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Diritto di asilo
«Ami i bambini o vuoi investire?». Questa è la domanda “filtro” che Giuseppe Attianese, amministratore della società di consulenza Latte & Biscotti (www.lattebiscotti.it), pone a chi gli dice di voler aprire un asilo nido. A lui si rivolgono quanti vogliono intraprendere nel settore. «La distinzione è d’obbligo. Agli investitori prospetto investimenti e ricavi, sottolineando che i numeri del momento rendono questo settore molto allettante. A chi intende impegnarsi in prima persona, ricordo che per lavorare a contatto con i bambini servono pazienza, flessibilità e grandi qualità umane. Al bambino dici “Fermati!” e lui continua come se niente fosse» prosegue Attianese. Ma vediamo i numeri: in primo luogo c’è la ripresa del trend delle nascite. In secondo luogo, si segnala l’insufficienza dei posti nei nidi pubblici. Va detto che però non tutti i bambini sotto i tre anni hanno bisogno di appoggiarsi a un nido, perché accuditi da genitori, nonni, baby sitter. A Roma, le richieste presso i nidi pubblici nell’ultimo anno sono cresciute del 13%, ma solo il 44% dei bambini ha trovato, è il caso di dirlo, asilo. Gli altri si sono dovuti rivolgere alle strutture private. In Italia, a fine 2007, gli asili nido erano 5.500. E non bastavano. La domanda è sostanziosa e in forte aumento. E, forse a sorpresa, non si concentra nelle grandi aree metropolitane. L’emergenza nidi è chiara ai nostri politici, che con la Finanziaria 2007 hanno concesso alle Regioni finanziamenti per 340 milioni di euro. La manovra per l’anno in corso, poi, li ha rinnovati, assegnando ulteriori 117 milioni, ma parte dei fondi non sono (ancora) tradotti in bandi (fonte: Associazione nazionale dei costruttori edili, www.ance.it). «La strada seguita dagli enti pubblici è quella del convenzionamento. Al posto di realizzare nuovi nidi, i Comuni stipulano convenzioni con quelli privati, cui garantiscono il pagamento di una retta per ogni bambino accolto. La convenienza economica per i Comuni è evidente: non  devono sobbarcarsi i costi della realizzazione di nuove strutture e pagano solo in relazione ai bambini seguiti» prosegue Falomi. A tal proposito, entra nello specifico Attianese: «A Roma, i nidi privati convenzionati, per i bambini in arrivo dai nidi pubblici, percepiscono una retta di 650 euro per chi si ferma fino alle 13.30, di 750 fino alle 16.30 e di 850 fino alle 18.30. La famiglia paga la quota in base alla propria fascia di reddito, il resto lo mette il Comune. È chiaro che il convenzionamento – che si ottiene facendo apposita domanda e presentando idonea documentazione per essere accreditati – è il vero salto di qualità per un nido. È quello che consente di dare sicurezza, continuità e corposità al reddito». Buoni spazi e ottime prospettive, quindi. Ma che cosa occorre per aprire un asilo nido privato? «Va detto che la normativa vigente è a livello locale. Così le specifiche riguardo ai locali, al personale e al servizio offerto variano molto, non solo a seconda della Regione e del Comune, ma addirittura della singola Asl» mette in guardia Andrea Fercia, portavoce del franchising Baby World. Bisogna così rivolgersi agli appositi uffici comunali e regionali (assessorati alle politiche sociali, uffici asili nido…) per conoscere requisiti cui attenersi, per locali, personale e progetto educativo. E si conosceranno gli eventuali finanziamenti e aiuti concessi ai neo-imprenditori. «La struttura deve rispondere a precisi requisiti di sicurezza e di igiene, verificati nel corso di appositi controlli da parte del Comune e della Asl. Occorre poi una divisione di ambienti fra i bambini, a seconda delle età (piccoli, medi e grandi). Uno spazio all’aperto è sempre un requisito preferenziale» prosegue Attianese. Le differenze, fra una realtà e l’altra, non sono trascurabili. In Lombardia, serve un addetto ogni otto bambini, nel Lazio ogni sei. Ciò significa che, per 24 bambini, nel Lazio si richiede un addetto in più e un notevole aggravio sui costi.
Facciamo due conti
Qual è l’investimento per aprire un asilo nido? «Molte le variabili in gioco – avvisa Attianese. La spesa che incide maggiormente è la ristrutturazione dei locali. Per avere un minimo di ritorno economico, serve una struttura di almeno 150 mq per seguire 15 bambini (previsti per loro almeno 10 mq cadauno). Ma facendo i conti su spazi di 300 mq con circa 30 bambini, si può ipotizzare, realisticamente, un investimento che parte da 70mila euro e può arrivare fino a 140mila. La voce di spesa che incide per il 60-70% è la ristrutturazione dei locali. L’unica alternativa per contenere i costi è quella di avere a disposizione uno spazio in costruzione e poter indirizzare preventivamente l’impresa nei lavori necessari» spiega Attianese. Gli arredi (giochi, giostre, attrezzature per laboratori, spazio pranzo, spazio per dormire…) richiedono investimenti variabili (da 10mila a 60mila euro), poche migliaia saranno destinati a progettazione e spese burocratiche. «I lavori di ristrutturazione difficilmente sono inferiori a 40mila euro e possono arrivare anche a 150mila. L’asilo deve trovarsi al primo piano e rispettare precisi requisiti in termini di illuminazione, aerazione, sicurezza» prosegue Fercia. Sul fronte delle spese correnti, la prima voce è rappresentata dall’affitto dei locali: è chiaro che locali centrali di grandi città saranno più costosi di spazi più periferici (ma, in proporzione, cresceranno anche le rette). «Incidono molto le spese del personale. Ipotizzando un nido con 30 bambini, serviranno un coordinatore, cinque educatori e due ausiliari (di cui uno può essere anche un cuoco). Il coordinatore e gli educatori devono aver seguito percorsi formativi specifici, mentre gli ausiliari non devono avere requisiti particolari. I costi del personale variano in base alla forma scelta: con un contratto a progetto, un addetto pagato 1.000 euro al mese, all’azienda ne costa 16mila all’anno; in caso di assunzione a tempo indeterminato, la spesa sale a 24mila» prosegue Attianese. Da tenere presente inoltre, che in alcune realtà locali è ammessa la possibilità di appoggiarsi a un servizio di catering, in altre è necessario allestire una cucina idonea, con tanto di cuoco interno (soluzione che innalza il livello del servizio, ma fa anche impennare i costi). E i ricavi? «Sempre nell’ipotesi di avere 30 bambini che pagano una retta intorno a 500 euro per 11 mesi all’anno si arriva a 150mila euro. Con la possibilità di un guadagno netto di 40-50mila euro. Naturalmente, si tratta di una stima approssimativa. A fare la differenza, per esempio, il fatto di pagare o meno un mutuo o di aver anticipato in proprio le spese per la ristrutturazione, l’entità dell’affitto, il numero di persone stipendiate impiegate» conclude Attianese.
Per sfruttare la struttura anche nei giorni di chiusura (il weekend, l’estate e le feste comandate) si possono organizzare feste ed eventi, che possono fruttare guadagni a partire da 150 euro (se ne possono organizzare tranquillamente una decina al mese). Le strutture più organizzate, possono poi affiancare al core business anche servizi accessori (baby parking, gite, assistenza pedagogica su misura…). E guadagnare di più.

