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Un mestiere a fumetti
Martedė 01 Novembre 2005
In Francia gli dedicano tesi di laurea ed è considerato un genere letterario, celebrato con una manifestazione di una settimana (www.fetedelabd.com). In Italia, il fumetto continua a essere snobbato dagli intellettuali, ma attira numerosissimi giovani con fantasia e abili nel disegno. «La bella notizia è che in altri Paesi la crisi di settore degli anni scorsi ha lasciato spazio a segnali di ripresa che dovrebbero verificarsi anche in Italia. La Rete però dà la possibilità di lavorare in tutta Europa senza spostarsi da casa, e l’euro ha facilitato i pagamenti» spiega Gianfranco Goria, segretario generale del Silf (Sindacato italiano lavoratori fumetto animazione illustrazione, www.silf-cgil.org). Diecimila circa i professionisti in Italia, e tantissimi gli aspiranti. Conferma Beppe Calzolari, direttore della Scuola del fumetto milanese (www.scuoladelfumetto.it), con rette che si aggirano sui quattromila euro l’anno: «Ricevo ogni anno quasi 500 studenti che vorrebbero fare del disegno una professione. Ma nei nostri corsi c’è posto solo per 60 allievi».
Ma come si diventa Hugo Pratt, Milo Manara e Benito Jacovitti? Quelli, come loro, capaci di fare tutto da soli, sono una rarità. Tre le specializzazioni del fumetto: innanzitutto quella del disegnatore, che realizza le indicazioni fornitegli dal soggettista, cioè uno scrittore che crea la storia e descrive a parole ogni singola vignetta. Tra i disegnatori si distingue tra chi lavora a matita e chi ripassa a china. «La matita richiede più tempo e una capacità manuale eccezionale, mentre la china implica un’interpretazione delle atmosfere» chiarisce Calzolari.
Ci sono poi i coloristi, che colorano i disegni, e i letteristi, che inseriscono i testi nelle “nuvolette” dei fumetti. «In passato si scriveva a mano, oggi si fa quasi tutto a computer» prosegue Calzolari. Le case editrici, per accorciare i tempi di lavorazione, utilizzano anche i copertinisti, che disegnano la copertina degli album e sono abili nel caratterizzare al massimo i personaggi.
Numerosi i requisiti per emergere. «Il talento artistico e la fantasia sono solo la base. Necessaria poi una forma mentis particolare, in grado di sviluppare una storia per immagini. Ecco perché chi si interessa al cinema ha una marcia in più» aggiunge Calzolari. Gli outsider si distinguono per disegni più curati, più caratterizzati, più immediati nella resa di situazioni.

di Maria Spezia ( Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ).L'articolo è pubblicato su Millionaire di novembre 2005.

L'articolo è pubblicato in versione integrale nella sezione pezzi "storici".

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