Pensare che Facebook sia il solito successo made in Usa fabbricato a tavolino? La verità è molto diversa... Eduardo Saverin e Mark Zuckerberg erano studenti di Harvard e grandi amici, accomunati da intelligenza straordinaria, eccellente curriculum scolastico e ottima posizione sociale. Alla fine, due geek con la testa nei libri, emarginati e privi di sex appeal. Eduardo cercava di risolvere il problema corteggiando le confraternite ulraesclusive dell'ateneo: conquistarne l'ammissione conferiva un immediato status nella spietata gerarchia del campus. Mark, genio indiscusso del computer meno interessato a quello che pensavano di lui i maschi alfa del branco, applicò nella strategia dell'autopromozione un metodo più diretto e personale, totalmente innovativo. Una notte, senza un obiettivo preciso in mente, violò il sistema informatico dell'università, mise insieme un gigantesco database di tutte le studentesse e... il resto è storia. Era nata l'idea che si sarebbe trasformata in Facebook, il fenomeno di costume che ha cambiato le abitudini di milioni di individui. Ironia della sorte, il social network concepito per far incontrare le persone ha alla fine diviso i suoi creatori: la febbre del denaro facile e di una vita a cinque stelle ha dissolto l'amicizia fra Eduardo e Mark. E così i due giovani geek hanno pagato il prezzo dell'ingresso nel mondo degli adulti, fatto di finanzieri, falchi e avvocati. Resta l'avventura di due 20enni che, giocando fuori e contro le regole, hanno avuto l'intuizione giusta al momento giusto. Una incredibile case history aziendale, ma scritta come lo farebbero Bret Easton Ellis o Nick Hornby, fra modelle da capogiro, feste da sballo, ex enfant prodige della new economy, soldi a palate e due gemelli campioni di canottaggio che rivendicano la paternità dell'idea del secolo.
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