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Uomini che portano frutti |
Ogni confezione ha poi un valore aggiunto: comunica tutto il progetto che ha dietro: il rispetto della natura. E quello dell’uomo, anche se è disabile. Anche se ha una produttività meno elevata. Ma grazie al lavoro recupera la propria dignità e autonomia. È quello che succede ai dipendenti dell’Oasi. Nata nel 2000, dà lavoro a 30 persone. Dieci si occupano del parco, due ettari chiamato Arcipelago, coltivano le piante, gli orti, gestiscono gli impianti e le arnie per il miele. In modo ecosostenibile e con il principio della filiera corta. «Tra i nostri lavoratori, 18 hanno disabilità psichiche e cognitive, tre disabilità fisiche. Sono tutti assunti a tempo indeterminato. L’età media è sui 34 anni» spiega Annamaria Bianchi, cooperatrice sociale, che da sempre avvia e promuove cooperative e all’Oasi ha ruolo di presidente e responsabile del reparto confezioni. «Quelli che si occupano delle coltivazioni, d’inverno si convertono in operai e lavorano in un capannone, conto terzi, a piegature, incollaggi e assemblaggi. Lì avremmo bisogno di nuovi incarichi e di commissioni». Come assume i suoi impiegati la cooperativa? «I servizi sociali dei Comuni del nostro comprensorio ci segnalano quali disabili hanno bisogno di occupazione. Noi li assumiamo. E i Comuni, in base alla legge 321 sulla cooperazione sociale, fanno convenzioni con noi per lo svolgimento di certi servizi. Oltre alla coltivazione e produzione biologica, abbiamo divisioni che curano il verde e la pulizia delle strade». Insomma, i ragazzi dell’Oasi Mosaico si danno da fare. E il succo? Buono. Molto buono. Perché ogni uomo può portare molti frutti. Info: tel. 031 899757, www.cooperativamosaico.it
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