Martedì 07 Febbraio 2012
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Skill games ora fate il vostro gioco
Il poker on line (e non solo) sbarca in Italia. Si parte probabilmente a fine luglio: da questa data gli appassionati di skill games potranno sfidarsi a distanza e vincere denaro contante. Nascono nuovi business. Tutto alla luce del sole. Il decreto Bersani 248/2006 autorizza il poker e altri giochi di abilità dal Web ma anche da cellulare, televisione satellitare e digitale terrestre. Da tempo gli italiani vanno in cerca di scale e di full in Rete. Ma fino a ieri si trattava di “fuorilegge”. Oggi per chi già sogna partite di Texas Hold’em mozzafiato con cui diventare miliardario, è bene però precisare le regole della nuova normativa: sarà possibile giocare a poker a distanza solo con modalità torneo, cioè non con un pc come avversario ma confrontandosi con avversari in carne e ossa, seppur non visibili in faccia e conosciuti con il loro nickname. «Sarà vietato inoltre il cash game, che consente di comprare nuove chips quando si sono perse quelle acquistate: la disponibilità è stabilita all’ingresso, una volta esaurita bisogna fermarsi» esordisce Quirino Mancini, avvocato esperto in tematiche di gaming e gambling (www.scm-partners.it). Non solo: la puntata dovrà essere compresa tra 50 centesimi e 100 euro. La legge prevede una fase sperimentale: durerà 12 mesi in cui, nonostante la modalità digitale, gli italiani potranno misurarsi solo con altri italiani escludendo così – almeno per i primi tempi – la possibilità di gareggiare con pokeristi stranieri. Ambienti vicini ai Monopoli di Stato prevedono che tale fase avrà inizio a fine luglio e che, se alla sua conclusione non si saranno verificati problemi, sarà possibile giocare con avversari di ogni nazionalità. C’è fermento tra i 35 concessionari già autorizzati. Le piattaforme di gioco poi dovranno illustrare in dettaglio le fasi di torneo (dall’apertura della partita alla lista dei vincitori), le tutele per i consumatori (con informazioni per un gioco responsabile), le modalità di pagamento vincite. La new entry del poker italiano è considerata dagli esperti del settore una grande chance. Non a caso anche gli stessi Casinò, in primis quello di Sanremo, hanno aperto una poker room virtuale. Il settore del gioco va a gonfie vele. E i Monopoli hanno così trovato il sistema per controllare il settore e mettere in atto meccanismi anti-riciclaggio. Otterrà autorizzazione ad aprire stanze da gioco virtuali il provider che rispetta requisiti di correttezza (per impedire il verificarsi di errori accidentali), integrità (per scongiurare l’alterazione di dati), affidabilità, sicurezza, trasparenza e tempestività del pagamento vincite. «La norma è stata costruita per evitare qualsiasi problema di speculazione o sciacallaggio e rendere il gioco quanto più sicuro possibile: tutti gli utenti dovranno essere identificati e la gestione delle partite sarà affidata solo a chi presenta garanzie di solvibilità» precisa Fabrizio D’Aloia, presidente di Microgame (www.microgame.it) società di service provider attiva nel settore delle scommesse a distanza.

