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Avvocati su strada
Possibilità di grandi profitti e un’indubbia componente di prestigio: così la professione dell’avvocato resta tra le più ambite. Poi il decreto Bersani, che nell’autunno 2006 ha liberalizzato le professioni, portando una ventata di aria nuova anche per i legali.  «Due le novità sostanziali: gli avvocati possono promuovere la propria attività e pubblicizzarsi. E non devono più rispettare minimi tariffari, ma possono concordare con i clienti tariffe forfettarie» illustra Leonardo La Porta, penalista tarantino.
L’intento della riforma è chiaro: favorire la libera iniziativa, pur nell’ambito di un settore ancora fortemente “inquadrato”. In teoria, si aprono nuovi spazi per i giovani, ma il percorso è lungo e pieno di difficoltà.
«Oggi nella nostra professione non esiste ancora un vero e proprio mercato» sostiene un avvocato romano che preferisce rimanere anonimo. «Da un lato contano ancora vecchi valori, come le conoscenze e le posizioni consolidate. Dall’altro va detto che non è un tipo di lavoro che si può promuovere come la frutta nelle bancarelle, dove prezzo e qualità sono facilmente valutabili».
A testimoniare la modernizzazione del settore c’è la scelta di posizionare nuovi studi legali direttamente su strada. A gennaio di quest’anno, a Milano, in viale Abruzzi, è stato aperto il primo studio della catena Alt, Associazione legale per tutti, che ha l’ambizione di diffondersi in tutta Italia. Dietro a una vetrina come tante, si trova uno studio legale in piena regola, con cinque avvocati pronti a prestare la loro consulenza in vari ambiti (diritto di famiglia, del lavoro, immobiliare…). Spiega Cristiano Cominotto, 40 anni, titolare dello studio con la collega Francesca Passerini: «Il decreto Bersani per noi è stato fondamentale, perché ci ha permesso di avvicinarci ai cittadini. La nostra “formula” prevede: nessuna segretaria come filtro col cliente, primo consulto gratuito, preventivo chiaro nell’ipotesi si decida di non fermarsi al primo consulto, massima trasparenza col cittadino».
L’avvocato di strada ha raccolto consensi. Gli affari vanno bene. L’iniziativa ha suscitato l’interesse dei media. «Abbiamo ricevuto centinaia di e-mail e telefonate, e sono oltre 100 le pratiche aperte nei primi mesi di attività». Il negozio legale “pilota” ha impegnato un capitale iniziale di circa 100mila euro (ma sono stati notevoli gli investimenti in arredi e marketing), di cui si prevede il rientro in circa un anno.
Ma quella di Alt è un’opportunità che viene offerta ai legali in tutta Italia. Spiega Luca Alessandro Minichiello, responsabile dello sviluppo della rete: «Noi offriamo: visibilità, coordinamento a livello nazionale, procedure standard e formazione. Ai colleghi chiediamo serietà, esperienza, una fee d’ingresso di 2.700 euro e royalty a partire dal secondo anno. La difficoltà non riguarda tanto i costi per avviare lo studio, che nelle ipotesi più ottimistiche possono essere contenuti entro i 10mila euro. Il vero problema è che per aprire uno studio legale bisogna avere le “spalle coperte”, perché non si comincia certo a guadagnare dal primo giorno di attività».
Esperimento simile, sempre a Milano, quello dell’avvocato Giovanni Giorgio, che ha aperto un negozio di 27 mq in via Giambellino. «L’obiettivo era avvicinarmi alla gente. L’investimento è stato intorno a 20-22mila euro (per arredamento e attrezzature), l’affitto in questa zona è pari a circa 2.500 euro al trimestre. Sono aperto da 10 giorni ed è ancora presto per fare un bilancio, ma l’accoglienza mi sembra positiva».
Anche Giorgio offre la prima consulenza gratuita, quindi dà una panoramica delle possibilità a disposizione del cliente (gratuito patrocinio, fra le altre). «Per ora siamo due avvocati ad alternarci in negozio. Ma sto già coinvolgendo altri colleghi, per offrire ai clienti competenze in varie materie» conclude lui.
Per aprire un negozio di avvocato non serviva certo Bersani. Ci aveva pensato, già prima della riforma, Chiara Romeo, a Genova. L’avvocatessa ha aperto il suo negozio nel 2005 e ha avuto l’idea di chiamarlo Negozio giuridico (giocando sull’assonanza con l’espressione legale che indica l’atto di autonomia privata ritenuto meritevole di tutela, ndr) nonché brevettarlo. L’iniziativa della Romeo (di cui Millionaire ha già scritto) non manca di elementi di novità. Il primo fra tutti:  sconsigliare a priori di andare in causa.
«Come diceva Gandhi “Dover iniziare una causa è una sconfitta, perderla è una tragedia”. Il mio è una specie di “ambulatorio giuridico”: do un parere spassionato, ma a pagamento (50 euro). Diffido da chi dà una consulenza gratis, perché penso che il suo guadagno sarà legato al fatto di andare in causa. E invece il 70% delle questioni si risolve già a questo punto» confida Romeo. Un servizio simile a quello offerto, nel solo ambito del Diritto del Lavoro, dai sindacati. Ma un avvocato che preferisce rimanere anonimo ci confida che spesso i clienti “estorcono” pareri gratuiti: dopo il primo contatto scompaiono senza lasciare traccia. Negozio giuridico offre poi anche altri servizi, fra cui la redazione di una lettera (150 euro circa), quella di un testamento (a partire da 300) e di un parere scritto (150). «La consulenza e assistenza stragiudiziale previene le cause che sono consigliate come extrema ratio» conclude Romeo, confortata dai recenti provvedimenti del Governo, atti a contrastare l’eccessivo numero di cause su questioni non vitali.


