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Sabato 01 Ottobre 2005 |
La notizia risale al 24 agosto scorso: Lance Armstrong (www.lancearmstrong.com), il ciclista americano famoso in tutto il mondo per aver vinto il Tour de France per sette volte consecutive, avrebbe fatto uso (nel 1999) di Epo, una sostanza dopante oggi vietata dal regolamento. L’accusa arriva dal quotidiano sportivo francese l’Equipe, che ha pubblicato i risultati di analisi compiute con una nuova tecnica di indagine sulle urine. Vero, falso? Alla replica immediata dell’americano, che ha parlato di “caccia alle streghe”, si sono aggiunti i commenti di Jean Marie Leblanc, direttore del Tour, che ha dichiarato di sentirsi “tradito” da Armstrong, e di Dick Pound, direttore del Wada l’agenzia mondiale anti doping, che ha annunciato di voler fare luce sulla vicenda. La questione, al momento in cui scriviamo (15 settembre), sembra destinata a risolversi nel nulla: sia perché i fatti sono già caduti in prescrizione e non sono più soggetti ad azione disciplinare, sia perché Armstrong ha annunciato di non essere disposto a spendere un milione e mezzo di dollari in un’azione legale contro l’Equipe. Una macchia, quella del sospetto doping, che non ha intaccato il fenomeno Lance Armstrong: 34 anni, tre figli, una nuova futura moglie (la cantante Sheryl Crow), 12 milioni di euro l’anno solo con le sponsorizzazioni, sette volte vincitore del Tour de France, l’unico malato di tumore diventato invincibile. La sua storia parte in Texas, da Plano, un sobborgo di Dallas nel 1971. Molte biografie di Lance iniziano con la stessa frase: una vita degna di un film. La madre, incinta a 17 anni, per mantenersi, lavorava come cassiera. All’età di sette anni lui aveva due problemi: le percosse del patrigno e la bassa posizione sociale. «A Plano se non eri un giocatore di football, non esistevi e se non appartenevi all’alta borghesia, non esistevi ugualmente» ricorda nella sua autobiografia. La via d’uscita? Trovare qualcosa in cui eccellere. Iscritto per caso all’età di 13 anni a una gara di di triathlon (una combinazione di ciclismo, nuoto e corsa), Armstrong vince senza nemmeno allenarsi. Poco tempo dopo, altra gara, altra vittoria. E poi un’altra ancora. «Nel triathlon ero migliore di tutti i ragazzini di Plano. Mi piaceva quella senzazione (…). Stavo scoprendo che quando si trattava di stringere i denti, vincevo. Quando si trattava di soffrire, ero bravo».
di Maria Spezia (
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). L'articolo è pubblicato su Millionaire di ottobre 2005.
L'articolo è pubblicato in versione integrale nella sezione pezzi "storici".Per scrivere un commento č necessario registrarsi a Millionaire.it Accedi ai nostri servizi oppure registrati gratuitamente |