Un mercato in grande evoluzione
Chiarissime anche le percentuali previste per utenti e gestori: l’80% del denaro in palio deve essere ridistribuito tra i giocatori, il 3% va versato come imposta, il restante 17% rappresenta il guadagno per chi ha organizzato il gioco. «Si tratta di soldi sicuri per i gestori, che versano tasse solo sul denaro incassato. E questa è una buona notizia: per fare un esempio, è bene ricordare che gli operatori di scommesse sportive pagano invece il 5% di tasse sulle puntate ricevute anche quando perdono» spiega Alessandro Pelucchi, fondatore della società Norbet (www.1bet.it) attiva nei servizi di gioco via Internet.
E siamo solo all’inizio. Secondo gli addetti ai lavori gli skill games daranno grande vitalità al settore. Si prevede un giro d’affari di almeno 400 milioni di euro per l’Italia; secondo la società di consulenza Business Integration Partner (http://www.businessintegrationpartners.com), il mercato dei giochi a distanza crescerà del 6,1% fino al 2012, cioè di una percentuale ghiotta anche per i gestori di telecomunicazioni mobili, alla caccia di profitti in grado di compensare la concorrenza al ribasso delle tariffe telefoniche. Altri operatori che potrebbero giovarsi del decreto Bersani sono quelli delle macchine da intrattenimento (per intenderci, slot machine e videogiochi presenti negli esercizi pubblici): «Numerosi apparecchi sono già collegati a Internet per l’offerta di scommesse sportive: sarà sufficiente dotarli di una piattaforma autorizzata dai Monopoli per attrezzarli al nuovo business. I giocatori dovranno registrarsi al sito di gioco e, a ogni collegamento, inserire i propri dati (con login e password): le giocate saranno prelevate da un portafoglio elettronico caricato in precedenza, via bonifico bancario o carta di credito. All’estero questa modalità di gioco è presente già da tempo e in Italia si diffonderà in breve tempo perché ogni imprenditore sa che l’offerta è profittevole quando è ampia: così, in aggiunta ai distributori automatici di palline e alle slot machine ci saranno le piattaforme per il poker a distanza e altri giochi. Bar, sale bingo... sono tante le possibili collocazioni delle macchine» conferma Massimiliano Orlandini, vicepresidente esecutivo di Assotrattenimento (www.assotrattenimento.com), ente che raggruppa 700 aziende di settore. Altri player attratti dal nuovo business sono le società già attive nelle scommesse sportive, che considerano il poker come un trampolino di lancio per attirare nuovi clienti. «Chi opera nel mercato straniero ha l’opportunità di farsi conoscere anche in Italia con un gioco che ha visto un aumento del 300%» osserva Stefano Randa, manager della società del settore gioco Xpropoker (www.xprobet.com). Gli esperti del settore sono concordi: il poker sarà il gioco trainante, ma per gli operatori sarà necessario proporre la gamma completa degli skill games conosciuti dagli utenti: briscola, burraco, sudoku, scacchi, rompicapo… «Per essere attraente, l’offerta deve essere quanto più completa possibile: anche dal punto di vista dei servizi. Ecco perché ha una marcia in più chi ha già attivato negozi su strada che supportano gli utenti non tecnologici e diffidenti nei confronti del pc a registrarsi» consiglia Pelucchi. L’apertura del nuovo mercato porta quindi con sé la nascita di servizi a tanti livelli, dall’assistenza ai consumatori fino alla creazione di software idonei (vedi box). «Una bella grafica e una buona velocità di gioco saranno un punto di forza dei concessionari per superare la concorrenza: si aprono quindi nuove chance per i creatori di software e per chi ha una bella idea per un nuovo skill game» conferma Stefano Sturlese, marketing manager della società Prontogame (www.prontogame.com) attiva nelle applicazioni web.

