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Londra solo andata
È il più grande centro finanziario del mondo, la città più vivace del pianeta, un’enorme banca dati di conoscenze e informazioni. Londra è un magnete che attira ogni anno migliaia di persone, ricchissimi e poverissimi, che qui arrivano e si fermano. Negli ultimi 25 anni è cresciuta di 800mila abitanti, quasi tutti immigrati. La sua forza sta innanzitutto nella lingua: l’inglese è la lingua globale, parlata nel mondo da mezzo miliardo di persone. «Il suo passato coloniale, poi, ha attirato da sempre le comunità anglofone, da quella indiana a quella australiana e americana. Infine, la posizione geografica: collocata sul giusto fuso orario tra Occidente e Oriente, Londra è il crocevia tra Europa, Asia e America. Ogni giorno dialoga con i Paesi che producono il 99% del Pil mondiale» commenta Marco Niada, corrispondente da Londra per il Il Sole 24 Ore e autore del libro La nuova Londra, capitale del XXI secolo.
Londra non è la Gran Bretagna. Londra è Londra. È un macrocosmo che vive di vita propria. La sua economia è paragonabile a quella di uno Stato: nel 2007 valeva 430 miliardi di dollari, un quarto di quella italiana. Se fosse una nazione, si collocherebbe al 26esimo posto nella graduatoria economica mondiale. Al centro di questo universo c’è la City, il cuore pulsante: 400mila persone lavorano nella finanza, di cui 57mila operatori dei mercati e 5mila analisti. Numeri da capogiro. Ma Londra non è solo finanza. La City crea un indotto nei cosiddetti settori creativi: pubblicità, architettura, media, software. E la concentrazione di ricchezza stimola i bisogni culturali e di intrattenimento, alimentando altri settori creativi: musica, arte, antiquariato, moda.
Spiega Marco Niada: «Londra è molto attraente per due categorie di persone. Da un lato i professionisti, che cercano un lavoro in finanza o nell’ambito legale. Dall’altro, coloro che appartengono alle classi più basse e in Italia non hanno lavoro: Londra offre una possibilità che altrove non c’è».
Nel settore bancario gli stipendi sono d’oro. Broker, trader e sales sono le figure professionali più richieste. Gestiscono prodotti finanziari sofisticati. Sui capitali che da tutto il mondo affluiscono a Londra. Giovani francesi, tedeschi, italiani, iraniani, arabi, australiani, giapponesi, oltre a inglesi e americani. Lavorano nelle banche europee e americane: Credit Suisse, Ubs, Bnp Paribas, Deutsche Bank, Goldman Sachs, Morgan Stanley, Merrill Lynch, Jp Morgan, per citarne alcune. Laureati in Economia, ma sempre più in Matematica e Fisica perché devono elaborare complicati modelli matematici. Spesso rampolli di famiglie ricchissime. Ognuno opera sul proprio mercato di riferimento. Ognuno parla la sua lingua d’origine, oltre all’inglese. Ognuno lotta per produrre denaro, in un tempo brevissimo (un deal si può concludere anche in pochi secondi), in un ambiente di altissimo livello ma in una condizione di grande pressione fisica e psicologica. Il meccanismo è democratico: se produci guadagni, e anche tanto, se non produci vai a casa. Il boom della City si è verificato tra 1986 e 2006. «Le retribuzioni, che 20 anni fa raggiungevano picchi massimi di 200mila sterline l’anno, oggi superano tranquillamente i 5 milioni (7,5 milioni di euro)» dice Niada. E i bonus, cioè la parte variabile della retribuzione legata ai risultati, la fanno da padrone: «nel 2006 il totale dei bonus erogati è stata di 8,8 miliari di sterline» scrive Niada. «E almeno 4mila operatori finanziari hanno guadagnato oltre 1 milione di sterline (1,5 milioni di euro) a testa». Ma attenzione, non è tutto facile: la crisi finanziaria partita dagli Usa un anno fa si sta abbattendo anche sulla City. Il tenore di vita si è abbassato, il mercato immobiliare sta registrando un rallentamento, molti posti di lavoro sono stati tagliati. E sulla posta elettronica degli addetti ai lavori circola un messaggio: “Adottasi banker”. «La City sta attraversando un periodo molto difficile: nei prossimi due-tre anni si stima una perdita tra 20 e 40mila posti di lavoro» conferma Niada, che però aggiunge: «Ma Londra è un sistema troppo sofisticato per poter crollare. E nel medio-lungo termine sarà in grado di assorbire la crisi».

