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Segreti e astuzie per colloqui vincenti
«Guardi che 300 euro al mese non mi sembrano pochi di questi tempi. Non crede?». Se per un lavoro di 8 ore al giorno per 6 giorni la settimana questa è la proposta, fate come Greta Abati, non perdetevi d'animo. Non siete i soli ad aver fatto il colloquio più pazzo del mondo. Potrebbero anche chiedervi una prova gratuita, che tipo di biancheria usate o semplicemente essere definiti dei "bamboccioni". Basta leggere le testimonianze che www.Infojobs.it ha raccolto in «Sei stato candidato», la prima user generated guide del mondo del lavoro, da oggi scaricabile on line. La guida raccoglie una selezione delle testimonianze scritte dagli utenti sul sito www.seistatocandidato.it, dove da gennaio chiunque poteva raccontare le esperienze vissute durante un colloquio di lavoro. I consigli sono dunque frutto di esperienze sul campo. «Arriva puntuale. Non fumare prima di entrare, stretta di mano e sorriso, non essere timido né indifferente, argomenta le domande. Prepara tre pregi e tre difetti, non contraddirti, disponibile ma non troppo, mai vendersi per ciò che non si è. Ascolta bene le domande che ti vengono rivolte. Assumi un atteggiamento low profile. Il colloquio di lavoro è come un primo appuntamento: bisogna dare il meglio di sé senza strafare». Anche il team di Infojobs dà consigli: «Valorizzare solo le competenze richieste nell'annuncio e gestire la sindrome da "primo della classe". Adattare il curriculum alle agenzie di selezione del personale valorizzando il know how richiesto, personalizzare sempre la lettera di accompagnamento. E ancora: domandarsi se quel lavoro interessa veramente, essere decisi e dimostrare che flessibilità e determinazione sono importanti». Ma è nel capitolo «Bambini a bordo» che si leggono le difficoltà maggiori: molte aziende si spaventano di fronte alle donne. Temono che una volta assunte, non abbiano altro pensiero che la famiglia e i figli. Da qui le domande imbarazzanti. Nella lotteria occupazionale, sono tanti i numeri da giocare: un mix di coraggio, savoir faire, eleganza, serietà, perché «dove la fortuna e la casualità possono essere più determinanti di un titolo di studio, di una competenza, di un'esperienza consolidata, nella maggior parte dei casi, la fortuna (o la sfortuna) la determiniamo solo noi stessi».
da Il Sole 24 Ore, 23 giugno

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