Come entrare nel business
Ma come si fa a entrare in questo nuovo business? «Dopo aver emesso un bando di gara nell’ottobre 2006, lo Stato ha individuato gli operatori con i requisiti previsti dalla legge per diventare concessionari, cioè un’esperienza pregressa nel settore, un fatturato di almeno 1,5 milioni di euro...» risponde Mancini. A queste condizioni si aggiungeva il versamento di 300mila euro: cifra a cui, per concretizzare il business, è necessario aggiungerne almeno altri 200mila per costruire una piattaforma di gioco secondo le norme, la gestione del server che supporta l’offerta, il collegamento con la Sogei (l’ente nominato dal Fisco per collegare gli operatori all’Agenzia delle entrate, www.sogei.it) che a sua volta comporta spese di installazione e amministrazione del traffico... Insomma, un investimento riservato a chi dispone di notevoli mezzi. I giochi però, è il caso di dirlo, non sono chiusi: innanzitutto perché in ambienti vicini ai Monopoli si prevede una nuova apertura a futuri concessionari, con requisiti meno onerosi anche dal punto di vista economico. «Inoltre i concessionari possono stringere partnership con altre aziende, di cui diventano responsabili nei confronti della legge» aggiunge Mancini. Per meglio chiarire il significato di “responsabilità” va detto che ogni piattaforma di gioco, per essere attiva sul mercato, deve ottenere l’autorizzazione dei Monopoli: spetta ai concessionari presentare la richiesta di nulla osta alle autorità, per sé o per i partner. Ma quanto costa diventare partner? Al momento in cui scriviamo (10 giugno) il mercato non è ancora attivo ed è quindi difficile fissare un investimento medio: vero però che alcuni concessionari hanno già messo a punto proposte di affari capaci di destare attenzione. Un esempio? La proposta di Microgame: «In questi due anni abbiamo coinvolto un team di 10 persone per creare una piattaforma idonea: proponiamo ai nostri partner un pacchetto chiavi in mano che comprende software, training e altri servizi e consente di proporsi sul mercato con un marchio proprio. Il prezzo della nostra offerta è di 30-40mila euro, a cui si aggiungono le spese fisse di gestione delle applicazioni. Il guadagno del partner sta nel suo traffico di gioco: il nostro contratto propone la spartizione degli utili al 50%» spiega D’Aloia. L’apertura di un indirizzo Internet o la gestione di apparecchi di intrattenimento in partenariato con un concessionario autorizzato dai Monopoli sono i modi più semplici per mettersi in affari: ma solo gli inesperti possono credere che per guadagnare sia sufficiente mettere in Rete un sito. Come si lancia e, soprattutto, come si rende profittevole un sito di poker a distanza? Innanzitutto è necessaria un’ottima capacità commerciale: detto in altri termini, si diventa profittevole quando si può contare su una consistente community di utenti (definita “liquidità” dagli addetti ai lavori) che anima il gioco on line e quindi il giro d’affari. «Due le modalità di partita a distanza: ad appuntamento, secondo un orario prestabilito, oppure a “sit and go”, cioè ad avvio nel momento in cui si raggiunge un numero di giocatori stabilito dall’organizzatore. Facile quindi capire che gli utenti preferiranno i siti in cui, a ogni ora e in ogni giorno, si svolge un torneo in linea con le proprie capacità di gioco. Per ottenere una buona liquidità, gli operatori si faranno concorrenza con tante iniziative: con bonus di gioco concessi agli utenti, con l’organizzazione di tornei off line che propaghino il nome del sito, con la proposta di tutta la gamma degli skill games... Ecco perché ci sono già diversi siti su cui è possibile giocare in modalità “play for fun”, cioè gratuita: si tratta di una strategia adottata per fidelizzare il cliente in vista dell’inizio della modalità “play for money”» prosegue Pelucchi. «Si possono posizionare dei banner su altri indirizzi web: un accordo che di solito prevede il pagamento, da parte del sito di gioco, di una percentuale sulle puntate dell’utente veicolato» osserva D’Aloia. L’importante è calcolare la giusta quantità di risorse economiche da riservare alla promozione: tenendo però presente che senza giocatori paganti l’iniziativa cade. «Per ottimizzare la liquidità dei nostri partner proponiamo loro la possibilità di collegamento con tutti gli altri nostri gestori e quindi con i loro utenti, che al momento contano 700mila consumatori: a nostro avviso, questo è un mercato da affrontare in gruppo» aggiunge D’Aloia. Tra i fattori di successo è da ricordare anche l’organizzazione di un customer care in grado di dare informazioni agli utenti su pagamenti, giochi... «L’assistenza tecnica è fondamentale per le macchine di intrattenimento a distanza posizionate in luoghi pubblici: gli introiti si registrano solo se gli apparecchi sono funzionanti, puliti, gradevoli» puntualizza Orlandini. Ma è davvero redditizio questo business? «Con la nostra proposta, un sito è profittevole quando supera i 100mila euro di traffico al mese, a patto però di non aver sostenuto investimenti pubblicitari molto impegnativi» risponde D’Aloia. I fattori da considerare nel conto economico sono tanti: dal 3% del traffico incassato da versare al Fisco, agli investimenti stanziati per la promozione fino alle spese fisse di partenariato. Costi e guadagni variano poi in base al canale di gioco: «Chi lavora con le macchine di intrattenimento non deve solo calcolare la percentuale da corrispondere all’esercente che ospita la piattaforma, ma anche la reale accessibilità di gioco, cioè il numero delle ore in cui è aperto l’esercizio in cui è situata la macchina, fondamentale per stabilire il traffico potenziale. Finché il mercato non sarà maturo prevedo che molti stringeranno accordi basati su percentuali fluttuanti, da stabilire con maggior precisione una volta tastato il polso della situazione: tutti partono da zero e nessuno ha la sfera di cristallo» avverte Orlandini. Altro punto inerente i guadagni su cui si interrogano gli operatori è la competitività italiana rispetto alle proposte delle numerose poker room straniere già frequentate dai consumatori di casa nostra, nonostante i divieti stabiliti dalla legge. I Monopoli, per evitare ai navigatori del Belpaese di giocare con operatori sprovvisti di licenza, oscurano i siti non autorizzati: si dice che finora siano stati bloccati oltre 1.200 “irregolari”, che riescono però ad aggirare l’ostacolo contattando gli utenti con e-mail in cui segnalano i nuovi indirizzi su cui giocare. «La tassazione italiana è più alta di quella di altre nazioni: al momento il nostro business è rallentato dai tributi e dalla liquidità limitata ai confini nazionali prevista per la fase sperimentale» dichiara Randa.