Non solo finanza
A Londra anche chi comincia dal basso ha la possibilità di risalire. Non si guarda di chi sei figlio o amico, non si guarda il curriculum, si guarda la persona: se hai voglia di fare, se hai delle idee ti viene data la possibilità di realizzarle. «La cultura anglosassone ha sempre dato peso alla necessità dell’individuo di arrangiarsi all’interno di regole chiare» spiega Niada.
Le occasioni non mancano anche nel piccolo. Ce lo conferma Leonardo Simonelli, presidente della Camera di commercio Italiana in Gran Bretagna (www.italchamind.eu): «A Londra si affaccia una quantità di piccole aziende italiane che vedono nella città un trampolino di lancio per il mercato mondiale. Spesso sono aziende familiari, che non hanno dimestichezza con la lingua e la cultura inglese. Da qui la richiesta di servizi al business: banche, notai e studi legali con personale italiano possono offrire un valido supporto. A un livello più basso, invece, si possono trovare i “classici” lavori come cameriere o commesso: l’italiano è ormai una lingua molto parlata sia per l’affluenza di turisti sia per la presenza di residenti». A Londra, inoltre, si verifica uno strano fenomeno: ci si adatta a fare anche i lavori più umili, quelli che in Italia non si farebbero mai. Forse per dimostrare che non ci si è sbagliati, e non si vuole tornare a casa sconfitti. «Attenzione però: l’offerta di lavoro è soltanto un decimo della domanda. Il rischio è di partire con troppe illusioni e rimanere delusi». Il consiglio? Specializzarsi a Londra. «La preparazione accademica italiana è troppo generica. Un master in Inghilterra è un modo efficace per affrontare la concorrenza sul mercato del lavoro». Ma c’è di più: le regole del mercato del lavoro a Londra sono dure. Perché flessibilità significa sì possibilità di cambiare, ma anche di essere licenziati.

Il costo della vita
Londra è al terzo posto, dopo Mosca e Tokyo, delle 50 città più costose del mondo (fonte: classifica 2008 dell’Istituto Mercer) Per fare un paragone con le città italiane, Milano è al decimo posto e Roma al sedicesimo.
Ecco un paragone tra i prezzi di Milano e quelli di Londra su alcuni prodotti di consumo (valori espressi in euro e calcolati secondo il cambio del 5 settembre 2008):

Prodotto     Milano        Londra
1 l di latte     1,30             1
1 kg di pane    3            1,60
1 kg d’uva    2,30            4
1 kg di mele    2            2,50
1 pacchetto di sigarette    4,50    7,50
1 corsa in metropolitana     1    5
1 abbonamento mensile ai mezzi pubblici (zona centrale)    30     115
1 biglietto del cinema    7    14
1 l di benzina    1,40    1,50
1 notte in un albergo tre stelle    80    100
1 cena in un ristorante economico    30     50
1 cena in un ristorante di lusso     90     150
Affitto mensile di un appartamento di 60-70 mq in una zona media     1.000    1.800
Acquisto di un appartamento di 60-70 mq in una zona media    250mila    460mila

In pratica: i primi passi 
1. Cerca un alloggio
Per cominciare, l’ideale è condividere l’appartamento con altre persone (house sharing): si risparmiano soldi e si ha l’opportunità di conoscere gente di tutte le nazionalità. Un sito che offre questo servizio è www.gumtree.com
Il consiglio in più: prima di iniziare la ricerca, identificate la zona in cui volete abitare. I parametri? Prezzi, sicurezza, vicinanza al posto di lavoro.
2.    Impara l’inglese
L’offerta di corsi è enorme. Per una prima selezione, identificate le scuole accreditate dal British Council, che offrono maggiori garanzie di qualità. La lista è on line su www.britishcouncil.org/accreditation-az-list.htm. Qualche esempio? L’International House (www.ihlondon.com), che offre anche un servizio di “corso d’inglese più esperienza lavorativa”; le scuole Callan, che propongono un metodo d’insegnamento che consente di imparare l’inglese in un quarto del tempo normalmente necessario (www.callan.co.uk); l’Oxford House College (www.oxfordhousecollege.co.uk), nella centralissima Oxford Street.
Il consiglio in più: le scuole d’inglese nel centro di Londra sono piuttosto care e tantissimi sono gli italiani che le frequentano. Gli sforzi per imparare la lingua potrebbero costarvi tempo e denaro. L’alternativa è optare per un college un po’ fuori Londra: costa molto meno e si impara più velocemente.
3.    Cercati un lavoro
Agenzie di lavoro temporaneo, annunci sui giornali, la bacheca on line della Camera di commercio Italiana per il Regno Unito (www.italchamind.eu) e quella del sito Italians of London (www.italiansoflondon.com): sono tra gli strumenti che avete a disposizione per cercare un lavoro.
Il consiglio in più: preparate lettere di presentazione e curricula mirati, selezionando le parole chiave che possano attirare l’attenzione del destinatario. Lettere e curricula sono sempre letti con attenzione e, a differenza dell’Italia, a tutti viene data una risposta, anche negativa.

