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I nuovi mestieri della green economy

Duecentomila green jobs già creati e altri 800mila in arrivo. Le rinnovabili che continuano a crescere e coprono l'11% dei consumi energetici. Dodici miliardi di euro di fatturato prodotto dagli sgravi fiscali per l'eco edilizia. Un'impresa su tre ha deciso di scommettere sulla sfida ambientale.
È il ritratto della Green Italy, per usare il titolo della ricerca curata dalla fondazione Symbola e da Unioncamere che verrà presentata venerdì. Il dato di partenza è uno spaccato sulle piccole e medie imprese italiane, quelle che hanno tra 20 e 499 dipendenti: il 30% punta sulla green economy come strumento per superare la crisi. Il rapporto Symbola-Unioncamere documenta come i vantaggi che verrebbero annullati dalla Finanziaria siano consistenti. Ad esempio lo sgravio fiscale del 55%, oltre al giro d'affari da 12 miliardi, ha portato un saldo positivo dal punto di vista dei benefici economici. In attivo vanno conteggiati 3,3 miliardi di euro di imposte, 3,8 miliardi di rivalutazione degli immobili, 3,2 miliardi di risparmio sulla bolletta energetica. E l'effetto volano che ha tamponato l'impatto della crisi trasformando il lavoro nero in lavoro verde. E poi ci sono i nuovi mestieri negli altri settori interessati dalla rivoluzione verde (in Europa si contano già 3,4 milioni di green jobs): i climatologi che pianificano gli interventi per fronteggiare gli effetti del caos climatico; i diplomatici dell'ambiente per seguire i negoziati internazionali: i faunisti che lavorano alla ricostruzione degli habitat danneggiati: i pedologi che intervengono sul riassetto territoriale e sulle bonifiche; gli esperti in rischi che propongono soluzioni per ridurre il pericolo. Proprio la ricchezza delle tipologie di green jobs (oltre 80 figure professionali) dimostra che l'economia verde non è un settore ma un nuovo modo di pensare il sistema produttivo. Da una parte le merci vengono riprogettate tenendo conto dell'intero ciclo di vita. Dall'altra parte nasce un diverso equilibrio tra oggetti e servizi, con l'ago della bilancia che si sposta lentamente dal possesso all'uso, dall'acquisto di un bene a quello di una funzione. I segnali di questo cambiamento sono ormai visibili. Nel campo delle rinnovabili tra 2000 e 2009 i consumi di energia da fonti rinnovabili sono passati dal 6,9 al 10,7%. Nel tessile cresce il mercato del tessuto biologico. Nella ceramica si è puntato sul riutilizzo degli scarti di produzione. Nel settore della carta si è arrivati al record del 56,5% di materie prime che vengono dal macero. In agricoltura l'Italia è il maggiore esportatore mondiale di prodotti bio per un valore di 900 milioni di euro.
da La Repubblica, 13 luglio, pag. 21

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