I numeri
153mila gli avvocati in Italia
1 ogni 483 abitanti (solo in Spagna c’è una concentrazione maggiore)
(fonte Censis 2006)

Una ricerca del Censis svela che gli stessi avvocati, alla domanda «Cosa pensa l’opinione pubblica di voi?», rispondono «Che badiamo solo al profitto» (lo dichiarano 66 avvocati su 100).

identikit della professione
La formazione. Corso di laurea in Giurisprudenza. Da più parti si auspica una maggiore diffusione delle facoltà a numero chiuso per poter arginare “a monte” l’inflazione di avvocati e aspiranti tali.
Il praticantato. Due anni, da svolgersi presso un avvocato o l’ufficio legale di un’azienda. In molti casi i praticanti non sono pagati o ricevono rimborsi spese di qualche centinaio di euro. I grandi studi pagano circa 1.000 euro e, in casi eccezionali, possono arrivare fino a 2.000.
L’esame di stato. Va sostenuto alla fine della pratica. In passato le percentuali di successo all’esame variavano enormemente da sede a sede. Oggi gli scritti di ciascuna sede vengono valutati dalla commissione di un’altra sede decisa per sorteggio. In questo modo le percentuali di promossi si attestano intorno al 60%.
Le specializzazioni. Non esistono specializzazioni ufficiali come accade per i medici, anche se due disegni di legge attualmente in discussione vorrebbero introdurle. Il Diritto penale e il civile-commerciale (fusioni e acquisizioni) sono attualmente i campi dove la concorrenza è più alta: nicchie come Diritto del lavoro e Diritto amministrativo sono meno selettive ma non garantiscono gli stessi guadagni.
La carriera. Nei piccoli studi spesso l’avvocato senior non dà al nuovo arrivato uno stipendio fisso, ma gli permette di seguire delle cause in proprio. Negli studi strutturati lo stipendio di ingresso si aggira intorno a 2.000 euro, con picchi di 3.000 in quelli più prestigiosi. Conviene maturare una certa esperienza prima di provare ad aprire uno studio in proprio (da soli o con altri soci). Chi punta forte sulla propria carriera di avvocato, dovrebbe fare questo “salto” (mettersi in proprio o diventare partner) non oltre i 40-42 anni.
Aprire uno studio. Molti avvocati condividono la sede con altri colleghi, il che consente anche di ammortizzare le spese di segreteria. Ingenti anche i costi di aggiornamento, che, per il 46% degli avvocati (fonte Censis), sono elevati.
Come si trovano i clienti. Per i grandi studi e avvocati, basta il nome. Per gli altri conta molto il passaparola. La pubblicità, liberalizzata dal decreto Bersani, è ancora poco diffusa. «Attualmente, i grandi studi, che avrebbero i fondi per farsi pubblicità, preferiscono astenersi per questioni di prestigio. I piccoli studi, invece, spesso non hanno fondi da destinare alla pubblicità o al limite accedono ai media locali» illustra l’avvocato La Porta.



