Prezzi di frutta e verdura alle stelle. Sui banchi: mirtilli cileni, porri tedeschi, scalogni turchi, pere spagnole. Produzioni locali al macero. Consumatori che non arrivano a fine mese. Sapori, profumi e colori: non pervenuti. In conclusione: la merce viene da lontano, costa troppo (incidono trasporto e stoccaggio) e lascia delusi.
Il nostro Paese sconta un paradosso: da un lato è leader come produttore di frutta e verdura (un raccolto di 30 miliardi di kg, pari al 25% del totale in Europa); dall’altro è anche un grande importatore di ortofrutta, per una quantità stimata nel 2007 in tre miliardi di kg. Che fare?
In Veneto e Calabria sono state recentemente approvate leggi di iniziativa popolare (25mila firme raccolte), volute dalla Coldiretti in favore dei cibi cosiddetti “a chilometri zero”. La normativa veneta, ribattezzata “legge dei bisi” (in onore del piatto tipico locale “risi e bisi”, riso e piselli) prevede un 50% di prodotti locali nelle mense di scuole, ospedali, caserme, case di riposo. Oltre a spazi per la vendita diretta dei produttori agricoli della zona nei mercati e a severi controlli sull’etichettatura.
In questo quadro, prende forza la soluzione del farmer’s market (dall’inglese: mercato del contadino), in cui i produttori locali possono vendere le loro merci direttamente ai consumatori. In Italia al momento sono una cinquantina e sono diffusi a macchia di leopardo.
All’estero questi mercati sono realtà già consolidate, benché recenti (hanno cominciato a svilupparsi dal 2000 a oggi). In Francia e Gran Bretagna si sono conquistati spazi di mercato intorno all’8%. Negli Usa, Paese di cui spesso seguiamo le orme, sono cresciuti del 53% negli ultimi 10 anni. A oggi, ne esistono oltre quattromila in tutti gli States, di cui 500 nella sola California.
Ma qual è il risparmio che il consumatore finale può spuntare? «Si va dal 20 al 30%, per arrivare anche a un 50%, in casi estremi» spiega Lorenzo Bazzana, responsabile economico della Coldiretti. «Grande successo, in primo luogo, per frutta e verdura. A seguire vino, olio, formaggi e salumi. Piacciono molto anche i distributori di latte fresco a un euro, per chi si porta il contenitore da casa. Attualmente, ce ne sono 700 in tutta Italia».
Infatti i costi di trasporto e di logistica incidono moltissimo sul prezzo finale del bene. Nell’ortofrutta, in particolare, spesso si spende di più per il trasporto che per il bene in sé. Chi acquista prodotti locali fa anche un servizio al pianeta, diminuendo la quantità di carburante utilizzato e di conseguenza l’inquinamento globale.
Oggi sulle confezioni deve essere obbligatoriamente indicata l’origine. In futuro non è improbabile pensare di trovare anche la distanza percorsa dal prodotto, i kg di petrolio utilizzati, l’anidride carbonica emessa e il simbolo del mezzo di trasporto utilizzato.
Spesso le catene di supermercati si rivolgono all’estero più per avere prodotti tutto l’anno che non per i prezzi più competitivi (resi difficili, come si è visto, dall’aggravio dei costi di trasporto e logistica).
Dove in Italia
In principio è stato quello di Taranto. Il grande successo ottenuto lo ha reso una realtà quotidiana, aperta dalle 8.30 alle 14, in corso Umberto, una via del centro cittadino (Info: www.taranto.coldiretti.it). Quello di cui si è parlato di più e più recentemente è stato quello di Milano, aperto il mercoledì mattina, a partire da metà settembre per tre mesi. «Intanto è un esperimento. In base ai risultati, decideremo se renderlo stabile. Durante la prima giornata, c’è stata delusione per i prezzi, che i consumatori si aspettavano più bassi. In realtà, in relazione ai prodotti di qualità, erano convenienti. Nel corso della seconda, si è aggiunto un paniere di articoli a prezzi calmierati. E l’iniziativa è decollata» precisa Bazzana di Coldiretti.
I farmer’s market in Italia sono diffusi a macchia di leopardo, con periodicità variabile (Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto le regioni più presidiate). Nei siti tematici che ha realizzato (www.mercatidelcontadino.it e www.farmersmarket.it) c’è un motore di ricerca per trovare il farmer’s market più vicino. Oltre a novità, informazioni e curiosità sull’argomento.
