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Business no packaging: è la novità del momento. Piacciono i negozi che vendono detersivi, pasta, olio, profumi... tutto rigorosamente sfuso. Senza confezione. I vantaggi? Prezzo al cliente inferiore anche del 50-60%e milioni di imballaggi in meno nell’ambiente. Secondo Coldiretti, oltre la metà dello spazio nella pattumiera di casa è occupato da scatole, bottiglie, pacchi con i quali sono confezionati i prodotti. Si va verso forme di distribuzione senza imballaggio. Meno packaging significa costi inferiori per tutti. Ma questi negozi possono rappresentare una nuova opportunità di business, tanto più che gli stessi ipermercati si stanno attrezzando per la vendita dei prodotti sciolti? Sì, rispondono gli esperti. A patto di garantire qualità, ampia scelta e servizio. Ovunque ci sono spazi per nuove attività, al Nord come al Sud. L’investimento iniziale non è elevato e con ricarichi che superano il 100%sui prodotti di nicchia e si può rientrare dall’investimento già al secondo anno. Molto diffusa nel Nord Europa, anche da noi sta tornando di moda la spesa a peso. Si adoperano per ragioni di igiene dispenser chiusi da cui, proprio come si fa per la birra, il prodotto viene spillato per la quantità desiderata. Alcuni negozi sono self service, in altri c’è l’ausilio del personale. I contenitori vengono portati da casa o si possono acquistare in loco e riutilizzati più volte. Di varia misura, in genere da 0,5 a 5 kg, costano da 0,50 a 1 euro e sono biodegradabili o fatti con materiali di riciclo. Una volta riempito il contenitore, si passa alla bilancia per la pesa e si incolla sulla confezione l’etichetta che oltre al prezzo riporta i componenti/ingredienti del prodotto e i consigli per l’utilizzo. Essendo prodotti non a marchio e senza contenitore, costano dal 20 al 70%in meno. «Tra i clienti più affezionati di questi negozi, oltre alle massaie a caccia di risparmio, sono tanti i trentenni che vogliono contribuire a ridurre quei 12 milioni di tonnellate di imballaggi a perdere che ogni anno si producono nel nostro Paese e che rappresentano il 40%dei rifiuti» dichiara Giuseppe Arnone, responsabile con Gateano Virdone del franchising Saponando. Tutto (o quasi) può essere venduto sfuso, compresi i cibi secchi per animali, profumi, acqua, pesce o verdure surgelate... L’idea della vendita sfusa è stata testata inizialmente, già qualche anno fa, sui prodotti per la pulizia della casa dove il risparmio è notevole, perché quelli di marca pesano nella nostra spesa per il 25-30%. Pochi sono invece per ora i negozi che propongono solo alimentari. Pasta, riso, cereali, legumi, frutta secca, caffè spesso vengono venduti in aggiunta ai detersivi. La stessa Coldiretti ha però rilevato che l’acquisto dei generi alimentari sfusi consentirebbe al consumatore notevole risparmio, dato che si tratta di prodotti il cui costo delle confezioni a volte supera persino il valore del contenuto. Un esempio? Il latte venduto tramite distributori automatici fuori dalle aziende agricole o nei supermercati costa il 60% meno. «Con lo stesso principio, noi stiamo lanciando l’apertura di negozi che vendono oli, aceti, liquori, vino, grappe spinati direttamente da bocce di vetro, anfore, botti e fusti» afferma Riccardo Carlassare, responsabile sviluppo Italia del franchising Vom Fass. «Chi vende olio e vino ottiene ottimi risultati promozionali organizzando degustazioni dei prodotti presso i ristoranti della zona o con giornate tematiche di assaggi in negozio» sostiene Carlassare. L’organizzazione da dare all’attività varia in base al genere di prodotti. Per i negozi di detersivi, per esempio, può bastare anche un locale di 30-40 mq: 15 erogatori tra lavapavimenti, lavapiatti, ammorbidente, sapone... Viceversa, per vendere oli, liquori e vino l’ideale sono 70-80 mq dato che i prodotti devono essere esposti nel migliore dei modi in botti, anfore, e recipienti simili, il cliente deve aver modo di girare per il negozio e assaggiarli prima di comprare e serve un angolo per il confezionamento dei regali. Nei negozi più piccoli basta una persona alla cassa mentre ne servono almeno due in quelli che offrono al cliente servizio di imbottigliamento e assistenza all’acquisto. «I luoghi più giusti per l’avvio di questa attività sono le città in zone semicentrali, dove l’affitto non è proibitivo, o i punti di grande passaggio. Ma ci si porta a casa lo stipendio anche in un paese di soli 5mila-10mila abitanti» sostiene Matteo Gravina, responsabile del franchising Il Detersivo alla Spina che prevede anche distributori di pasta, cereali, frutta secca. È sufficiente incassare 500 euro di media giornaliera. Se si avvia l’attività in franchising la merce viene fornita dalla casa madre e c’è chi concede all’affiliato gli erogatori in comodato d’uso. Altrimenti, per l’acquisto dei prodotti ci si può rivolgere a produttori di zona, contribuendo cosi anche allo sviluppo locale del territorio o alle maggiori aziende che vendono prodotti sfusi (per gli alimenti www.campagnamica.it, Ecor per cereali e legumi www.ecor.it, detersivi del commercio equosolidale di Lympha www.lympha.eu, Officina Naturae www.officinanaturae.com, saponificio Chizzoni & C. http://millebolle.iport.it). Il business “salva ambiente” piace anche alle pubbliche amministrazioni. Per incentivare nuove attività alcune Regioni, tra cui la Puglia, stanno mettendo in cantiere finanziamenti per l’acquisto degli erogatori, mentre il Piemonte ha sposato per primo nel 2006 il progetto “detersivi self service” per portare i detersivi alla spina nei supermarket. E per finire, un consiglio da Antonio Montefinale, esperto di creazione e marketing d’impresa (www.creaimpresa.it): «I piccoli imprenditori possono battere la concorrenza della grande distribuzione con l’ampio assortimento. Almeno 20 tipi tra detersivi e prodotti per l’igiene della persona, 10-15 formati di pasta, legumi e cereali e tutta la frutta secca con guscio. I prodotti devono essere di qualità superiore rispetto a quelli presenti sugli scaffali della grande distribuzione. Determinante inoltre il servizio al cliente».
