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Giordania, diario di viaggio
Porsi come prima meta Petra e seguire le tracce di Lawrence, tra castelli medievali, rovine greco-romane e deserti colorati, è solo uno dei tanti itinerari possibili per scoprire le meraviglie di questo Stato che fa da tramite, geograficamente, economicamente e culturalmente, tra i Paesi arabi, Israele e l’Europa. Ma le attrattive della Giordania sono molte. E la superficie limitata del territorio rende possibile una visita completa nell’arco di una settimana. Qualcuno ha deciso di fermarsi di più. Ilaria Dei, 34 anni, è nata in provincia di Firenze, ma ha passato gli ultimi 20 anni in giro per il mondo e a Dublino, lavorando per United Airlines. Tre anni fa ha accettato una proposta dalla Jordan Tours and Travel e si è trasferita a Wadi Musa, accanto a Petra. Un cambiamento radicale: clima, abitudini, usanze. Ora è una donna che lavora, in un Paese arabo. Mentre ci parla, a Milano, a gennaio, sfarfallano fiocchi di neve. E lei ha davanti farfalle vere che svolazzano nel sole. «Aprire la finestra e vedere le montagne colorate di Petra mi ripaga di tutto» confessa. Ma i motivi per cui Ilaria raccomanda la Giordania come meta sono più che artistici. «È un paese accogliente, ospitale. Basta non dare l’impressione che si venga qui come colonizzatori. Sono gentili, curiosi e si ha una netta sensazione di sicurezza. La gente è contenta di vivere qui. Si percepisce benessere. Ci sono poveri, ma nessuno fa la fame. L’inglese è parlato ovunque, è facile farsi capire». L’impressione, poi, è che per finanzieri e aziende occidentali, il Paese moderato, con un governo stabile e aperto al dialogo, sia un luogo sicuro dove fare affari e investire. Un punto dove tra israeliani e arabi, pur tra controlli di frontiera esasperanti, polemiche per furti di acque e trascorsi storici, i mitra restano silenziosi e freddi.

di Silvia Messa - Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo . L'articolo è pubblicato su Millionaire di febbraio 2010.

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