QUANTO COSTA NON MANGIARE ITALIANO
PRODOTTO PROVENIENZA EURO/KG KM (*) EMISSIONE CO2 IN KG (**)
Prugne Sudafrica 4,99 8.500 12
Kiwi Cile 2,98 11.900 16,4
Meloni Brasile 1,80 9.200 12,8
Uva Sudafrica 4,40 8.500 12
Ciliegie Argentina 28 11.200 15,5
Fagiolini Egitto 4,49 2.100 3,4
Peperoni Spagna 2,59 1.500 2,7
Dati: elaborazioni Coldiretti.
(*) La distanza è calcolata dalla capitale dello Stato esportatore, fino a Roma.
(**) per l'emissione di CO2 è stato considerato il viaggio aereo tra le capitali, per il peso di un kg di prodotto.
TABELLA 2
QUANTO SI RISPARMIA AI FARMER’S MARKET
PRODOTTO PREZZI AL COMMERCIO (euro/kg) PREZZI MERCATO CONTADINO (€/Kg)
supermercato - dal contadino
Cipolle 1,95 1,00
Patate 2,45 0,80
Radicchio tondo 1,99 1,00
Mele Fuji 1,70/1,99 1,00
Pere Abate 1,99/2,68 1,50
Kiwi Italia 2,10/2,95 1,50
Carote 1,10/1,35 0,80
Cavolfiore 0,98/1,99 1,20
Dati: rilevazioni Coldiretti Emilia-Romagna
la testimonianza
«Ho venduto 5.000 kg di merce in quattro ore»
Giorgio Scotti, agricoltore di seconda generazione in un’azienda nei dintorni di Milano, racconta a Millionaire la sua esperienza come venditore al farmer’s market di Milano.
«Sono stato contattato dalla Coldiretti, per partecipare. A portarli a noi, la quantità e la qualità della nostra produzione. Fino a quel momento, non avevamo avuto alcuna esperienza di vendita diretta. Il primo passo è stato selezionare in azienda le persone da portare con noi. Infatti, un conto è raccogliere pomodori e un altro trattare con il pubblico. Abbiamo scelto le persone che ci sembravano più sveglie e maggiormente portate al rapporto interpersonale. Poi le abbiamo formate con un corso lampo. Alla cassa abbiamo messo chi abitualmente si occupava di amministrazione. Il primo mercoledì abbiamo avuto qualche difficoltà, ma già nel corso del secondo ci eravamo rodati e i risultati si sono visti. Abbiamo venduto il 50% in più della volta prima, arrivando a “far fuori” oltre 5.000 kg di merce in quattro ore. Vendendo direttamente al dettaglio e saltando così l’intermediario all’ingrosso, abbiamo potuto praticare prezzi inferiori del 40%. Per semplificare le cose, a noi e agli acquirenti, abbiamo introdotto il prezzo unico: un euro al kg, per tutte le verdure. Uniche eccezioni: le verze (un euro al pezzo), le zucchine (tre euro a cassa) e le patate (che costavano meno di un euro al kg). Il nostro unico limite, se vogliamo, è che portiamo solo i nostri prodotti. E quindi non possiamo offrire, per esempio, uva e ananas. Al banco eravamo in 12, fra familiari e dipendenti (pagati otto euro all’ora, più contributi). L’esperienza si sta dimostrando positiva, su un piano economico e umano. Il contatto col pubblico, che per noi è la vera novità, ci dà stimoli ed energia. Ma se il mercato dovesse diventare stabile, sarebbe necessario strutturarsi in maniera più solida. In modo da evitare le lunghe code che si creano davanti al banco».
A tutto bio
La bibbia degli estimatori del biologico è il volume Tutto Bio 2008, di A. Mingozzi e A. R. Bertino (i dati aggiornati su 6.000 operatori, di cui oltre 2.300 legati alla vendita diretta). Info: www.biobank.it (sul sito un calendario degli oltre 200 mercatini bio in Italia).
- Fattorie didattiche
Andare in gita dal contadino, far vedere ai bambini gli animali, raccogliere da soli la frutta e la verdura che serve, risparmiare e stare all’aria aperta. Il programma è allettante, per trovare la casina più vicina consultare www.fattoriedidattiche.net
- La social card
In arrivo da dicembre una carta che promette sconti e aiuti a chi ha redditi annui inferiori a 6.000 euro. Previsti sconti su acquisti e bollette e un bonus di 400 euro all’anno.
di Lucia Ingrosso -
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. L'articolo è pubblicato su Millionaire di novembre 2008.
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