Martedì 07 Febbraio 2012
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Non aprite quell’sms!
Sms: opportunità e pericolo. Bastano (e avanzano) 160 caratteri per comunicare un ritardo, pagare il parcheggio, votare il concorrente di un reality. Eppure, dietro l’angolo, si insinua la minaccia. E’ sufficiente un calo di attenzione per  essere subissati di informazioni e allegati non richiesti. E vedere in breve prosciugato il proprio credito telefonico.
«Il comparto dei Vas (servizi a valore aggiunto sul telefonino) comprende informazioni, giochi, video, community, interazione con la televisione… Il fatturato è stato di un miliardo di euro (ultimo dato disponibile, relativo al 2006). I servizi di personalizzazione (loghi e suonerie) sono quelli più a rischio e pesano per il 30%» spiega Filippo Renga, responsabile dell’osservatorio Mobile content del Politecnico di Milano (www.osservatori.net).
«Tutto comincia con una pubblicità, di solito televisiva. Si viene invitati a mandare un sms per ricevere la suoneria più in voga oppure il logo del momento. Spesso lo spot, che usa toni concitati e aggressivi, fa intendere che l’invio è gratuito. Chi ci casca, riceve sì quanto promesso, ma si trova anche abbonato a sua insaputa a un costoso servizio. Ogni settimana riceve da due a cinque contenuti, con spese mensili anche di 50-80 euro» illustra Andrea Trapani, giornalista che si occupa di telefonia nonché ideatore del blog La voce impertinente delle TLC (www.andreatrapani.com).
Iter tutt’altro che corretto da parte degli operatori. «Tutte le volte in cui si attiva un contratto telefonico a distanza si dovrebbe poi ricevere una documentazione scritta, per poter verificare di aver fatto una scelta a ragion veduta. Ovviamente, in questi casi nessuno riceve niente. Né le aziende sono sanzionate per questa mancanza» spiega Domenico Murrone, responsabile del portale dedicato alle Tlc di Aduc (Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori, info: www.aduc.it).
La comunicazione è ambigua e spinge gli utenti a sottoscrivere affrettatamente dei contratti molto onerosi.  A cascarci, in un Paese che ha il più alto tasso di telefonini procapite (siamo arrivati a 51 milioni di apparecchi per 57 milioni di abitanti), sono soprattutto i più giovani e i più anziani. In teoria, l’abbonamento sarebbe valido solo se sottoscritto da un maggiorenne. Ma molte aziende si guardano bene dal porre questi paletti.
«La situazione sta però migliorando. Gli operatori per primi si stanno impegnando sul fronte di una maggiore trasparenza, per evitare che tutto il comparto soffra di una percezione negativa da parte degli utenti» tranquillizzano gli esperti.
Portavoce del fronte aziendale è Matteo Montanari, responsabile distribution Italy di Dada.net: «Utilizzando in via quasi esclusiva Internet (Web e mobile) come canale di acquisizione clienti, noi portiamo l’utente a superare diversi step prima di completare l’iscrizione. Per essere iscritti, oltre a fornire il proprio numero di telefonino, è necessario inserire on line il proprio codice personale (pin). Questa che noi chiamiamo “triangolazione” serve per impedire che vengano attivati abbonamenti non richiesti».
Ma una volta che il danno è fatto e l’abbonamento attivato, che fare?
L’ideale, in primo luogo, sarebbe ricordarsi la società con cui si è attivato il servizio e il numero digitato. Una volta rintracciata la società, la si può contattare per avviare la procedura di disattivazione. «Chi è pratico di Internet, spesso trova on line l’iter da seguire. In alternativa, si può chiamare il call center del proprio operatore telefonico (Tim, Vodafone, Wind…), verificare gli abbonamenti in essere e poi disdirli» prosegue Trapani.
Prosegue Montanari di Dada.net: «Per disdire un nostro abbonamento basta mandare un sms al 48282 (e alle altre numerazioni dei nostri servizi) con scritto stop. Sul sito abbiamo poi una sezione help molto dettagliata che spiega i costi dei servizi e le modalità della disattivazione. Infine, il servizio clienti che risponde al numero 06 87426741, dalle 8 alle 22».
In realtà, la vera emergenza riguarda il cosiddetto phishing via mobile. Alzi la mano chi non ha mai ricevuto sms di questo tenore: «C’è un messaggio d’amore per te. Per ascoltarlo chiama da rete fissa il numero…». Varianti: «Abbiamo cercato invano di consegnarti un pacco. Per concordare le modalità di consegna, chiamare…», «Ciao, sono Alice, ti ricordi di me? Chiamami al…», «La Finanza ti controlla, scopri quello sa di te telefonando al…». Due le costanti: l’invito a contattare un numero a tariffazione speciale (che inizia per 892, 899; a volte i truffatori cercano di camuffare il numero, scrivendolo intervallato da punti in modo da farlo assomigliare a un numero fisso) e a chiamare da telefono fisso.
«Chiamando dal fisso il costo è massimo: si arrivano a spendere anche 15 euro per un solo secondo. In genere, si è collegati con un call center che magari cerca di venderci ulteriori servizi. A quel punto, si capisce di essere stati imbrogliati, ma il danno è fatto» prosegue Trapani.
Ma come arrivano i truffatori ai nostri numeri? «In alcuni casi, li acquistano da banche dati. Perciò occorre la massima cautela nel dare il nostro numero di cellulare a siti e aziende che potrebbero farne un cattivo uso. A volte, però, non si tratta di una nostra leggerezza: i truffatori inseriscono tutte le numerazioni possibili, puntando sulla quantità» conclude Andrea Trapani.
Vista la serietà del problema, si è mossa l’Authority: da luglio varrà il principio del “silenzio dissenso”. Salvo diversa e manifesta volontà, le chiamate verso i numeri premium a tariffazione più elevata saranno automaticamente bloccate.