Boxino:
Franchising, sì o no?  FOTO BABY WORLD
Quali i vantaggi di un’apertura in rete? «Per il sostegno dato in fase di apertura: la normativa è complessa e varia da una realtà all’altra. Il franchisor supporta poi nella fornitura di un arredamento appropriato, nel nostro caso fornito al costo indicativo di 23mila euro. Noi diamo poi un supporto promozionale e commerciale, nonché formazione costante da parte di uno staff di pedagogisti» risponde Andrea Fercia, portavoce della catena Baby World (tel. 02 56805704, www.babyworld.it). A fronte di questo, chiediamo una fee d’ingresso di 10.500 euro e una royalty (variabile a seconda del numero di bambini iscritti) ma solo a partire dal secondo anno di attività». Baby World, che ha 80 asili nido aperti in otto regioni italiane, punta molto sul bilinguismo, cioè sull’insegnamento dell’inglese in modo divertente. L’affiliazione è consigliabile solo in presenza di catene strutturate, con un certo numero di asili già aperti, un marchio conosciuto e un’assistenza commerciale, promozionale e pedagogica costante. «Sconsigliabile quando si ha già un’esperienza nel settore. I vantaggi sarebbero limitati, a fronte di una minor libertà di azione» commenta Francesca Cittadini, del nido “Il cammino”. Altre strutture da tenere presenti: Doremi (www.doremiatwork.it); Il pianeta dei bambini (www.ilpianetadeibambini.com); La compagnia dei birichini (www.lacompagniadeibirichini.it); Play Planet (www.playplanet.it); Happy Child (www.happy-child.it).