Chi primo arriva…
Al momento in cui scriviamo è quasi impossibile  quantificare i guadagni concreti per chi proporrà il poker a distanza: innanzitutto perchè è necessario verificare sul campo la risposta del mercato e in secondo luogo perché finora nessuno ha potuto iniziare la fase sperimentale di “play for money” e, di conseguenza, intascare nemmeno un euro. Alcuni ipotizzano un guadagno pari all’1% del volume di gioco: ma è il caso di dire che per ora fare calcoli precisi sarebbe azzardato. «A regime, gli affari saranno in mano a tre-quattro grandi aziende, anche se nei primi tempi ci sarà una bella gara tra sette-otto player» pronostica D’Aloia. In ogni caso il mercato sembra più che redditizio: prova ne è l’entrata in campo da parte di King.com, colosso on line di skill games aperto in Gran Bretagna nel 2003 che oggi conta 190 milioni di partite giocate ogni mese in tutto il mondo. Il sito si rivolge con particolare attenzione al pubblico femminile e propone numerosi giochi come puzzle, rompicapi e solitari (considerati in Italia meno interessanti dal punto di vista degli affari). Si tratta di consumatori e skill games che in Italia sono considerati meno interessanti per volumi di gioco ma che hanno fruttato a King.com un fatturato di 19 milioni di euro nel 2006. Tra i fondatori, un italiano, Riccardo Zacconi: «Stiamo entrando nel mercato del Belpaese, terzo al mondo, in qualità di concessionari dei Monopoli. La liquidità è di sicuro un punto cruciale per la riuscita del business, e la temporanea limitazione ai confini nazionali potrebbe rappresentare un problema per alcuni operatori: per questo noi abbiamo già stretto collaborazioni con partner molto forti sul traffico come per esempio Yahoo!». Come per tutti i nuovi prodotti, è difficile stabilire in anticipo le concrete opportunità di guadagno: vero però che, come avviene in ogni settore, i primi ad accostarsi a business innovativi sono quelli che corrono i maggiori rischi e, in caso di affermazione, intascano i maggiori proventi.
Infine, un’ultima considerazione che gli addetti ai lavori sostengono contro chi guarda al poker come una semplice gioco d’azzardo o a un’attività meno nobile di altre. «Il poker è un gioco border line tra abilità e azzardo, questo è vero. Ma è stato scientificamente provato che con il bluff è possibile vincere pur avendo in mano carte deboli. Da sottolineare poi che la nuova normativa enfatizza la parte di abilità del giocatore e permette alle società legali di sottrarre utili a quelle illegali» conclude Mancini.