Testimonianza
«L’esperienza? Non conta. Contano capacità e idee»
«Il colloquio della mia vita l’ho superato alla Pearson Television, grazie alla mia passione per il campo della produzione cinematografica». Alessio Di Capua, 42 anni, milanese, dopo la laurea in Bocconi nel 1991, è partito per Londra: con un anno di lavoro all’estero era possibile evitare il servizio militare. «In quel periodo le opportunità maggiori erano offerte dalle banche: sono stato assunto dalla Barclays, nel settore del leasing di macchinari. Avevo una solida preparazione finanziaria ma mi sentivo forte nella vendita: in sei anni sono diventato coordinatore europeo delle vendite». Ma nel 1997, Di Capua lascia la banca e dopo tre mesi sabbatici in Sud America, torna a Londra e decide di realizzare il suo sogno: lavorare nella produzione cinematografica. «Comprai la guida delle società di produzione cinematografica inglesi e mandai 12 curricula: tante erano le società con sede a Londra. Il mio curriculum poteva vantare solo l’esperienza bancaria, ma aveva un indizio importante: una tesi di laurea sulla Gestione finanziaria delle società di produzione cinematografica». Su 12 curricula inviati, Alessio riceve quattro richieste di colloquio e un’offerta di lavoro: «Tutto è avvenuto nel modo più impensabile: al colloquio che si sarebbe dimostrato risolutivo mi hanno detto in un primo momento che non cercavano nessuno, ma poi parlando è venuta loro un’idea che forse potevano realizzare con me e… mi hanno assunto!». Che cosa li ha colpiti? La sua tenacia nel voler seguire una passione, e il coraggio di buttarsi. Alessio ha lavorato per 10 anni nel campo della vendita di diritti televisivi e dal 2007 si è messo in proprio: insieme al compagno Paul, rappresenta Better Chemistry, un’agenzia che offre artisti per eventi e party aziendali. INFO: www.betterchemistry.co.uk

Testimonianza 2  (foto?)
«Dal basso, la strada porta verso l’alto»
È partito per Londra a 19 anni con un diploma all'istituto d'Arte di Imperia e un portafoglio di disegni di insegne pubblicitarie. Oggi, a 29, Alessandro Ghigo ha un’agenzia di pubblicità on line, la Jelok, che conta tra i suoi clienti Disney, T-Mobile, Tiscali e Sony.
«Il mio primo lavoro a Londra è stato come lavapiatti in un ristorante italiano. Nel tempo libero proponevo i miei disegni a piccoli studi che creavano insegne pubblicitarie. Dopo una sola settimana di ricerca ho trovato lavoro presso uno di essi: dovevo pitturare le iscrizioni sulle tende da sole dei negozi e attaccare scritte adesive sui pannelli pubblicitari. Guadagnavo quattro sterline all’ora, ma l’occasione era dietro l’angolo. Il manager del negozio litigò con la proprietaria. Così mi feci avanti e le chiesi se potevo a disegnare le insegne con il computer. Mi disse: «Queste sono le chiavi del negozio. Ti do una settimana di tempo: se impari il lavoro il posto sarà tuo». Mi fermavo in studio fino alle tre del mattino per migliorare le tecniche di disegno e acquisire padronanza con il software. Dopo una settimana ero io che disegnavo tutti i progetti». Con uno stipendio in tasca, Alessandro prende in affitto un appartamento. Poi acquista un computer e dei software per animazioni e utilizza il tempo libero dal lavoro per studiare. Tempo speso bene: dopo un anno è assunto come disegnatore Flash in un’agenzia che faceva animazioni per Web e nel 2000 un’agenzia farmaceutica della City lo chiama per gestire un team di giovani designer per lo sviluppo di cd-rom, siti Internet e animazioni. Un percorso fatto di apprendimento continuo e di costruzione di contatti per il futuro. Fino a che si sente pronto per mettersi in proprio. Nel 2001, fonda la Jelok IT Limited insieme a un suo amico, Massimo Amelio. Il primo ufficio: un garage che dava sulla strada. Per i primi tempi non lascia il suo lavoro. Poi il business cresce, i clienti anche e Alex si rende conto che oltre all’aspetto tecnico e creativo i clienti chiedono anche delle strategie. Così decide di iscriversi all’Università e si laurea in Marketing. Oggi è a capo di 12 persone: designer, venditori, programmatori. INFO: www.jelok.com, www.combustioninteractive.com

di Tiziana Tripepi - Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo . L'articolo è pubblicato su Millionaire di ottobre 2008.


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