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Suoniamo o registriamo?
Cresce la voglia di fare e ascoltare musica. E nella crisi generale del mercato discografico c’è chi vive nuove opportunità di business. Soffrono le grandi major e gli studi più affermati, ma godono di buona salute etichette, sale prova per gruppi amatoriali, studi di registrazione più piccoli e dinamici. Ma per chi vuole buttarsi nel settore, quali sono i primi passi? Innanzitutto è necessario fare una scelta.
Aprire una sala prove, cioè uno spazio con tutto il necessario per suonare, oppure un vero studio di registrazione, con la possibilità di incidere e mixare demo e album? Si tratta di due attività diverse, che prevedono una strumentazione diversa (“da battaglia” e adatta a un uso intensivo per le sale prove, più raffinata e delicata per gli studi di registrazione). Chi volesse fare entrambe le cose, dovrebbe quasi necessariamente allestire due sale, il che implicherebbe un investimento non indifferente, senza considerare poi le esigenze di personale.

Sala prove o studio di registrazione?
La sala prove è la strada più facile e il business più immediato: è sufficiente un investimento contenuto e ci vogliono meno competenze. Naturalmente, rispetto a uno studio di registrazione, la sala si affitta a un prezzo più basso e c’è maggiore concorrenza. «La sala prove è l’attività ideale per chi vuole iniziare con una piccola cifra. I costi sono bassi, si rientra in fretta e la richiesta è infinita» consiglia Pierluigi Ferrantini, vocalist dei Velvet rock band che possiede lo studio CoseComuni di Roma. Per iniziare bastano anche soltanto due sale, per poi allargare il giro in un secondo momento. Lo studio di registrazione è invece una scelta più impegnativa: bisogna fare un investimento più alto e avere un profilo professionale più competente. Ma è anche l’attività che dà potenzialmente margini di guadagno più alti: l’affitto di una sala può costare anche duemila euro al giorno, a patto di trovare la giusta nicchia di mercato.

Di Giuliano Pavone - Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo . L'articolo è pubblicato su Millionaire di gennaio 2010.

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