COSA SONO GLI SKILL GAMES
Si chiamano “giochi di abilità” e sono quelli in cui la fortuna non è determinante per la riuscita. No a roulette, bingo e lotterie, in cui non è previsto alcun talento. La normativa Bersani (legge 248/2006), disciplinata dal decreto attuativo 186 del settembre 2007 indica tre categorie di skill games:
1. I giochi di carattere sportivo (biliardo, golf) o d’azione, in cui la velocità ha un ruolo centrale (come avviene nei videogame).
2. I puzzle game, cioè rompicapo basati su abilità logiche in cui la velocità è meno significativa anche se il tempo a disposizione è limitato (mah jong, sudoku, scacchi, giochi di carte).
3. I puzzle game di carattere linguistico (simili a quelli enigmistici, rebus e anagrammi) in cui il tempo ha un ruolo primario.

IN ARRIVO gli OPERATORI STRANIERI
Tante le aziende straniere di settore interessante a “mangiare” una fetta della torta profitti degli skill games di casa nostra: la legislazione infatti non proibisce a soggetti stranieri di entrare nei giochi del Belpaese, purché provvisti di una concessione italiana. «Il mercato italiano è più effervescente di quello spagnolo, in leggero ritardo rispetto agli altri, più accessibile rispetto a quello francese, dove il monopolio statale crea numerose barriere, e meno difficile rispetto a quelli anglosassone e baltico, già molto battuti dagli operatori» spiega Randa. Tra i nomi più grandi e già dotato di autorizzazione da parte dei Monopoli spicca quello dell’inglese Ladbrokes (http://poker.ladbrokes.com), quotata tra le prime 350 società alla Borsa di Londra e conosciuta per l’appellativo di “segno magico” dato dagli addetti ai lavori. Proprietaria fino al 2006 di una catena di alberghi (tra cui l’Hilton al di fuori degli Usa), Ladbrokes è la maggiore società di scommesse della Gran Bretagna: al suo attivo, 2.200 negozi di raccolta puntate aperti nella nazione di Sua Maestà britannica oltre che in Belgio e Irlanda, in aggiunta ai siti dedicati all’azzardo on line per le partite sportive e a quelli di backgammon, bingo e giochi da casinò, poker compreso. Altro player internazionale che verrà a bagnare i piedi nel Mediterraneo è Betfair (www.betfair.it), società inglese considerata la maggiore al mondo in fatto di scommesse on line: un risultato raggiunto in soli sette anni di attività, con un milione di clienti attivi e un giro d’affari di 63 milioni di euro a settimana. Asso nella manica, l’opportunità per i giocatori di diventare a loro volta bookmakers, per proporre quote di propria scelta, e la possibilità di scommettere anche a gioco iniziato. Infine, tra i big del panorama internazionale che mirano a conquistare la supremazia in Italia c’è William Hill (www.williamhill.it), anche lei quotata alla Borsa di Londra e nota sia per il servizio di raccolta scommesse al telefono sia per i centri scommesse, che in media raccolgono 889mila puntate al giorno.

Il campione
«On line ti alleni e misuri le tue abilità»
«Il poker on line è un’occasione di allenamento, di comprendere il gioco, di divertimento». Gino “El Diablo” Alacqua, uno che nel 2007 ha intascato 460mila euro nei tornei e 160mila euro tra casinò e partite on line, tutti con il poker. Lo scorso dicembre ha vinto il secondo posto della manche di Praga dell’Ept (European poker tour, www.europeanpokertour.com), a cui partecipano i migliori professionisti al mondo. «On line, con la modalità torneo, è possibile sviluppare una delle abilità dei giocatori migliori, cioè la padronanza di sé in ogni situazione, anche la più svantaggiata. In Internet poi, anche se non è possibile vedere gli avversari in faccia e studiarne la psicologia dal vivo, si può approfondire il proprio stile di gioco e comprendere l’abilità personale: chi sa come fare la giusta puntata a seconda della mano è sulla strada per diventare un bravo giocatore. Chi invece è sempre indeciso su come giocare e si lascia confondere dagli altri, perdendo anche quando pensa di avere in mano delle belle carte, ha modo di misurare la propria debolezza e capire che ha ancora molta strada da fare. Il trucco per vincere? Individuare il migliore della partita e misurarsi con lui solo nella mano giusta» consiglia Alacqua.

