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Tutto è iniziato con uno spot. Un ragazzo corre sul marciapiede di una zona residenziale cittadina: in testa ha un casco, ai piedi degli strani trampoli, che imprimono ai suoi passi una spinta in avanti. Poi la scena si sposta in una città più affollata, dove sono in tanti a compiere gesti di normale vita quotidiana camminando sollevati a 30 cm da terra. Quando nel 2006 andò in onda questo spot della Zurich Assicurazioni, nessuno poteva immaginare che avrebbe dato inizio alla diffusione dei powerbock a livello mondiale. Inventati in Germania nel 2001 da Alexander Bock (da qui il nome), hanno già attraversato Gran Bretagna e Stati Uniti e ora sono arrivati anche in Italia, dove sono già stati ribattezzati “jumper” dai media. Immaginate di indossare delle molle che vi permettono di fare passi lunghi fino a tre metri e salti di due, raggiungendo una velocità di 30 km all’ora. A febbraio i modelli del marchio Machu Picchu sfilavano con i jumper al Pitti Moda di Firenze. A maggio sono stati presentati al Rimini Wellness. In Inghilterra hanno già venduto 25mila pezzi e da più di un anno calcano il palcoscenico londinese del musical Il Signore degli anelli. In Svezia, c’è chi ne ha fatto un business, offrendo le proprie acrobazie in occasione di eventi e presentazioni. Ma che cosa sono? «Tecnicamente sono definiti acceleratori di velocità, come i pattini, gli skateboard e i rollerblade, e sfruttano il peso del corpo» spiega a Millionaire Riccardo Del Grosso, importatore dei powerbock in Italia.
A quanto pare per utilizzarli non servono particolari requisiti fisici né un allenamento specifico e bastano poche ore per essere già in grado di muovere i primi passi. «I powerbock nascono come strumento per muoversi più velocemente, ma all’estero sono utilizzati soprattutto per fare acrobazie e in generale come forma di divertimento» continua Del Grosso. «In Italia, la prima cosa che mi si chiede è: “Mi romperò una gamba?”. In realtà è più facile jumpare che pattinare. E non si corre il rischio di cadere a faccia in giù, piuttosto all’indietro: per questo è meglio usare sempre le protezioni. Per farli conoscere su tutto il territorio nazionale abbiamo organizzato corsi per diventare istruttori di powerbocking». Intanto, c’è chi ci sta già studiando sopra da mesi, e anche ad alti livelli: Luigi Meda, tecnico nazionale della Federazione italiana ginnastica e allenatore della squadra di trampolino elastico, dopo averli sperimentati, li ha introdotti come strumento di allenamento per i bambini: «La prima volta che li ho indossati, ho avuto paura. Non lo nascondo: ci vuole una certa dose di coraggio. Vedere il mondo dall’alto, e vincere la forza di gravità, fa sempre effetto. Ma allenandomi 10 minuti al giorno per 10 giorni ho capito le potenzialità di questo mezzo. Corro, bruciando più grassi rispetto al jogging, e faccio salti a piedi pari, alternati, su un solo piede, con le gambe divaricate. Il risultato è ottimo: potenziamento degli arti inferiori e nessun aggravio per la schiena, che mantiene la postura corretta». Se il powerbocking diventerà uno strumento di fitness o rimarrà puro divertimento per ragazzi un po’ svitati lo vedremo nell’autunno. Per il momento, da un piccolo sondaggio che abbiamo svolto in alcune grandi catene di palestre del centro-nord, non sembra essere ancora molto conosciuto. In alternativa, li potremo forse usare al posto della bicicletta per muoverci più velocemente nelle città del futuro? «Attenzione: non si va in piazza Duomo a Milano il sabato pomeriggio con i jumper. Meglio evitare i luoghi affollati. Stiamo però studiando nuovi materiali per rendere i powerbock ancora meno ingombranti» dice Del Grosso. Chissà se riusciremo ad arrivare in ufficio con due salti, anziché con due autobus…
Così li ho importati in Italia
La prima volta che li ha visti, nello spot televisivo della Zurich, ha pensato: “Magari fossero veri!”. Come tanti, credeva che si trattasse di un montaggio. Ma Riccardo del Grosso, 46 anni, imprenditore milanese nel settore dell’energia rinnovabile, ha fiutato presto il business. «Li ho cercati su Internet: esistevano davvero e stavano cominciando a diffondersi in quel periodo. Ho contattato i produttori e ho fatto alcune indagini di mercato per valutare l’ipotesi di commercializzarli anche in Italia. Il marchio PowerStrider esisteva già. Ho richiesto la concessione e l’esclusiva per il nostro Paese: oggi sono l’importatore autorizzato dei powerbock in Italia con il marchio PowerStrider. Ho investito circa 400mila euro, per coprire i costi di pubblicità, promozione, distribuzione e magazzino. Per il momento i PowerStrider sono venduti solo on line. Dal 2006 ho venduto tremila pezzi. I prezzi: 319 euro il modello per adulti, 269 il modello per bambini. INFO: www.powerstrider.it
Il buon senso è d’obbligo
Lo si usa ormai anche per andare in bicicletta, va da sé che sia obbligatorio indossarlo durante le “Jumpate”. Il casco Fitness ha un’imbottitura foam high density ed è dotato di un piccolo disco rotante, posizionato all’altezza della nuca che garantisce una regolazione al millimetro. Prezzo: 25 euro. INFO: www.roces.com
Per i più spericolati
Usato dagli appassionati di freestyle con i rollerblade, il casco Helmet TRS può essere utilizzato per le acrobazie con i powerbock. Prezzo: 35 euro. INFO: www.rollerblade.com
A prova di sbucciature
Proteggere ginocchia, polsi e gomiti è fondamentale. Il set di protezioni PRO N3 pack, con materiali antiabrasione e traspiranti, garantisce un alto livello di protezione e resistenza. Prezzo: 20 euro. INFO: www.rollerblade.com
Antiabrasione
Traspiranti e leggerissimi i guanti Race, per saltatori provetti. Prezzo: 10 euro. INFO: www.rollerblade.com
Per chi ha paura di cadere
Proteggono femore e bacino i protective shorts, con imbottiture in gomma assorbente e rinforzi laterali rigidi. Prezzo: 35,40. INFO: www.roces.com
Per spericolati inesperti
Paraschiena in plastica con rivestimento in poliestere ha una fascia di velcro regolabile per fissarlo meglio al corpo. Prezzo: 53 euro. INFO: www.roces.com
di Tiziana Tripepi -
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. L'articolo è pubblicato su Millionaire di settembre 2008.
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