3 opportunità in franchising

1.    Alt esamina candidature di avvocati interessati alla loro proposta. Fee di 2.700 euro, royalty da definire a partire dal secondo anno di attività. INFO: tel. 02 20248057, www.assistenzalegalepertutti.it
2.    Il Negozio giuridico di Chiara Romeo, dopo i punti di Rimini e San Giuliano, conta di aprirne altri in tutta Italia. Agli “affiliati” più che contributi economici Romeo chiede professionalità (ha preferito non dichiarare la fee richiesta). INFO: tel. 010 2511216, www.ilnegoziogiuridico.it
3.    La casa del diritto, avvocati a portata di mano, è il marchio registrato dall’avvocato Giovanni Giorgio, che a luglio ha aperto il suo negozio a Milano, in via Giambellino 10. L’esordio è positivo e l’idea di replicare la formula non è esclusa. INFO: tel. 02 47718499, www.casadeldiritto.it

Testimonianza
Avvocati in corsia, con tanto di pubblicità
Due giovani legali di Torino si fanno pubblicità all’Ospedale della loro città e scontano i vincoli imposti dall’Ordine professionale

Le tariffe
50 euro: la prima consulenza
1.000 euro: una separazione consensuale
2.000 euro: una separazione giudiziale, uno sfratto, un’adozione

Dopo una decina d’anni passati in studi legali altrui, due avvocatesse 36enni di Torino, Elena Quaglia e Barbara Arena, hanno deciso di mettersi in proprio. In linea con la tendenza di avvicinare il legale ai cittadini, nel novembre 2007, hanno aperto un negozio su strada. Ma non tutto è andato liscio. Il loro primo ostacolo è stato quello di denominare la loro attività “negozio giuridico”, salvo poi scoprire che il marchio risultava già registrato e pertanto ripiegare su “negozio legale”. Il secondo passo falso risale all’estate scorsa, quando hanno pubblicizzato la loro attività all’interno dell’ospedale cittadino Le Molinette (il terzo d’Italia).  «Abbiamo messo semplici volantini nelle bacheche dell’ospedale. Nessun riferimento esplicito alle cause contro i medici: ci siamo limitate a elencare le nostre competenze (fra cui anche “risarcimento danni”, “sinistri”, “mobbing”)» spiega Barbara Arena. Nulla di strano che legali intraprendenti  rivolgano la loro attenzione verso il settore medico, che negli ultimi quattro anni ha registrato ben 15mila cause e 600 rinvii a giudizio.
Le reazioni? L’Ordine degli avvocati di Torino ha affermato che la réclame di Quaglia e Arena «viola il decoro e la dignità professionale» e ha aperto un procedimento disciplinare nei loro confronti. Pollice verso anche da parte dell’Associazione giovani avvocati di Torino, e pure le associazioni dei medici hanno alzato la voce.
Sempre l’Ordine ha sostenuto che «la pubblicità deve essere regolamentata in modo serio, perché sia informazione e non accaparramento di clientela. Gli avvocati non sono commercianti».
In effetti, Bersani non ha dettato le regole della pubblicità degli avvocati, che resta sempre sottoposta al vaglio dell’Ordine professionale. Rispondono le due legali: «Non ci aspettavamo certo questa reazione. Non pensiamo di aver violato alcuna norma. Questa vicenda ha suscitato molto interesse nei nostri confronti. Ci sono arrivate molte telefonate, ma è ancora presto per dire quante si trasformeranno in cause da seguire».
INFO: Il negozio legale, via San Secondo 5/G, Torino, tel. 011 5628676.

Per saperne di più

Avvocati in fiera
Il 3 e 4 ottobre a Milano (Palazzo Castiglioni, corso Venezia 47-49) si tiene Lex Expo, la fiera dedicata a tutti quelli che lavorano con la legge (prevista la partecipazione di case editrici, associazioni, scuole, università…). INFO: tel. 02 30356720, www.lexexpo.com

Da leggere
La rivista dei professionisti della legge è Top Legal (anche on line: www.toplegal.it)

L’associazione
Vicina alle problematiche e alle battaglie dei professionisti più giovani è l’Aiga (Associazione italiana giovani avvocati). INFO: tel. 06 6832427, www.aiga.it

di Ludovica Malinverni - Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo . L'articolo è pubblicato su Millionaire di ottobre 2008.

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