Il videogamer
Come  fare del gioco un mestiere superpagato
Inventare videogiochi: all’estero, questa è una delle carriere più appetibili per chi ha il pallino della programmazione. L’Italia è ancora indietro ma qualcosa si muove. «La nuova normativa degli skill games rappresenta un’opportunità per chi ha creatività e talento» spiega Sturlese, che con Prontogame sta lanciando un concorso per studenti delle scuole di informatica, per ora limitato a chi ha passaporto maltese ma in futuro aperto anche agli altri membri di Eurolandia. In palio un premio e un contratto di lavoro. Il mestiere, che in Italia frutta stipendi sui 10mila euro per i più capaci, oggi si svolge in team di decine di persone e vede la divisione del progetto in più fasi, dai creativi che mettono a punto l’idea di gioco a chi la traduce in un software fino agli artisti che danno la forma visiva e decidono le musiche e i collaudatori che danno l’ultimo ok: si parla di almeno sei mesi per la messa a punto di ogni gioco. Per chi volesse trasformare la passione in professione, dal prossimo ottobre a Milano partirà il master in Digital entertainment media & design: 600 ore di corso svolte tre giorni a settimana (www.scuolacomunicazioneiulm.it), termine di iscrizione fissato al 31 luglio. In alternativa, l’Accademia italiana videogiochi di Roma (www.aiv01.it) propone lezioni a numero chiuso con diversi indirizzi di settore. Per chi invece volesse andare all’estero, sul sito Gamecareerguide.com ci sono gli indirizzi di tutte le scuole attive, da quella di San Francisco a quella di Singapore.

Lo psicologo
Chi troppo gioca, nulla stringe
Italia al primo posto nel mondo: con 500 euro spesi ogni anno e un aumento del 20% rispetto all’anno precedente, a fronte di oltre 42 miliardi di euro investiti (cioè, il 2% del Pil). Tra le modalità più in crescita ci sono i gratta & vinci e le slot machine: solo queste ultime hanno fatto incassare circa tre miliardi di euro all’Erario di Stato. Eppure anche un divertimento a prima vista innocuo come l’acquisto di un tagliando che, con una spesa di 10 euro, potrebbe farne vincere 1.000 e anche più (quello denominato Miliardario ne mette in palio 100mila) può diventare una patologia compulsiva, come spiega lo psicologo Mauro Croce, curatore del libro Il gioco & l’azzardo. Il fenomeno, la clinica, le possibilità di intervento (Franco Angeli, 26 euro): «Con il gratta & vinci il giocatore ha l’impressione di potersi rifare in modo immediato della perdita: un meccanismo definito chasing, che porta a continuare a giocare, spesso incrementando le puntate, nella ricerca del colpo di fortuna». Anche per il poker gli esperti parlano di gioco compulsivo, cioè di una condizione in cui il giocatore non è in grado di interrompere una catena di partite perdenti e precipita in uno stato di malattia psicologica devastante che causa la perdita di lavoro, famiglia, reddito: un problema che accomuna 15 milioni di famiglie italiane, di cui molte indigenti, e raggruppa sempre più tra le sue fila gli adolescenti. «Il rischio di cadere nella patologia c’è anche per il poker a distanza, perché, pur giocando con altre persone, si perde la dimensione sociale del gioco e si vive in completa solitudine con il computer, cioè con uno strumento in grado di annullare la sensazione del tempo che passa. Usare denaro per via elettronica anziché di aprire un portafoglio reale indebolisce poi i meccanismi individuali di limitazione» sottolinea Croce. In Italia sono già sorte diverse associazioni dedicate all’aiuto dei giocatori patologici (Agita, www.sosazzardo.it, Alea,  www.gambling.it, Orthos, www.comunitaorthos.it), che affiancano la famiglia in un percorso di recupero psicologico. «Le spie per capire che il gioco è diventato un problema? Il pensarci anche quando non si gioca, il ricorso a denaro in prestito pur di andare avanti, il fare del gioco una parte centrale della propria vita, a scapito di lavoro e tempo libero… Il primo passo per uscirne è riconoscere di avere perso e capire che non si considera più il gioco come un divertimento: solo così ci si rende conto di essere in una condizione che richiede aiuto dall’esterno» avverte Croce.

