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Vent'anni di carriera ad alto livello, poi a 43 anni dice basta e molla tutto. Si licenzia, lascia Milano, va a vivere al mare e scala la marcia. Simone Perotti, ha scritto il libro Adesso basta. Lasciare il lavoro e cambiare vita, in cui racconta la sua esperienza (Chiarelettere, 14 euro). Lo abbiamo incontrato in un caffè di Milano. Abbronzato, sorriso contagioso, dà l'impressione di uno che ha trovato la sua strada. E il suo equilibrio. Vive a La Spezia in una casa che ha ristrutturato da solo, scrive e va per mare.
Rimpianti?
«Proprio no. Quando mi hanno offerto un lavoro da 600mila euro all'anno, non ci ho pensato neanche un minuto. Ho detto di no già durante la telefonata, senza neanche arrivare al colloquio».
Che cosa ti ha portato a questa scelta radicale?
«Sono di Frascati, ho studiato Lettere a Roma, perché volevo fare lo scrittore. Ho pubblicato sì dei libri, ma la mia vita è stata dedicata alla carriera come manager, in aziende e agenzie, italiane e internazionali. Nel 1999, con la fine del mio matrimonio, si è conclusa la mia prima vita. Ho lasciato Roma e sono venuto a lavorare a Milano, sempre con impieghi di grande prestigio e responsabilità. Ero diventato dirigente a 28 anni, ma già allora sapevo che non avrei fatto quella vita per sempre. Mi andavano strette troppe cose: lo stress, il traffico, la mancanza di tempo e di libertà, dover passare tanto tempo con persone che non mi interessavano, non poter seguire i miei hobby. Così, ho cominciato a focalizzarmi sul modo in cui avrei potuto costruirmi un'altra vita».
Come ti sei preparato il terreno?
«Amo andare in barca. A un certo punto, ho cominciato a prendere lezioni, a formarmi. In questo modo, da un certo momento in poi, ho potuto cominciare a guadagnare qualcosa facendo lo skipper. Questo è un punto fondamentale: chi riesce a trasformare una propria passione da voce di spesa a fonte di guadagno fa un grosso passo in avanti. Chi ama viaggiare, può lavorare come guida; chi ama la falegnameria può realizzare mobili e venderli...».
Ma quanto conta il denaro per riconquistare la libertà?
«È fondamentale. Io ho fatto un budget di vita, cioè un bilancio di tutto ciò che mi serviva per vivere bene. Per una persona psicologicamente sana, al di là dei beni di prima necessità, le cose fondamentali sono pochissime. Bisogna capire cosa ci serve, cosa ci piace e cosa ci emoziona. E poi valutare quanto costa».
Quali sono le voci di spesa che è più facile tagliare?
«In primo luogo, bisogna fare attenzione ai condizionamenti della pubblicità. Spesso cambiamo il telefonino in uno slancio consumistico, non perché lo vogliamo davvero. Rinunciare all'auto è una mossa intelligente: andare in bicicletta o a piedi permette di risparmiare non solo soldi, ma anche stress. E poi perché non andare in vacanza a casa degli amici? Oltre a risparmiare denaro, si sta anche in compagnia. Un altro consiglio salva denaro: bere l'acqua dal rubinetto anziché quella minerale. Io la bevo da sempre, sto benissimo e risparmio 235 euro all'anno!».
Qual è il momento di fare il “grande salto”?
«Quando si ha da parte il gruzzolo necessario per assicurarsi una base. In genere, guadagnando almeno 3.500 euro, ci si mettono 10-12 anni. A monte di ciò, tuttavia, è fondamentale capire quali sono le nostre passioni. Dobbiamo chiederci: “Se fossi libero, che cosa farei, dove andrei?” Io volevo stare in un posto tranquillo, vicino al mare, dove poter scrivere. Per anni ho cercato la casa giusta, in Liguria. L'ho trovata nell'ottobre del 2006. Nel settembre del 2007 ho lasciato il lavoro e Milano».
Tutto è subito filato liscio?
«No. Il primo inverno è stato terribile. Il tetto perdeva, si moriva di freddo. I lavori li avevo fatti io, ma all'inizio non ero capace: erano inguardabili! Poi mi sono dato da fare. Non sapevo niente di pitture, così mi sono piazzato in un colorificio. Ci ho passato tutto il giorno e mi sono fatto spiegare ogni cosa. Ho studiato, mi sono documentato, ho fatto progressi. Tempo fa ho chiesto un preventivo per una scala in legno: 3.200 euro. Ma siamo matti, mi sono detto. Mi sono applicato e l'ho costruita io, bellissima, con soli 187 euro».
