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Sono un poeta e me ne vanto |
Poesia: è boom (o quasi). Fanno il pieno di visitatori manifestazioni dedicate come il Festival della poesia di Genova (40mila presenze) e quello di Parma (25mila). E guai a pensare che la poesia sia un genere vecchio e polveroso o che i poeti siano persone dalla vita difficile. La poesia piace ai giovani. Lo prova il successo della rubrica culturale della trasmissione Il volo del mattino, in cui Fabio Volo interpreta poesie di grandi autori e brani filosofici (la raccolta Le poesie al Volo è disponibile su www.deejay.it). Giovanissimi anche i nuovi poeti. Marco Simonelli, 30anni, ha appena pubblicato il suo secondo volume di poesie Palinsesti, con l'editrice Zona. In un’epoca in cui tecnocrati ed economisti hanno portato la società occidentale “sull’orlo di una crisi di nervi”, la poesia promette risposte alle domande fondamentali. E la cultura umanistica conquista le business school, accusate in passato di aver cresciuto cattivi manager grazie a una formazione troppo tecnica e specialistica. Pioniera, da questo punto di vista, la business school Essec di Parigi. Spiega Laurent Bibard, professore e dean del programma Mba: «Le scienze umane aiutano a formare emotività, immaginazione e intelligenza, tutte doti necessarie per prendere decisioni a medio-lungo termine».
Ma quali sono le strade che possono percorrere i giovani poeti per affermarsi? In primo luogo, bisogna capire che cos’è il talento. «È sentire l’arte, averla nel sangue, non poter vivere senza» dice la poetessa sarda Giovanna Mulas. Le fa eco Luca Sommi, assessore alla Cultura del Comune di Parma: «La poesia non è "sento, dunque scrivo". E' una disciplina strutturata, con regole ben precise da seguire».
Claudio Pozzani – poeta, performer e giurato in molti concorsi – mette in guardia: «Attenzione a un uso retorico della lingua, a un “poetichese” già sentito mille volte. Quando trovo espressioni del tipo “il volo di un gabbiano”, “lo sciabordio delle onde”, “il sorriso di un bambino”, io cestino immediatamente».
Ammonisce Donatella Bisutti, autrice dell’ottimo La poesia salva la vita: «Il talento si riconosce perché chi ce l’ha non passa inosservato e trasmette qualcosa di speciale, a volte di unico. Tuttavia il talento da solo non basta se non si accompagna allo studio, all’applicazione e a un duro lavoro». Ma anche per i più bravi e motivati, la strada si presenta in salita. Molti di loro si mantengono con mestieri contigui (insegnamento, giornalismo, organizzazione di eventi culturali...) e intanto cercano la loro occasione.
Pubblicare? Ni.
In passato, pubblicare una raccolta di liriche era la massima aspirazione per un poeta. Adesso non è più così. Nonostante alcuni segnali incoraggianti, l’editoria soffre e non investe in un genere che vende poco (duemila copie, quando va bene). Arrivare alle case editrici più importanti è quasi una chimera. Ne esistono altre più di nicchia (Donzelli, Frassinelli, Garzanti, Zona, Mursia) a cui può valere la pena di proporsi. Ma anche in caso di pubblicazione, senza una buona distribuzione, le poesie restano natura morta. Diffidare infine delle case editrici a pagamento: costano il triplo di una tipografia senza offrire nulla in più. Da tenere d’occhio le riviste. Interessante il mensile Poesia (www.poesia.it).
Internet? Sì, ma...
Per farsi conoscere in fretta, gratis e a un pubblico vasto, Internet sembra la soluzione ideale. Per veicolare le proprie poesie basta realizzare un blog, andare nei siti specializzati o aprire la propria pagina su MySpace. Difficile, però, che in Rete si annidino dei talent scout (più numerosi gli editori a pagamento...). La Rete, però può rivelarsi un ottimo alleato nel social networking. Lo sa bene la poetessa Giovanna Mulas, presente on line su Facebook (qui la brevità delle comunicazioni ben si sposa con la sintesi della poesia) oltre che sul sito personale www.giovannamulas.it. E lei dice: «È una strada importante per la divulgazione. Ma guai a scambiarla per l’unica via».
I concorsi? Solo quelli “sicuri”.
Vincere un concorso letterario di poesie può essere un trampolino di lancio. Ma attenzione a scegliere quello giusto. Spesso queste iniziative altro non sono che tranelli tesi dalle case editrici a pagamento. «Complimenti, hai vinto» e poi ti chiedono un “contributo” per la pubblicazione. «Bisogna valutare la storia del premio e la composizione della giuria» consiglia la poetessa Adele Desideri. Per avere una panoramica dei concorsi letterari, consultare siti come www.concorsiletterari.net, www.ozoz.it e www.raccontioltre.it.
I reading? Sì, sì, sì.
«Bisogna esporsi. Partecipare alle letture, andare anche ai reading di altri poeti e scrittori. Farsi conoscere, conoscersi. Spesso le occasioni migliori nascono per caso» spiega la poetessa Adele Desideri.
“Bazzicare l’ambiente” è sempre la strategia migliore. Permette di affinare la propria arte e far crescere la propria rete di conoscenze. L’associazione Via de’ poeti organizza il Campionato di poesia orale, dando la possibilità agli aspiranti poeti di esibirsi in varie città italiane (www.viadepoeti.it, iscrizioni entro il 30 aprile).