Azzardo vietato, ma non nei circoli
Venezia, Saint-Vincent, Campione d’Italia e Sanremo: sono i casinò nazionali nei quali, secondo la legge italiana, è consentito l’azzardo. Al di fuori di queste quattro case da gioco, secondo l’art. 718 del Codice penale, l’azzardo è vietato. Come si spiega quindi che il poker in Italia faccia furore non solo nelle fortunate trasmissioni tv, su satellite o sulle reti terrestri? «L’azzardo è vietato nei luoghi pubblici o aperti al pubblico: consentito però giocare a poker sportivo, cioè la stessa modalità prevista per il gioco on line, che non permette di acquistare fiches nel corso del gioco ma solo di versare una tassa di iscrizione che dà diritto alle chips» spiega Mancini. Da sottolineare poi che i tornei si svolgono in circoli privati, a cui hanno accesso solo gli iscritti: tutte limitazioni che impediscono quindi apertura e gestione delle classiche “bische”. «Per legge, i premi per i vincitori non dovrebbero essere in denaro e le quote di iscrizione non dovrebbero superare certi limiti: ma si sa che qualche club interpreta queste indicazioni in modo più elastico» aggiunge Mancini.

Hai la stoffa del pokerista?
di Dario De Toffoli, fondatore della società Studiogiochi (www.studiogiochi.com), società attiva nella creazione di giochi, libri ed eventi nel settore dell’intrattenimento.

Le regole del Texas Hold'em si imparano in pochi minuti, ma diventare un bravo giocatore è difficile e la concorrenza è numerosa e agguerrita. E tu, come te la cavi? Sei paziente e disciplinato? Riconosci le combinazioni a prima vista? Hai capito la matematica che governa l'andamento delle puntate? Hai sufficiente talento psicologico per decifrare il comportamento degli avversari? Prova a rispondere a queste 10 domande, alcune più semplici, altre più complesse, e poi verifica il tuo profilo.

Domande

1) Hai in mano 10p-9p e in tavola sono scese Ac-8f-7p-6p-5p. Che cosa hai chiuso?
    a) Scala al 10
    b) Colore al 10
    c) Scala colore

2) Aldo ha in mano Af-Qf, Bruno ha in mano Aq-Jp e Carlo ha in mano 10c-6c. In tavola sono scese 10f-7q-7f-Ac-6p. Chi si aggiudica il piatto?
    a) Aldo
    b) Aldo e Bruno si dividono il piatto
    c) Carlo

3) Aldo ha in mano Af-Qf, Bruno ha in mano Aq-Jp e Carlo ha in mano 10c-6c. In tavola sono scese 10f-7q-7f-Ac-Kp. Chi si aggiudica il piatto?
    a) Aldo
    b) Aldo e Bruno si dividono il piatto
    c) Carlo

4) In un tavolo da nove giocatori tu siedi accanto ad Aldo, che è un giocatore piuttosto passivo, e a Bruno che invece è abbastanza aggressivo. Preferisci avere:
    a) Aldo a sinistra e Bruno a destra
    b) Aldo e destra e Bruno a sinistra
    c) È indifferente

5) Hai deciso che è ora di fare un bluff. Contro chi hai maggiori probabilità che ti riesca?
    a) Contro un giocatore debole
    b) Contro un giocatore forte
    c) Dipende solo dalle carte che hanno in mano

