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L'isola dell'energia rinnovabile
Ha coste basse e sabbiose, sferzate dal mare del Nord. E pianure verdeggianti coltivate a patate, grano e fragole. Samsø, isola danese protesa nel Kattegat, non è un posto da sogno ma è capace di farci sognare lo stesso. L’isola oggi ha 21 turbine eoliche, di cui 10 a mare, alcuni impianti di riscaldamento a energia rinnovabile e una quantità enorme di pannelli solari. La popolazione usa solo elettricità pulita e per il 70% si riscalda con fonti alternative. Ma quello che rende Samsø speciale è il coinvolgimento economico, emotivo e sociale di tutta la comunità: 4.200 persone, in prevalenza agricoltori, che fino a dieci anni fa non distinguevano una turbina da una rapa. L’artefice di questo “miracolo” ha un nome: si chiama Søren Hermansen, ha 49 anni e ha iniziato tutto per caso. Nel 1997 il ministero dell’Ambiente e dell’Energia danese promuove una gara sulle energie rinnovabili: per partecipare occorreva presentare un progetto che spiegasse come ridurre l’uso dei combustibili fossili su piccoli territori. Un ingegnere presenta un progetto su Samsø e vince la gara. E Samsø viene proclamata “isola dell’energia rinnovabile”. Ma solo sulla carta. Non riceve finanziamenti, né aiuti né sgravi fiscali. Gli isolani, poi, rimangono sbalorditi da questa vittoria. Il problema energetico non se lo sono mai posto e continuano a importare elettricità via cavo dalla terraferma e a riscaldarsi con il gasolio che arriva con le navi cisterna. Ma Søren Hermansen intravede l’opportunità. Insegnante di scienze ambientali nella scuola dell’isola, Søren è nato e vive da sempre a Samsø. Suo padre era agricoltore, ma lui non si sentiva tagliato per questo mestiere, così a suo tempo ha dato le terre in affitto. «Quando il governo ha stanziato i primi fondi (40mila euro), mi sono fatto avanti per avviare il progetto» ha raccontato Søren a Millionaire. «Sono stato il primo impiegato dell’Ufficio per l’ambiente e l’energia, un’organizzazione non governativa che fa parte di un network internazionale sulle energie rinnovabili, ma i fondi riuscivano a coprire solo metà della mia giornata. Per l’altra metà lavoravo gratuitamente». Il progetto è ambizioso: costruzione di 11 turbine eoliche terrestri che producano elettricità per tutta l’isola, il 60% delle case raggiunte da un impianto di riscaldamento comune e il 108 Danimarca prima al mondo 40% da impianti individuali alimentati con energie rinnovabili, ricerca di fonti energetiche alternative per i mezzi di trasporto, costruzione di 10 turbine offshore. Il tutto da realizzare in 10 anni. E con costi significativi: basti pensare che una turbina terrestre costa 600mila euro e una offshore due milioni. «Ma la grande difficoltà è stata convincere la gente» dice Søren. «Organizzavo riunioni su riunioni per spiegare l’opportunità. Conosco la mia gente, è molto conservatrice, e sapevo che nessuno avrebbe fatto il primo passo prima che lo facesse il suo vicino. Così, ho puntato proprio su questo aspetto: ho detto loro che quello delle energie rinnovabili era un modo per lavorare tutti insieme su un progetto comune e garantire un futuro all’isola». Passano i mesi, poi gli anni. Søren non smette mai di parlare alla gente. Parla e offre birra. Poi qualcosa si muove: gli isolani cominciano ad aderire al progetto, e il meccanismo sociale “a catena” che prima lo bloccava inizia a girare a suo favore. «Dedicarsi al progetto era diventato una specie di sport» osserva Søren. Tra il 1999 e il 2000 vengono erette le turbine eoliche terrestri, nel 2002 viene costruito il primo impianto di riscaldamento che brucia la legna, nei due anni successivi quelli alimentati a paglia: le balle di paglia (ognuna equivale a 200 litri di petrolio) vengono immesse in una caldaia che riscalda l’acqua a 150 gradi, poi l’acqua bollente è trasportata da un impianto sotterraneo nelle case, dove può essere usata per produrre riscaldamento e acqua calda. I tetti delle abitazioni vengono rivestiti di pannelli solari, e si fanno le prime sperimentazioni sull’olio di canola come combustibile per le auto. Samsø raggiunge il suo obiettivo nel 2005, con tre anni di anticipo sul previsto. «Il coinvolgimento degli abitanti è stato totale» continua Søren. «Non solo dovevano decidere di sostituire le loro caldaie a gasolio con un sistema di riscaldamento a pompe di calore, o installare pannelli solari sui loro tetti, ma avevano la possibilità di investire i loro soldi nei nuovi impianti». E qui sta l’aspetto rivoluzionario dell’intero progetto. Ci sono privati che hanno acquistato intere turbine, altri che si sono organizzati in cooperative. Ma hanno investito anche società locali, oltre al comune di Samsø, che ha acquistato cinque turbine offshore. «Lo Stato interviene con un sussidio del 20%per gli impianti a energia rinnovabile e garantisce contratti decennali e a prezzo fisso per l’acquisto di energia eolica, grazie ai quali l’investimento in una turbina dovrebbe essere ripagato in otto anni» aggiunge Søren. Energia pulita e gratuita, ritorno sugli investimenti, visibilità in tutto il mondo e, non ultimo, capacità di creare lavoro: turbine e impianti di riscaldamento sono stati costruiti grazie alla manodopera locale. Hermansen ha realizzato, in piccolo, quello su cui i più grandi potenti della terra stanno dibattendo da anni. Ha dimostrato che, in un mondo ideale in cui esiste collaborazione per un obiettivo comune, il problema delle emissioni di anidride carbonica potrebbe essere risolto. «Il mio motto è: pensa localmente e agisci localmente. Ogni singolo cittadino deve essere coinvolto, perché in gioco c’è la nostra vita sulla Terra. E poi noi danesi siamo un popolo di agricoltori: crediamo nell’autosufficienza». Søren Hermansen è stato nominato dalla rivista americana Time “eroe dell’ambiente 2008”, tiene seminari in tutto il mondo e dirige l’Accademia dell’Energia a Samsø, fondata nel 2006, che organizza corsi e seminari sulle prospettive future dell’isola. INFO: www.energiakademiet.dk

