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E io gioco alla guerra
Si chiama soft air (conosciuto anche come tiro tattico sportivo) è un gioco di squadra, basato sulla simulazione militare. Nato negli Usa come modalità di addestramento dei militari, si è perfezionato in Giappone, per poi arrivare in Italia negli anni Novanta. «Nella sua versione più elementare, il combat, due squadre si affrontano in un’area all’aperto di dimensioni definite. Un obiettivo (tipo: la conquista di una bandiera) li contrappone. Per raggiungerlo, si sparano addosso con una replica, cioè un’innocua arma giocattolo. Chi viene colpito alza la mano e si autodichiara escluso dal gioco» inizia Fabrizio Paolini, responsabile dell’ufficio legale Csen soft air. E se il giocatore colpito fa finta di niente? «Il gioco si basa sul fair play. Nelle gare ufficiali sono comunque presenti degli arbitri a certificare l’onestà dei giocatori» prosegue Paolini. In effetti, non c’è prova del fatto che un giocattore sia stato colpito. E questa è una differenza rispetto al paintball, uno sport simile al soft air, che però in Italia non è (ancora) consentito. Nel paintball sono sparate delle palline piene di vernice che si spaccano al contatto con l’obiettivo. Spararsi addosso, secondo gli appassionati, è però solo un mezzo e non il fine del gioco. «Nella sua versione più sofisticata, il soft air assomiglia da vicino a un gioco di ruolo. I giocatori hanno vari obiettivi da raggiungere: raccogliere indizi, leggere cartelli sorvegliati senza farsi vedere, allestire accampamenti notturni...Il fattore tempo è importante e incide sul punteggio finale. Queste sono gare dette “di pattuglia” e danno spazio più alla strategia che alla forza» illustra Elisabetta Salvucci, socia fondatrice dell’Asnwg (Associazione sportiva nazionale war games), appassionata e arbitro. Questo sport è adatto a tutti, a patto di avere una buona forma fisica (serve un certificato medico per pratica di attività sportiva non agonistica). È più gettonato dagli uomini e nella fascia 20-40 anni, ma le donne (attualmente un 15% circa) e i giocatori più maturi sono in aumento. Difficile quantificare il numero degli appassionati. «Direi intorno ai 18mila, ma in forte espansione. Si stanno avvicinando al soft air anche i praticanti di trekking e orienteering» spiega Paolini.I pregi di questo sport sono molti: si sta all’aria aperta, si fa trekking senza mai annoiarsi, ci si mette continuamente alla prova, sul piano fisico e nervoso». Altri vantaggi? «Fa bene, aiuta a scaricare stress e tensioni. Aumenta la resistenza fisica, la concentrazione mentale e la capacità di orientamento. E poi, come tutti gli sport di squadra, fa crescere l’affiatamento e insegna a lavorare per il gruppo» spiega Elisabetta Salvucci. Non a caso, il soft air è sempre più utilizzato nell’ambito di eventi motivazionali all’interno di aziende e gruppi di lavoro. I dubbi sorgono legittimi: ma non si tratta di uno sport pericoloso che per di più incita alla violenza? «Usare equipaggiamenti di ispirazione militare non deve far pensare che tutti i praticanti siano dei guerrafondai. Per il Csen ho realizzato un codice etico, che detta regole precise. Non esibire fregi militari, evitare zone frequentate da famiglie e bambini, ripararsi il viso con apposite protezioni. I praticanti devono iscriversi a un’associazione e stipulare così un’assicurazione, chiedere sempre l’autorizzazione per giocare sui terreni pubblici e privati. La percentuale di incidenti è comunque bassissima» prosegue Paolini. Nessuno nega l’esistenza di “mele marce”. «Ci sono le squadre e i giocatori più violenti. Ma a chi si vuole avvicinare a questo sport io consiglio di svuotarlo di quel significato “paramilitare” che potrebbe da un lato spaventare e dall’altro attirare» conclude Roberto Romano, appassionato di Reggio Emilia.

Testimonianza
«È come il trekking, ma con obiettivi da raggiungere»
Roberto Romano, 39 anni, racconta a Millionaire la sua esperienza da soft gunner. «Ho conosciuto questo sport grazie a un amico, tre anni fa, e mi sono subito appassionato. Mi diverte e mi scarica: è molto adrenalinico! Il combat è la versione più semplice. Nelle gare di pattuglia, che durano da 2 a 24 ore, ci sono invece vari compiti da assolvere e il combattimento passa in secondo piano. È come il trekking, ma in più dà degli obiettivi. Dopo la gara (io mi limito alle più brevi) ci si sente... stanchi! Giocando si impara a non essere primedonne, ma a darsi da fare per il bene della squadra. E poi il soft air rafforza la volontà nel perseguire gli obiettivi, anche quelli della vita di ogni giorno. A me non è successo mai nulla di spiacevole. Be’, a parte perdermi nel bosco e, sotto la pioggia, non sapere da che parte andare...».

Per saperne di più
LA GUIDA Si intitola Soft air for dummies, è realizzata dall’associazione sportiva Hell fish di Reggio Emilia ed è scaricabile gratuitamente su www.hellfish.it
LA RIVISTA Soft air adventures è la rivista mensile di riferimento del settore (in italiano). Attualmente in stand by, promette di ripartire a breve rinnovata e migliorata.
INFO: www.softairadventures.com
LE ASSOCIAZIONI Csen, Centro sportivo educazione nazionale soft air, tel. 051 18899737, www.csen-softair.it. Asnwg, Associazione sportiva nazionale war games, tel. 0765 456150, www.asnwg.it
SHOPPING ON LINE Su Militaria (www.militaria.it), Soft air magenta (www.softairmagenta.it) Safara soft air (www.safarasoftair.com).

di Lucia Ingrosso - Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo . L'articolo è pubblicato su Millionaire di gennaio 2009.

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