Imparate a distinguere i numeri
1.    Quelli gratuiti iniziano per 800; i fissi hanno un prefisso che inizia con 0 (doppio zero per i numeri all’estero); i cellulari cominciano col 3. Numerazioni diverse devono mettere in guardia.
2.    I numeri a tariffazione speciale iniziano (al momento) con 166, 892, 899. I costi vanno verificati di volta in volta (facendo uno sforzo, perché spesso sono scritti piccoli piccoli). Si arriva anche a 15 euro per un’unica chiamata.
3.    Inviare un sms a un numero che inizia per 4 ha un costo speciale (in genere un euro, ma da verificare di volta in volta). Questi numeri sono utilizzati in molti ambiti: effettuare donazioni, votare concorrenti di reality, esprimere la propria opinione in sondaggi, partecipare a concorsi…
4.    Hanno il 4 davanti anche i numeri pubblicizzati in tv a cui richiedere via sms l’invio (a volte presentato come gratuito) di un logo o di una suoneria. Attenzione: spesso questo implica la sottoscrizione di un abbonamento (più contenuti inviati e addebitati nel tempo).
5.    Non chiamare mai numeri a tariffazione speciale seguendo le indicazioni di sms generici e di origine ignota.
6.    Segnalare eventuali abusi all’Antitrust (800 166661), chiedere aiuto e consiglio alle associazioni dei consumatori. Aduc mette a disposizione una consulenza telefonica gratuita (telefonare nel pomeriggio al numero 055 2302266).

Un sms per risparmiare
Un messaggino contro il caro prezzi. Basta inviare un sms (gratuito) al numero 47947 digitando il nome di un prodotto (pane, latte intero, arance tarocco) per verificarne il prezzo medio. In caso di grossi scostamenti, si può inviare una segnalazione automatica alle associazioni dei consumatori. L’idea è del ministero delle Politiche agricole. Info: www.smsconsumatori.it

di Ludovica Malinverni - Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo . L'articolo è pubblicato su Millionaire di giugno 2008.

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