La storia
Il mio Cammino
Francesca Cittadini oggi ha coronato il suo sogno:  dirige uno dei nidi d’infanzia più gettonati di Milano, Il cammino. Locali ampi e luminosi, un bel giardino, uno staff di 14 persone per 60 bambini, un metodo educativo ispirato all’approccio delle scuole d’infanzia di Reggio Emilia.  Ma la sua storia parte da lontano. Oggi 36enne, Francesca è nata a Caracas, da madre colombiana. Il padre, manager italiano della Nestlé, le ha fatto girare il mondo. «In Italia mi sono laureata in Scienze politiche. Durante gli studi, per arrotondare, facevo la baby sitter. Poi è arrivata l’occasione di uno stage come account in un’agenzia pubblicitaria. Dopo lo stage, mi hanno proposto un’assunzione: come rifiutare?» racconta lei. Francesca lavora cinque anni in pubblicità, ma il mondo dell’infanzia è sempre nei suoi pensieri. Come secondo lavoro organizza feste per bambini. Segue poi l’attività della sorella, che ha una scuola a Miami. Finché decide di mollare tutto e seguire la sua vocazione. Niente salti nel buio, ma quattro duri anni di lavoro e studio. Di giorno fa l’educatrice (guadagnandosi sul campo la qualifica che i suoi studi non le hanno dato) di sera studia.
«Dopo tutto questo iter pratico e teorico, mi sono sentita pronta. Lo scoglio più duro è stato trovare il locale: ci ho messo tre anni, poi l’ho ristrutturato in quattro mesi, dimagrendo ben 15 kg! Abbiamo cominciato a settembre 2005 con cinque bambini, a fine anno eravamo arrivati a 25. Dal secondo anno, siamo arrivati a pieno regime. Oggi teniamo 60 bambini, che pagano una retta di 630 euro al mese. Ora prevedo il rientro dell’investimento iniziale in quattro anni». Gli scogli più duri? «La burocrazia. Una settimana prima della fine della ristrutturazione, ci hanno imposto di realizzare un bagno in più e modificare la cucina. Questi lavori non erano contemplati dal parere preventivo, ma si sono rivelati fondamentali per ottenere l’autorizzazione. Un altro aspetto delicato è la selezione del personale: per avere un buon livello, bisogna rassegnarsi a un notevole turnover» conclude Francesca Cittadini.
Info: nido Il cammino - via Bisleri 19, 20148 Milano, tel. 02 36554725, www.nidoilcammino.it

per saperne di più
Da leggere: Come avviare un’attività di servizi all’infanzia (asilo nido, scuola materna, baby parking, ludoteca), guida cartacea più cd-rom, 77 euro, Info: tel. 010 322321, www.creaimpresa.it
Per gli educatori: L’educatore nell’asilo nido, Maggioli, 30 euro, per prepararsi all’esame e per le nozioni base del mestiere.
On line: www.asilinido.biz segnala le società di consulenza attive nel settore.
L’arredamento: specializzata nel settore dei nidi e delle scuole per l’infanzia è l’azienda Gonzaga Arredi, in provincia di Mantova. Info: tel. 0376 518200, www.gonzagarredi.it

di Ludovica Malinverni - Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo . L'articolo è pubblicato su Millionaire di settembre 2008.

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