Danimarca prima al mondo
Samsø è una delle 400 isole della Danimarca: si trova geograficamente al centro del Paese, nel Kattegat, il braccio di mare che separa la penisola danese dalla Svezia. Come il resto della Danimarca, ha coste basse e sabbiose (che rendono possibile l’installazione di turbine offshore), è prevalentemente pianeggiante e battuta dal vento. La storia della progressiva trasformazione energetica di Samsø riflette quella del resto della Danimarca. Oggi sono ben cinquemila le torri eoliche sparse in tutto il Paese, che producono un quinto del suo fabbisogno elettrico. La Danimarca, come Samsø, è completamente autosufficiente ed esporta una parte dell’energia che produce. È anche l’unico Paese al mondo ad aver diminuito le emissioni di CO2 (del 18%, quasi tre volte l’obiettivo prefissato dal protocollo di Kyoto).

2009: l’anno del clima
Non c’è tempo da perdere: la concentrazione di anidride carbonica nell’atmosfera deve cominciare a declinare entro 10-15 anni. Soltanto così l’aumento medio della temperatura globale, quello che tanti danni arreca alla salute dell’uomo e alla sopravvivenza degli ecosistemi naturali, rimarrà al di sotto dei 2 °C, limite massimo per evitare una catastrofe naturale. Ci aveva provato il protocollo di Kyoto, che imponeva una riduzione delle emissioni di anidride carbonica di almeno il 5% entro il 2008-2012 (per l’Italia il 6,5%). Ma le emissioni dal 2000 a oggi sono aumentate almeno quattro volte più velocemente rispetto agli anni Novanta. Ci riprova il Global Deal, il nuovo accordo globale sul clima previsto a dicembre 2009 a Copenhagen, ultimo incontro di un calendario fittissimo di eventi che si svolgeranno lungo tutto il 2009, anno internazionale del clima. Obiettivo: ridurre le emissioni dei gas serra dei Paesi industrializzati del 30% (rispetto ai livelli di emissione del 1990) entro il 2020 e dell’80% entro il 2050. Il che significa un mondo a carbonio zero. INFO: www.wwf.it

i numeri di Samsø
100 kmq
4.200abitanti
11turbine eoliche terrestri: producono 26 milioni di kilowattora di elettricità all’anno, quanto basta per soddisfare la domanda di elettricità dell’isola.
10 turbine eoliche offshore: producono 80 milioni di kilowattora di elettricità all’anno, che viene esportata.
4 impianti che processano le biomasse (paglia e legno).
55 MILIONI di euro: costo dell’intero progetto.

di Tiziana Tripepi - Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo . L’articolo è pubblicato su Millionaire di febbraio 2009.

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