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Non mangiarti le unghie
La ricostruzione delle unghie crea dipendenza. Chi si abitua ad averle belle, brillanti e glamour non riesce più a farne a meno, rivelano gli addetti ai lavori. Così anche in Italia si diffonde a macchia d’olio la moda della ricostruzione artistica, che dagli anni 70 è partita negli States, per arrivare negli anni 80-90 in Europa, soprattutto al Nord, e dopo il 2000 da noi. Si diffondono i centri specializzati e gli operatori che svolgono l’attività a domicilio.
Ma come si inizia il mestiere? Quali i primi passi da compiere? Il cuore di un centro per la ricostruzione è l’onicotecnico, cioè il tecnico delle unghie: prepara l’unghia e vi applica strati di prodotto, che fissa nel caso del gel con una lampada Uva, nel caso dell’acrilico con l’esposizione all’aria. Dopo la limatura e la rifinitura, procede alla decorazione, con smalti alla moda e applicazioni. Dietro un lavoro perfetto, ci sono ore di apprendimento e di pratica. Gli onicotecnici nel nostro Paese non hanno il riconoscimento professionale di una legge nazionale. Ogni Regione o Comune decide i criteri con cui accordare a un tecnico la possibilità di aprire un’attività. Molti richiedono un diploma da estetista, sebbene nelle scuole di estetica si dedichino solo poche ore all’onicotecnica. Questo dictat ha favorito la diffusione di nail center con abbinata attività estetica, dove l’estetista di fatto affianca l’onicotecnico. Altra alternativa: le postazioni per la ricostruzione in centri estetici o parrucchieri. Terza possibilità: nail center autonomi o in affiliazione. C’è poi la possibilità dell’attività a domicilio, proprio o del cliente: anche in questo caso il tecnico deve aprire la Partita Iva presso l’Ufficio delle Entrate, richiedendo il  codice di riferimento 93.05.0 (applicazione delle unghie artificiali senza uso di prodotti cosmetici).

di Silvia Messa - Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo . L'articolo è pubblicato su Millionaire di febbraio 2010.

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