6) Un giocatore di circa 60 anni effettua una grossa puntata e tu noti un leggero tremolio alla sua mano. Che cosa potrebbe significare?
    a) Che sta bluffando
    b) Che è in tilt e gioca un po' a casaccio
    c) Che ha una mano molto buona

7) Hai in mano una coppia di Assi, cioè la miglior possibile partenza. Quanti avversari preferisci avere?
    a) 1
    b) 3
    c) 5

8) Hai in mano Kf-4f, in tavola sono scesi Af-3f-Qq-7c e ora sta per essere girata l'ultima carta. Quante sono le carte che ti permetterebbero di chiudere il colore?
    a) 8
    b) 9
   c) 10

9) Nel poker è spesso la quantità di denaro in gioco a determinare se conviene vedere o passare una mano. Per esempio: sei all'ultimo giro di rilanci e, per vedere, dovresti mettere nel piatto tutto quello che hai di fronte. Se hai calcolato che vinceresti 1 volta su 4 (cioè che hai il 25% di probabilità di vincere), e nel piatto complessivamente c'è il triplo della puntata, come ti conviene comportarti?
    a) Devi vedere
    b) Devi passare
   c) È matematicamente indifferente

10) Concludiamo con una mano di Omaha, una interessante variante che viene praticata sempre più spesso. In mano le carte sono quattro, ma per formare la propria combinazione se ne devono usare sempre e solo due (assieme a tre dalla tavola). Tu hai in mano 10p-9q-6c-5c e le prime tre carte in tavola sono 8q-7p-2c. Che probabilità hai di chiudere scala entro la quinta carta?
    a) 50%
    b) 60%
    c) 70%

Soluzioni

1)    b. Il colore è più alto della scala e la scala colore è buca perché manca il 9.
2)    a. Il piatto va ad Aldo che ha doppia coppia di Assi e 7 con quinta carta Q.
3)    b. Sia Aldo che Bruno hanno doppia coppia di Assi e 7 con quinta carta K.
4)    a. Sempre meglio parlare dopo un giocatore aggressivo e prima di uno passivo, per avere minori probabilità che le nostre puntate siano rilanciate.
5)    b. Un giocatore forte tende a rispettare le puntate degli avversari e ha la disciplina necessaria per passare; un giocatore debole può anche vedere per curiosità, senza aver capito che stavi bluffando.
6)    c. Le mani tremanti sono in genere sintomo di una mano molto buona, specie in giocatori di una certa età.
7)    a. Le coppie alte danno il loro meglio contro pochi avversari. In particolare una coppia di Assi contro un solo avversario ha circa l'85% di probabilità di vittoria, contro tre scende al 64% e contro cinque al 49%.
8)     b. Due carte a fiori le hai in mano tu e altre due sono già in tavola, quindi ne hai 4 e ti manca il quinto fiori per completare il colore. Siccome i fiori sono in tutto 13, ne restano 13-4=9 di utili.
9)     b. Devi passare, vinceresti una volta su quattro solo tre volte di quanto dovresti puntare, quindi alla lunga ci perderesti.
10)    c. Si tratta del mitico progetto lungo di scala: ci sono ben 20 carte utili tra le 45 non viste (divertiti a contarle). Ciò vuol dire che chiuderai scala il 44% delle volte con la prima carta, mentre la percentuale di chiudere in due carte sale al 70%.


Risultati

0-4 risposte esatte: giocatore debole. Non sei ancora pronto per cimentarti in un tavolo vero. Leggi un buon libro per principianti e comincia ad allenarti on line in un sito che prevede il gioco gratuito.

5-8 risposte esatte: giocatore medio. Hai già acquisito le basi, per progredire devi affinare le tue capacità studiando seriamente e giocando con attenzione. Ricordati che devi sempre motivare ogni scelta compiuta al tavolo.

9-10 risposte esatte: giocatore di sicuro talento. A questo punto saranno gli avversari a dover prendere delle contromisure... Però attenzione: non adagiarti mai sugli allori!

di Maria Spezia - Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo . L'articolo è pubblicato su Millionaire di luglio/agosto 2008.




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