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In Cammino verso Santiago |
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Giovedė 01 Settembre 2005 |
Quasi 800 chilometri e un milione di passi. Dai Pirenei a Santiago de Compostela. Trenta giorni di cammino a piedi lungo rettilinei sterrati, viottoli e antichi selciati che costeggiano monasteri, case e paesini. Il Cammino di Santiago, in Spagna, è il più famoso pellegrinaggio del mondo. Ogni anno, migliaia di persone si mettono in viaggio per visitare la tomba dell’apostolo San Giacomo, nella cattedrale di Santiago de Compostela. Nel 2004, oltre 179 mila pellegrini sono arrivati qui: la maggior parte a piedi, qualcuno in bicicletta o a cavallo. In macchina o in moto. Tutti spinti da un motivo diverso. C’è chi si mette in cammino per il bisogno di ritrovarsi, chi per riflettere, chi per misurarsi in una sfida fisica e mentale, chi per motivi religiosi o culturali. Francesi, spagnoli, italiani, ma anche inglesi, cechi, polacchi e brasiliani percorrono il Cammino, consapevoli che l’importanza del viaggio non è nella meta ma nel cammino stesso.
Ma che cosa spinge persone di ogni età e diversa cultura a sopportare 30 giorni di grande fatica? Per saperne di più, Millionaire ha parlato con Jas Gawronski, scrittore, europarlamentare e senatore, pellegrino a Santiago e autore del reportage Il Cammino di Santiago (Meridiani Le grandi vie, Editoriale Domus).
Perché questa esperienza?
«In passato, durante i miei viaggi in Spagna, mi è capitato diverse volte di incrociare il Cammino di Santiago e i suoi pellegrini. Questo fenomeno mi attraeva. Mi colpivano soprattutto la costanza e la determinazione che i pellegrini riuscivano a trasmettermi, nonostante la fatica, nonostante il clima, nonostante le vesciche ai piedi e i molti chilometri che ancora li separavano dalla meta. Appena mi si è presentata l'occasione di investigare più da vicino il Cammino di Santiago, l'ho colta senza esitazioni. Quale miglior modo, se non quello di provarlo sulla mia pelle, per scoprire problemi, usi e costumi e tutti quei piccoli dettagli che fanno del pellegrino un vero pellegrino?».
A chi lo consiglierebbe?
«A tutti. A chiunque voglia arricchire la sua esistenza, senza discriminazioni di età, sesso o religione».
E' un cammino pesante?
«Più che un cammino pesante, lo definirei “un cammino pensante”. Paragonerei il Cammino a quelle scalate in cui le parti più ripide e faticose sono all'inizio e man mano si trasformano quasi in una passeggiata. Ciò è dovuto, in parte, alla soddisfazione di superare uno sforzo fisicamente e psicologicamente molto impegnativo. Ma anche al fatto che durante il cammino si è colti da una tale passione, che nulla sembra impossibile. Una curiosità: la maggior parte dei pellegrini che percorre il Cammino a piedi, una volta giunti di fronte alla Cattedrale, non si precipitano all'interno, ma rimangono seduti sul selciato, quasi a voler prolungare ancora di poco la dimensione del viaggio».
di Eleonora Chioda (
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). L'articolo è pubblicato su Millionaire di settembre 2005.
L'articolo è pubblicato in versione integrale nella sezione pezzi "storici".
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