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Luca, il musicista di strada che incanta Londra
Quella che stiamo per raccontarvi è una storia tutta all’inglese. Che parla di un ragazzo italiano che a Londra è tra i più bravi a cantare per strada. Ha già distribuito 12mila biglietti da visita con la sua email, si può permettere una casa nel centro di Londra ed è richiestissimo alle feste dei vip. Luca Pachetti è il classico bravo ragazzo di provincia, con la faccia pulita, l’amore per la chitarra e per le canzoni in lingua inglese. Cinque anni fa, da Calci, in provincia di Pisa, parte per Londra per seguire un corso all’University College. Una sera prende la chitarra e si mette a Covent Garden, la famosa piazza degli artisti di strada. Così faceva tante volte in Italia, nel suo paesino ai piedi del Monte Serra o sulla spiaggia di Viareggio. Ma nella capitale inglese la vita può prendere una piega inaspettata e i sogni possono realizzarsi.
«Ero venuto a Londra la prima volta a sedici anni, per imparare l’inglese» ha raccontato Luca a Millionaire. «Covent Garden era una tappa obbligata per i ragazzi della mia età. Mentre i miei amici giravano per i negozi, io ero rimasto affascinato da un artista che si esibiva lì: si chiamava Terry St Clair. Mi fermai ad ascoltarlo, comprai il suo cd. Cinque anni dopo, per gioco, nella stessa piazza a cantare c’ero io. Fare il musicista è sempre stato il mio sogno: in quei giorni a Londra capii che quella del busker è una professione rispettata. E suonare per strada può essere una palestra formidabile».
Luca ci pensa e ci ripensa. Rientra in Italia, poi dopo due mesi torna a Londra. Poi di nuovo in Italia. Un via vai che è durato due anni: per tastare il terreno, per capire se poteva buttarsi in una nuova avventura che gli avrebbe permesso di realizzare il suo sogno. La famiglia lo invita a finire gli studi:  “Forse è meglio laurearsi prima” gli dice il padre. Ma poi arriva una proposta di lavoro. «Il manager di un locale di Piccadilly mi offrì di suonare nel suo club una volta alla settimana: era l’alibi per poter suonare per strada» ricorda Luca. «Questa proposta mi diede il coraggio di lasciare tutto e trasferirmi a Londra. Partii con 600 euro, dividevo un appartamento con altre 12 persone. Facevo il busker a Covent Garden per parecchie ore al giorno e una sera la settimana andavo al locale».
La musica pop inglese è sempre stata la passione di Luca e costituisce anche la base del suo repertorio: Oasis, Cold Play, Beatles, U2. Ma anche Goo Goo Dolls («Iris» è uno dei suoi cavalli di battaglia) e Springsteen. E non mancano le canzoni italiane. In quegli anni, Luca vive grazie agli spiccioli dei passanti, senza mai sentirsi un vagabondo. «Quando suoni per strada sei senza intermediari, segui le tue emozioni e quelle che riesci a carpire da chi si ferma ad ascoltarti. E chi si ferma lo fa perché è rimasto colpito da qualcosa. Non ti ascolta perché è già lì, come accade quando si suona in un locale».
Ma come funziona il sistema del busking? «Fino a 20 anni, chi arrivava prima in un posto aveva la precedenza» spiega Luca. «Negli ultimi tempi, e soprattutto dopo gli attacchi terroristici, le regole sono diventate più severe. Per motivi di sicurezza alcune piazze non sono più ammesse ai buskers. A Covent Garden è stato istituito un “ufficio licenze” che fa delle vere e proprie audizioni a coloro che si vogliono esibire nella zona del mercato coperto adiacente ai bar. Una garanzia di qualità per gli spettatori, ma anche di sicurezza contro la criminalità».
Così a Londra non è difficile che a fermarsi ad ascoltarti sia qualche personaggio dello show-business: manager, proprietari di locali, professionisti del mondo dello spettacolo. L’incontro fondamentale per Luca non avviene però a Londra ma a Dublino, nella primavera del 2007: «Ero andato a trovare un amico che stava facendo la mia stessa esperienza nella patria degli U2. Appena arrivato, mi portò a suonare a Grafton Street». Il caso vuole che quella sera si trovasse a passare di lì Eddie Jordan, ex proprietario dell’omonima scuderia di Formula 1 e grande appassionato di musica: «Rimase colpito dalla mia voce e dalla mia musica, si presentò e mi chiese se ero interessato a suonare alle feste e agli eventi che in quel periodo organizzava». Jordan lo presenta a Guido Campigliotto, proprietario del “Carpaccio”, il ristorante italiano di South Kensington frequentato dalla Londra che conta. «Mi chiese di fare una serata di prova… e che prova! Era la sera del suo compleanno e mi ritrovai a suonare davanti a Eddie Jordan e i suoi amici. Fu un successo: a fine serata furono in molti a darmi i loro biglietti da visita e a prenotarmi per altre feste». Luca entra nel “giro” dei Vip e comincia a suonare per le feste private: «È questa al momento la mia fonte principale di guadagno, e anche un’opportunità di conoscere musicisti famosi. Ho suonato per Mike Rutherford dei Genesis, Roger Taylor dei Queen e Nick Mason dei Pink Floyd».
Ma il busking rimane la sua passione. E anche la strada offre opportunità di business. Luca stampa 12 mila biglietti da visita, che poggia a terra accanto alla custodia, e apre un sito internet. «Un giorno ho conosciuto dei ragazzi che facevano musica dance. Per gioco ci mettemmo a scrivere una canzoncina. È piaciuta ed è stata inserita nella compilation del film Natale a New York. Si intitola And I feel like».
E nella sua custodia Luca non raccoglie soltanto gli spiccioli. Sarà per la sua voce calda, o forse perché è un bel ragazzo, ma sono molti gli apprezzamenti che riceve: «A fine giornata mi ritrovavo tantissimi bigliettini: capii che c’era il desiderio di comunicare con me, di rispondere alle emozioni che trasmettevo. È nata così l’idea di creare dei guestbook, quaderni in cui raccogliere i commenti a caldo, nello stesso momento in cui suono. Finora ne sono stati scritti sette, per un totale di mille pagine». Oggi Luca si esibisce in diversi locali di Londra: è salito sul palco del Pigalle e del Number One, ogni mercoledì è al Revolution Bar di Richmond e prossimamente calcherà anche quello del Ministry of Sound. Può permettersi una casa tutta per sé, ha scritto diversi pezzi e coltiva il sogno di un album tutto suo».
E fare il busker in Italia? «In Italia non c’è questo tipo di cultura. Eppure ci sono musicisti di qualità e abbiamo tante bellissime piazze: se soltanto venisse dato loro un angolo per esibirsi, forse avremmo modo di ascoltare tanta buona musica e di fare qualche bella scoperta…».
Info: www.lucamusic.co.uk

di Tiziana Tripepi - Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo . L'articolo è pubblicato su Millionaire di luglio/agosto 2008.

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