Martedė 07 Febbraio 2012
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Non chiamateci farmaci di serie B
Fra corner e veri e propri punti vendita al dettaglio, le parafarmacie esistenti sul territorio nazionale, in base ai dati forniti dal Ministero per lo Sviluppo, sono ancora poche: 2.200 circa. Sull’ipotesi di aprirne una, però, le opinioni degli esperti sono molto contrastanti. A fianco, infatti, di chi ritiene siano il business del futuro su cui investire subito per non lasciarsi sfuggire un’occasione, c’è chi arriva persino a sconsigliarne l’apertura.
Il motivo di questa contraddizione di fondo è da ricercarsi nello stesso Decreto Bersani che le ha istituite (n. 233 del 2006, convertito in legge il 4 agosto del 2006). L’idea con cui è stato concepito era liberalizzare la vendita dei farmaci, sottraendo al monopolio delle 17.500 farmacie esistenti a livello nazionale i medicinali industriali non soggetti a prescrizione medica (Otc) e i farmaci vendibili senza obbligo di ricetta (Sop) ma non direttamente accessibili al cliente e non pubblicizzabili. Non solo. L’obiettivo originario della legge era adeguarsi alle normative vigenti negli altri paesi Ue, permettendo alle parafarmacie anche la vendita dei farmaci di fascia C, cioè quelli interamente a carico dei consumatori, senza, quindi, la convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale.
Ma, per ora, sulla liberalizzazione di questi ultimi farmaci, lo Stato, complice la caduta del precedente Governo, non si è ancora pronunciato. «Prima o poi, lo farà – afferma Luigi Viscagli, esperto del settore. È solo questione di tempo. Già su Otc e Sop i consumatori, grazie alla libera concorrenza favorita dalla legge Bersani, hanno potuto risparmiare il 20%. E certamente avverrà lo stesso anche sui farmaci di fascia C». In questa ottica, aprire una parafarmacia oggi è una garanzia per essere già pronti a cavalcare l’onda del successo. Lo sanno bene i molti titolari di farmacie che, per non lasciarsi sfuggire l’occasione e non subire la concorrenza di queste attività, sono già entrati nel settore.
Più pessimista invece Giuseppe Debbi, presidente regionale per l’Emilia Romagna dell’Associazione Nazionale Parafarmacie: «Mentre la liberalizzazione dei farmaci di fascia C è ancora remota e difficile, molte parafarmacie stanno chiudendo i battenti, a soli due anni dalla prima liberalizzazione. I clienti le disertano, dopo aver constatato che non possono trovare al loro interno tutto ciò che desiderano. Eppure sono proprio le parafarmacie che dovrebbero garantire i consumatori e soddisfarli con un servizio di qualità: è sui farmaci senza obbligo di ricetta, infatti, che il farmacista può esercitare il suo ruolo di consulenza. Non certo limitandosi a vendere i prodotti indicati dai medici».
Ma quali sono allora i segreti del successo? Quanti prodotti si possono vendere in una parafarmacia? Il punto di forza è proprio nell’ampiezza dell’offerta: il numero dovrebbe aggirarsi intorno ai 4.000 prodotti. Il cliente entra per acquistare i farmaci consentiti dalla legge e finisce per comperare anche gli altri articoli esposti. Non a caso, Sop e Otc coprono soltanto il 15% del fatturato delle parafarmacie. A fare la parte del leone (50% delle vendite), sono i prodotti cosmetici, seguiti da alimenti per allergici, integratori alimentari, articoli sanitari, medicazioni, articoli per l’igiene orale e per l’infanzia. «Per avere successo bisogna anche godere di un’ottima visibilità e di una buona localizzazione» avverte Igor Ravasio, architetto della Sartoretto Verna di Torino, un’azienda specializzata nella fornitura di arredi per farmacie e parafarmacie. Se dotate di almeno due vetrine espositive e di un’insegna ben visibile, hanno successo quelle ubicate nei centri commerciali. Poi nei centri storici, nelle isole pedonali, nelle vie di grande passaggio automobilistico, nelle stazioni ferroviarie e negli aeroporti, anche sotto forma di corner. «Meglio posizionarsi lontano dalle farmacie – aggiunge Ravasio – che, oltre a distinguersi per una maggiore gamma dell’offerta, al momento, godono anche di una maggiore credibilità. Sì anche a prezzi più bassi e all’organizzazione di convegni medici su argomenti che interessano il grande pubblico».

