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Troppi ostacoli alla professione del commercialista

Ogni mille nuovi iscritti all'albo dei commercialisti ci sarà un solo nuovo studio professionale. Forse è questo il dato che fotografa meglio il disagio della nuova generazione che si accosta alla professione: un percorso lungo che prevede laurea, tre anni di praticantato, esame di Stato e si conclude intorno ai 30 anni.
A questo punto la prospettiva è solo quella di cercarsi un posto (discretamente) retribuito presso un commercialista senior. Dunque niente sogni miliardari. E' una questione di numeri, troppi i nuovi iscritti ogni anno rispetto alla potenziale clientela, ma anche di congiuntura economica. Mai come in questi ultimi due anni i commercialisti hanno subìto il contraccolpo della crisi economica tradottosi poi in grandi ritardi dei pagamenti, un problema che ha toccato tutti ma che ha ucciso soprattutto i piccoli studi. I giovani commercialisti lo denunciano da tempo: la crisi sta facendo chiudere chi si era lanciato nell'avventura in proprio e mette a rischio il posto a chi lavora presso altri. Tra le nuove generazioni poi esistono fasce particolarmente deboli: sono i ragazzi meridionali e le donne. Queste ultime rappresentano ormai la parte trainante della categoria, accedono alla professione più rapidamente e con maggiore facilità ma poi si ritrovano un muro quasi insormontabile in caso di maternità. Difficile mantenersi sul mercato e ancor di più mettersi al riparo dalle "trappole fiscali". Il rischio infatti è legato agli studi di settore: le professioniste in maternità vedono crollare il loro reddito e risultano "anomale" agli occhi dell'Agenzia delle Entrate. Non a caso l'associazione ha ufficialmente avanzato la proposta di esentare le professioniste dagli studi di settore almeno durante i due anni successivi alla maternità. Altro tema aperto all'interno della categoria è la sicurezza, le associazioni meridionali denunciano una condizione di doppia sofferenza: mentre il giro d'affari cala, cresce l'aggressività della criminalità organizzata, che rende sempre più rischioso l'esercizio della professione. Lontano dall'immagine del ricco commercialista, un curatore fallimentare guadagna in media circa 1.200 euro l'anno e per questi 100 euro al mese mette a repentaglio la sua incolumità. E' per questo che il Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti ha rivolto un appello al ministero degli Interni per l'istituzione di un osservatorio congiunto per monitorare e recepire tutte le segnalazioni di episodi di intimidazione nei confronti dei professionisti che svolgono incarichi per conto dei tribunali italiani. Proprio quelli che, forse, ricchi non lo diventeranno mai.
da Corriere della Sera, 9 marzo, pag. 13

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