Effetti collaterali della tua scelta?
«Ce ne sono, ovviamente, ma io non li sento come negativi. A qualcuno può pesare la solitudine o la perdita di potere. Io sto benissimo da solo. E non mi manca chi mi correva dietro quando avevo un budget da otto milioni di euro e ora non mi cerca più. Allora erano tante le persone che incontravo perché dovevo e non perché volevo. Meglio stare da soli che con qualcuno tanto per fare».
Che cosa fai oggi, lontano da Milano e dall'ufficio?
«Faccio lo skipper, l'istruttore di vela, la guida turistica, il conferenziere, lo scrittore... Ma posso anche preparare cocktail, aggiustare barche, costruire pesci in legno e ardesia. Prima avevo ogni momento programmato per i successivi cinque anni, adesso non so che cosa farò domani».
Consigli a chi vuole seguire le tue orme?
«Mi rendo conto che il mio è un caso estremo. Ma ognuno può fare qualcosa per migliorare la propria vita. Basta trovare le proprie passioni e affrancarsi dalla schiavitù del consumismo a ogni costo. Rinunciare a uno stipendio sicuro è meno grave di quanto pensiamo. Di fame non morirò. In Italia siamo troppo spesso condizionati da due entità: la malora e la provvidenza. Viviamo temendo o sperando che ci arrivi qualcosa dal cielo. E invece dovremmo vivere di più guardando avanti a noi, dritto all'orizzonte».
Ci salutiamo. Io prendo un taxi e Simone salta sulla sua bicicletta. Ha un'altra intervista: questo tour promozionale del libro è fitto di impegni. Il suo libro ha bruciato 8.000 copie nei primi quattro giorni.
Chi è
Simone Perotti, 43 anni, di Frascati. Laurea in Lettere, 19 anni come manager. Come scrittore ha pubblicato Zenzero e nuvole, Stojan Decu, l'altro uomo e L'estate del disincanto. Ha creato il primo sito italiano di informazione editoriale nautica: www.sailbook.info.
Maggiori info su: www.simoneperotti.com
In pratica
Chi può mollare tutto
ο Chi ha una carriera avviata e guadagni di almeno 3.500 euro al mese
ο Mette in conto almeno 10-12 anni di tagli alle spese
ο Non ha figli
ο Ha delle passioni che possono trasformarsi da voci di spesa a fonti di guadagno (scrittura,
turismo, attività artigianali, nautica…).
ο Non teme la solitudine e la discesa nella scala sociale
ο È disposto a lasciare la città per località meno dispendiose
8 Strategie di downshifting
Simone Perotti rappresenta un caso estremo. Ma sono tante le scelte che possono essere fatte da chi intende scalare una marcia per godersi di più la vita personale e affettiva (e puntare meno sul lavoro, il denaro e la carriera).
1. Darsi dei limiti e degli appuntamenti (e rispettarli). In ufficio mai oltre le 18, una sera alla settimana dedicata agli amici, il weekend al mare con i figli…
2. Vendere l'auto e andare in bici e a piedi. Assicurati meno spese e stress, anche per l'ambiente.
3. Riscoprire le attività manuali. Fare piccoli lavori in casa, riparazioni, manufatti artigianali fa risparmiare e spesso migliora l'umore.
4. Dare un taglio al consumismo. Tolto il necessario, chiedersi di cosa si ha davvero bisogno per essere felici. E tagliare il resto.
5. Limitare le distrazioni come Facebook, i viedeogiochi e la tv. Privilegiare le passeggiate, le telefonate agli amici, le cene in compagnia.
6. Lavorare part-time. Quella che è una scelta obbligata per tante mamme, può essere un ottimo compromesso per tutti.
7. Lasciare il lavoro dipendente e diventare consulente. Meno sicurezza, ma più libertà.
8. Lasciare la città e trasferirsi in provincia. Al di fuori dei grandi centri urbani si vive meglio e con meno spese.
Da leggere
Ben 19 i libri sul downshifting usciti in due anni (solo due dedicate a esperienze familiari).
L'ozio come stile di vita, di Tom Hodgkinson, Bur, 9,40 euro;
Ozio, lentezza e nostalgia, di Christoph Baker, Emi, 8 euro;
Sul buon uso della lentezza, di Pierre Sansot, Net, 7 euro.
Downshifting: how to work less and enjoy life more, di John Drake, Berrett-Koehler Publishers, 16,25 euro (in inglese).
Di Lucia Ingrosso -
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. L'articolo è pubblicato su Millionaire di dicembre 2009.
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