Un occhio sempre al business.
Da frequentare gli eventi all’estero, nel Nord Europa, ma anche in Francia e in America Latina. «Bisogna conoscere le lingue e passare molto tempo all’estero» Claudio Pozzani, 48 anni, poeta moderno (www.pozzani.org). «Io guadagno con le performance poetiche, in abbinamento con altre arti, spesso con la musica, che propongo a enti pubblici, musei, gallerie d’arte... Ne faccio 50 all’anno, con gettoni che arrivano a 1.000 euro (per farsi conoscere, bisogna essere disposti a esibirsi anche gratis). Il mio consiglio? Avere sempre un orientamento al business. Studiare ogni singola realtà e proporre eventi “su misura”. Incidere un cd di “poesie musicate”. La realizzazione di 5mila copie richiede circa 15mila euro. Ma poi i cd possono essere rivenduti a 12-15 euro, durante i reading o su Internet» conclude.
l’esperto
«Prima di scrivere, leggete, leggete, leggete»
Fresco di ristampa La poesia salva la vita. Capire noi stessi e il mondo attraverso le parole (Feltrinelli, 9,50 euro). Uscito per la prima volta nel 1996, si è rivelato un bestseller, perché è una miniera di consigli. Millionaire ha chiesto all’autrice e poetessa Donatella Bisutti se ci sono buone notizie per i poeti. «La poesia è sempre più importante. Ci sono molte iniziative di letture pubbliche, concorsi, premi, festival, workshop che hanno spesso un buon seguito e suscitano l’attenzione del pubblico».
Come cominciare?
«Un aspirante poeta deve leggere e approfondire i testi dei grandi poeti venuti prima di lui. La lettura ha un’importanza essenziale. Ci sono tante persone che pretendono di scrivere senza modelli, come se la scrittura dipendesse unicamente da una capacità innata. Ma non c’è arte, artigianato, o anche mestiere che non richieda impegno assiduo e modelli a cui ispirarsi». E come trovare un editore? «È difficile che il manoscritto di un signor nessuno venga preso in considerazione, ma a volte capita.Anzi‚ essere sconosciuti può anche giocare a favore, quando la casa editrice punta su un nome nuovo. È come vincere al Superenalotto: difficile ma possibile. Più realisticamente, consiglio di esordire presso un piccolo editore: se il libro viene apprezzato, è un trampolino per un editore maggiore. Ancora meglio: cominciare a pubblicare su una rivista. È un modo semplice per inserirsi in un contesto culturale e farsi conoscere». La sopravvivenza in attesa del successo? «Con i libri di poesia è difficile mantenersi. I guadagni arrivano quando, una volta famosi, si è invitati a tenere letture pubbliche e conferenze (a pagamento). È perciò indispensabile avere una professione collaterale, che il più delle volte è l’insegnamento, la carriera editoriale o il giornalismo. Bisogna scrivere, credo, per una necessità interiore, e non per vanità». INFO: www.donatellabisutti.it
il consulente filosofico
Platone è meglio del Prozac
Non solo poesia. Per gli amanti della filosofia, nasce una nuova professione, quella del consulente filosofico. Perché? «La nostra non è una terapia. Restituiamo alla persona il pieno controllo delle proprie responsabilità» spiega il consulente filosofico Neri Pollastri. Questo “mestiere” è stato inventato dal tedesco Gerd Achenbach nel 1981, ma in Italia è arrivato molto dopo. Tra i pionieri, Pollastri. «Mi sono avvicinato alla consulenza filosofica una decina di anni fa quando in Italia era ancora sconosciuta. Ho raccolto materiale on line, radunato un piccolo gruppo di aspiranti consulenti, fatto i primi esperimenti» racconta lui. La vera ondata di interesse viene sollevata dall’uscita, nel 2001, del libro Platone è meglio del Prozac (di Lou Marinoff, Piemme, 11 euro). «In seguito, fondo l’associazione Phronesis, che riunisce i consulenti filosofici. Requisiti per iscriversi: una laurea in Filosofia (quadriennale nel vecchio ordinamento, specialistica nel nuovo), un adeguato percorso formativo e il superamento di un colloquio. Cerchiamo di essere molto severi nella selezione, perché a oggi la professione non è ancora regolamentata. Attualmente, i soci sono circa 130» prosegue Pollastri.
«Pian piano, la professione prende piede. La filosofia aiuta a semplificare le cose per ottenere dei risultati, ma guai quando è fine a se stessa. Le nostre consulenze sono solitamente di breve durata: non più di 10-20 incontri».
Per questa attività esistono grandi spazi, non solo nella consulenza ai privati, ma anche presso istituzioni pubbliche e aziende. E tuttavia quasi tutti i consulenti filosofici in Italia hanno anche un altro mestiere. Pollastri, invece, vive di questa attività. «Faccio consulenza ai privati, percependo 60 euro all’ora per sedute orarie e 80 per incontri senza limiti di tempo. Ma lavoro molto anche con le aziende e gli enti statali. Inoltre curo l’attività dell’associazione e scrivo libri in tema. Il più recente, Consulente filosofico cercasi (Apogeo, 8 euro) ha venduto 5mila copie: un vero successo per un saggio». INFO: Phronesis, Associazione italiana per la consulenza filosofica, www.phronesis.info
di Lucia Ingrosso -
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. L'articolo è pubblicato su Millionaire di aprile 2009.
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