno reso possibile il caricamento direttamente dai telefonini e dai palmari abilitati alla trasmissione di mms. E hanno avuto anche un’altra intuizione: limitare la lunghezza dei contenuti a 10 minuti. Non si tratta di un caso: secondo le statistiche, la visione media del Pc non oltrepassa i 14 minuti – tempo che per ogni sito si traduce in sette minuti seguiti da un veloce zapping con il mouse» osserva Benigni. Altro plus: YouTube è universale. A differenza di quanto avviene sulla tv tradizionale, che propone una programmazione “parziale”, su YouTube c’è tutto. «YouTube è il primo grande esempio globale di tv on demand e rappresenta il cambiamento della gestione dell’informazione. Gli utenti hanno modo non solo di guardare ma anche di produrre informazione» conferma Enrico Pulcini, giornalista autore del libro Click TV. Come Internet e il digitale cambieranno la televisione (Franco Angeli, 16 euro). Che l’idea fosse buona l’avevano già capito i dirigenti della Sequoia Capital, il venture capitalist che per il debutto del sito ha fornito tre milioni e mezzo di dollari. Il sito poi è stato acquisito dal motore di ricerca Google per 1,65 miliardi di dollari. Al momento della vendita YouTube aveva circa 300 giorni di vita e, a giudicare dal prezzo di vendita, era cresciuto di valore di cinque milioni e mezzo ogni 24 ore. Il suo acquisto ha permesso a Google di aumentare il valore delle proprie azioni al punto da riuscire, cinque mesi dopo, a disporre di tre miliardi di dollari per comprare la società Doubleclick, leader della pubblicità on line. A tutt’oggi però la creatura di Hurley e Chen non sembra essere produttiva e richiede quasi 650mila euro al giorno per il suo funzionamento, ma è indubbio che il suo acquisto abbia apportato solo vantaggi al primo motore di ricerca del mondo. «Inserire o no della pubblicità sulle pagine di YouTube: questo il dilemma che ora deve affrontare Google» prosegue Benigni. Pubblicarla significherebbe infatti guadagnare del denaro, ma forse perdere il consenso di molti utenti. La questione è più complessa di quanto potrebbe sembrare, perché le potenzialità commerciali del sito sono enormi: un video della Dove, produttrice di articoli di cosmetica, nel corso di un anno è stato cliccato sei milioni di volte. «Se YouTube si sviluppasse in canali monotematici potrebbe garantire agli inserzionisti un target di utenti importantissimo» spiega Pulcini. La pubblicità non è l’unico problema del sito, che già dai primi tempi ha avuto guai per questioni di copyright a causa del caricamento di spezzoni di film, videoclip e scene di programmi tv da parte di persone che non ne deteneva i diritti. La difficoltà è stata aggirata in parte eliminando i filmati incriminati e stringendo accordi con altri gestori (tra i quali MTv): ciò nonostante, a marzo 2007 la Viacom (che possiede la società di produzione cinematografica Paramount) ha chiesto danni per 650 milioni di euro. La causa, ancora in corso, si aggiunge alle altre ombre del sito: prima fra tutte, la possibilità di caricamento nel sito di materiale falso, ingannevole e offensivo. «Ci sono stati problemi in Turchia a causa della pubblicazione di un filmato in cui il fondatore della moderna repubblica Mustafa Kemal era presentato come un omosessuale. E su YouTube uno studente psicopatico finlandese ha annunciato la strage che avrebbe compiuto nella sua aula scolastica, dove ha ucciso otto persone. Eppure questa negatività convive con la possibilità tutta in positivo di dare voce a chi prima non ne aveva: dagli attori sconosciuti ai dissidenti politici che non trovano spazio nei media tradizionali fino alle associazioni no profit, che per la prima volta hanno visibilità mondiale. A costo zero» conclude Benigni.
INFO: www.youtube.com
I numeri
12 Lingue in cui è tradotto il sito
18 Paesi in cui è presente una versione locale (quella italiana è stata inaugurata il 19 giugno 2007)
67 Dipendenti (al 2006)
65mila Video caricati sul sito ogni 24 ore
80 milioni Utenti del sito nel mese di gennaio 2008, cioè il 30% degli utenti Internet degli Usa (dati: Fortune marzo 2008)
100 milioni Video già caricati sul sito (maggio 2008)
642mila euro Costo giornaliero di tenuta sito, ossia per pagare la banda necessaria ad ospitare i video. La cifra equivale al 3% dei costi operativi di Google. (dati: Fortune marzo 2008).
2 milioni 263mila euro Finanziamento ricevuto da parte di Sequoia Capital nell’estate del 2005 per l’avvio attività.
1,65 miliardi di dollari Cifra di vendita a Google nel 2006 (all’epoca, 1,3 miliardi di euro, oggi 1,05 miliardi di euro).
IO YOUTUBE, E TU?
Tricia Walsh-Smith, attrice inglese già sposata al presidente della Shubert Organization (società proprietaria dei principali teatri del quartiere newyorkese di Broadway), ha umiliato l’ex marito spiattellandone i vizi sessuali: il suo video in pochi giorni è stato visto 150mila volte.
La ventunenne Jessica Rose ha pubblicato una serie di video in cui recitava la parte di ragazza solitaria: milioni gli spettatori on line che facevano a gara per non perdersi nemmeno una puntata. Risultato: 3,2 milioni di euro di finanziamento e un gruppo di sceneggiatori professionisti pagati da un fondo di investimento interessato a produrre altri episodi della serie.
Al momento in cui scriviamo il calciatore Ronaldo rischia la carriera per filmati che lo ritraggono nella notte brava a Rio de Janeiro: immagini compromettenti, riprese da un trans coinvolto nella vicenda che, forse per estorsione, ha minacciato il campione di pubblicazione sul sito.
Micaela Ramazzotti, nuda mentre prepara il caffé a un imbarazzatissimo Valerio Mastrandrea in una scena in parte inedita del film Tutta la vita davanti di Paolo Virzì, ha spopolato su YouTube.
L’arcivescovo milanese Tettamanzi ha pubblicato un video dove fa catechesi quaresimale.
Opportunità Playboy
Playboy si adegua ai tempi. E in occasione del suo 55° anniversario effettuerà il casting delle prossime conigliette su YouTube. Per candidarsi è necessario caricare un video on line. I requisiti sono tre: avere almeno 18 anni; non mostrare nudità nel video che deve durare due minuti; lasciare le proprie generalità all'inizio del filmato. INFO: http://it.youtube.com/playboycasting
I difetti dei competitor
Difficoltà tecnologiche, scarsità di contenuti, incapacità nel riuscire ad attirare i navigatori: ecco le obiezioni degli addetti ai lavori ai competitor di YouTube per spiegare il successo del sito di Hurley e Chen sono tante. Tra i concorrenti c’è Hulu (www.hulu.com), creato dalla Nbc e dalla News Corp del magnate Rupert Murdoch. Per ora è navigabile solo negli Usa e ha come asso nella manica la trasmissione gratuita di film e serie tv (tra cui Lost e I Simpson): gli utenti devono però guardare anche le pubblicità inserite tra le varie scene. Ai nastri di partenza in Italia c’è poi Current Tv (http://current.com), che porta in televisione i video più cliccati dagli utenti nel sito omonimo. La lista completa dei concorrenti comprende circa 70 nomi: Vimeo (www.vimeo.com), Sharkle (http://sharkle.com), ClipShack (www.clipshack.com), Metacafe (www.metacafe.com), Veho (www.veoh.com).
di Maria Spezia -
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. L'articolo è pubblicato su Millionaire di giugno 2008.
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