La Lombardia è al primo posto con 101 parafarmacie (erano 73 a fine 2006). Segue la Puglia. Zone più appetibili? Centri cittadini, centri commerciali, stazioni e aeroporti

Cosa può vendere una parafarmacia?
- Medicinali industriali non soggetti a prescrizione medica.
- Farmaci vendibili senza obbligo di ricetta ma non pubblicizzabili.
- Prodotti cosmetici.
- Alimenti per allergici.
- Integratori alimentari, articoli sanitari, medicazioni, articoli per l’igiene orale e per l’infanzia.

E cosa no…
- Farmaci che richiedono prescrizione medica.
- Farmaci di fascia C, ossia quelli a totale carico dei cittadini.

Burocrazia agevole, ma ci vuole un farmacista
- Camice bianco. Il primo dei requisiti da rispettare per dare avvio a una parafarmacia è garantire la presenza all’interno del punto vendita di un farmacista regolarmente iscritto all’albo per l’intera durata dell’orario di apertura e riconoscibile dal camice bianco e dalla tradizionale spilla. A questo punto, è possibile procedere con il disbrigo degli altri adempimenti.
- 30 giorni prima dell’apertura. È necessario inviare all’ufficio commercio in sede fissa del Comune di appartenenza la comunicazione di apertura sull’apposita modulistica firmata in triplice copia in originale. Poi, bisogna comunicare al Ministero della Salute, all’Aifa (Agenzia Italiana del Farmaco, www.agenziafarmaco.it), all’Assessorato alla salute della propria Regione e all’Ordine dei Farmacisti l’apertura dell’iniziativa. L’ultimo adempimento è richiedere il Codice Unico identificativo per la tracciabilità del farmaco al Ministero della Salute e ottenibile nell’arco di una settimana anche on line (www.ministerosalute.it).

Cosa può vendere una parafarmacia?
- Medicinali industriali non soggetti a prescrizione medica.
- Farmaci vendibili senza obbligo di ricetta ma non pubblicizzabili.
- Prodotti cosmetici.
- Alimenti per allergici.
- Integratori alimentari, articoli sanitari, medicazioni, articoli per l’igiene orale e per l’infanzia.

E cosa no…
- Farmaci che richiedono prescrizione medica.
- Farmaci di fascia C, ossia quelli a totale carico dei cittadini.

A CHI RIVOLGERSI ON LINE
www.anpinet.org: sito dell’Associazione Nazionale Parafarmacie Italiane, dove è possibile trovare tutte le informazioni per gli operatori del settore.

www.parafarmacie.it: dai consigli per avviare una parafarmacia a come arredarla, ecco un sito da non perdere.

www.uficmo.it: sito dell’Unione Farmacie Informatizzate – Via Raimondo della Costa 197, Modena. Tel. 0591 260457.

www.sartorettoverna.it: sito della Sartoretto Verna Srl, azienda specializzata nella vendita di mobili e arredi per farmacie e parafarmacie. Info: via Vallombrosa 38, Roma. Tel. 06 33111091;
via Bogino 13, Torino. Tel. 011 8120087).


I FRANCHISOR DEL SETTORE
•    Salute+Store Franchising – Salute Market Srl, www.salutestore.com, Via Piermaria Rossi 2C, 43100 Parma. Tel. 0521 1811800
•    Pharmactive Srl – Via Marconi 8, Cadenzano (Fi). Tel.: 055/8811024 – www.parafarmacia.it
•    Natura House Srl – Via Coppi 5, 10043 Orbassano (To). Tel. 011 9033111
•    Natura Street 1970 Srl – Via Coppi 5, 10043 Orbassano (To). Tel. 011 9003179
•    L’Erbolario Franchising Srl – Frazione San Grato 152, 26900 Lodi. Tel. 037 14911
•    Tìsany – Essenne Spa – Via Fratelli Rosselli 25, 20027 Rescaldina (Mi). Tel. 0331 74251
•    L’Isola Verde Erboristerie Srl – Via A. Moro 31, 56010 Lugnano di Vicopisano (Pi). Tel. 050 710147

di Lucia Botta - Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo . L'articolo è pubblicato su Millionaire di settembre 2008

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