Dal 2000 a oggi, la quantità di imballaggi finiti nella spazzatura è aumentata del 9%, ovvero un milione di tonnellate (fonte: Coldiretti)
Al dispenser si risparmia Latte -60% Riso -49% Pasta -34% Noci sgusciate -23% Fagioli borlotti -12% Detersivo -40%
Come si comincia
La burocrazia
PER TUTTI GLI ESERCIZI COMMERCIALI DI VICINATO SI RICHIEDONO:
›› Comunicazione al Comune di avvio attività commerciale;
›› Apertura Partita Iva e Conto fiscale;
›› Iscrizione al Registro imprese in Camera di commercio;
›› Iscirizione Inps e Inail; ›› Agibilità locali; ›› Valutazione del rischio L. 626/1994;
›› Comunicazione al Comune di orari di apertura e turni di chiusura;
›› Autorizzazione all’installazione di insegne e cartelli segnaletici;
›› Versamento tassa/tariffa igiene ambientale.
NEL CASO IN CUI SI VENDANO GENERI ALIMENTARI SONO OBBLIGATORI: ›› Dichiarazione al Comune di inizio attività nel settore alimentare (Dia);
›› Iscrizione al Rec (Registro esercenti il commercio);
›› Igiene degli alimenti (Haccp Hazard analysis and critical point);
›› Tessera sanitaria, nelle regioni che l’hanno reintrodotta.
Se si VENDONO ALCOLICI è obbligatoria inoltre la licenza fiscale dell’Utif, l’Ufficio tecnico imposte di fabbricazione - art. 14 dell’allegato A al D.L. Ltg. 26/04/1945, n° 223.
I FINANZIAMENTI PUBBLICI Per aprire un negozio alla spina non servono grossi capitali. Numerosi anche i contributi pubblici. Tra i principali si segnalano:
›› Autoimpiego D.lgs n. 185/2000 titolo II – Lavoro autonomo (ex l. 608/96 – prestito d’onore): per negozi con investimenti fino a 25mila euro, nel Mezzogiorno e al Centro-Nord in zone obiettivo o in deroga. www.invitalia.it
›› Autoimpiego, D.Lgs n. 185/2000 titolo II – Microimpresa: per società di persone, al Sud o al Centro-Nord in zone obiettivo o in deroga. www.invitalia.it
›› Fondi comunitari gestiti direttamente dalla Regioni ed erogati sotto forma di mutui a tasso ridotto, capitali a fondo perso, bonus fiscali... Da verificare presso l’Assessorato alle Attività produttive della propria Regione.
facciamo due conti
COSTO AL CLIENTE 1-1,50 euro al litro, per i detersivi. 1,5-2 euro al kg, per la pasta. 10-15 euro: spesa media a persona. 40 scontrini al giorno (c’è anche chi incassa più di 1.000 euro al giorno).
INVESTIMENTO INIZIALE 30MILA euro tra allestimento negozio e prima fornitura di detersivi, igiene alimentari, alimentari (per i dispenser, www.pasolini.it, www.quattroerre.com). 50MILA euro per l’apertura di un negozio di olio e aceto, vino e distillati.
RICARICHI SULLA MERCE 20-30%sul costo di acquisto di pasta e riso. 40-50%sui detersivi. 80-100%sui vini. 150%per oli e aceti.
UTILE 30-40%dei ricavi.
FATTURATO 300-400MILA euro all’anno.
di Monica Gadda -
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. L'articolo è pubblicato su Millionaire di gennaio 2009.
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