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Pių produttivi lavorando da casa |

Nel solo 2009, grazie a 148 dipendenti in telelavoro in Italia, la multinazionale delle telecomunicazioni Ericsson ha fatto risparmiare 2.636.859 km ai mezzi di trasporto pubblici e privati e ha sgravato l'ambiente di 369,16 tonnellate di emissioni di CO2.
Nello stesso periodo nel nostro Paese, il colosso della consulenza Accenture, grazie a 350 persone in remote working per soli uno o due giorni la settimana, ha risparmiato 80 tonnellate di petrolio equivalente per il riscaldamento degli uffici. A metterla sul riduttivo il cosiddetto telelavoro e l'anglosassone remote working (si agisce da una qualunque postazione esterna all'azienda) hanno un effetto immediato: sostituiscono le telecomunicazioni ai trasporti riducendo così l'impatto ambientale. Ma la virtuosità di questa forma di lavoro non ha solo un valore sociale, porta anche grossi vantaggi alla persona (miglioramento del bilancio vita-lavoro) e all'azienda. «Abbiamo calcolato un aumento produttivo individuale compreso tra il 10 e il 45%», conferma il direttore risorse umane e organizzazione. Eppure l'Italia (assieme alla Francia) ha ancora la maglia nera europea per la diffusione del telelavoro, con il 4% di lavoratori impegnati contro il 27% dei Paesi scandinavi e il 20% degli Usa. Tutto perché molte aziende (soprattutto piccole, ma sono la maggioranza) pensano che, contrariamente alla realtà, valga l'equazione: lavoro a distanza = mancanza di controllo gerarchico = scarsa produttività. «È una situazione che sta tuttavia cambiando rapidamente in meglio perché stanno aumentando le aziende disponibili. È una tendenza inarrestabile, spinta dall'evoluzione della tecnologia». È una formula applicabile in qualsiasi azienda, perché tutte hanno funzioni interne e amministrative, non solo le imprese di servizi.
da Corriere della Sera, 14 maggio, pag. 49
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