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coltivando bambu
Ci sono più di 1.300 specie di bambù, diffuse in tutto il mondo e in tutte le zone climatiche. I fusti raggiungono 60 metri di altezza, con diametri che arrivano a 20 cm. Ma non sono alberi: fanno parte della famiglia delle graminacee (l'erba di prato per intenderci). Tagliati, ricrescono. Nel giro di cinque anni raggiungono altezze e spessori utili al taglio, mentre un albero ha bisogno di almeno 20 anni.Ci sono più di 1.300 specie di bambù, diffuse in tutto il mondo e in tutte le zone climatiche. I fusti raggiungono 60 metri di altezza, con diametri che arrivano a 20 cm. Ma non sono alberi: fanno parte della famiglia delle graminacee (l’erba del prato per intenderci). Una coltivazione di bambù genera profitti. «Si parla di fatturati di 96mila euro l’anno, solo dai fusti da taglio, per un ettaro di terreno» spiega Giovanni Lanza, l’esperto che offre supporto commerciale alle aziende per l’Associazione italiana bambù (Aic, www.bambuitalia.it), organizzazione non profit che diffonde il bambù in Italia. «Dopo quattro anni, nel quinto si rientra delle spese, poi comincia il guadagno. Serve una persona sola per coltivare un ettaro. E, da Roma in giù, bastano innaffiature a luglio e agosto. La pianta è poco soggetta a malattie e parassiti» prosegue Lanza. Una volta tagliato, con semplici seghe, il bambù rispunta. L’area di coltivazione va delimitata con una parete in metallo o teloni di contenimento, interrati per almeno 60 cm, altrimenti i bambù si espandono a ritmi di tre metri l’anno. Per cominciare, bisogna acquistare le piantine (25 euro l’una) e decidere se produrre fusti da taglio o germogli per l’alimentazione. Nel primo caso, il business è piu redditizio. «Oggi, in Italia, ci sono circa un centinaio tra negozi e vivai che si occupano di bambù. Chi avvia una coltivazione per il legno, deve tenere conto che i fusti vanno trattati con boro e stagionati per un anno. Se non si possiede un terreno e si vuole puntare sulla trasformazione, si può acquistare il bambù anche dall’estero. Per la la produzione di legno, oltre al Phyllostachys Edulis, c’è il Bambusoides, il Viridiglauchescens, il Viridis e l’Iridiscens. Le varietà giganti arrivano a nove cm di diametro. In Italia, le zone migliori per impiantare un bambuseto sono quelle dove non nevica molto, con buona piovosità, terreni di medio impasto (ideali le ex risaie) e golenali, cioè vicino a corsi d’acqua».
Le cifre di un bambuseto
IPOTESI PER UNA COLTIVAZIONE DI BAMBÙ DA TAGLIO
1 ETTARO
di terreno coltivabile
8.000 MQ: superficie da edibire a piantagione
2.000 MQ: superficie per passaggio al taglio e cura
8.000: canne trattate all’anno; ricavo al netto degli scarti a regime (una canna per mq all’anno)
12 EURO: prezzo di vendita di una canna trattata di almeno tre metri
96.000 EURO: fatturato annuo della piantagione
20.000 EURO: spese (innaffiamento, cura, trattamento e taglio)
75.000 EURO: guadagno potenziale
pavimenti più resistenti del legno
«Il pavimento in bambù ha una resistenza superiore a quello in legno, è adatto anche ad ambienti umidi come bagno e cucina, si installa senza necessità di verniciature in loco. Ed è ecologico: non si distrugge un bosco per il pavimento di casa. E si risparmia» racconta Francesco Fieni, 33 anni, amministratore di Vanity floor, un’azienda italiana che da un anno commercializza parquet e pavimenti in bambù. «L’idea mi è venuta grazie all’esperienza presso un’azienda di conoscenti. Prima mi occupavo di sistemi di automazione. Ma ho capito le potenzialità del mercato del bambù e mi sono buttato. Un parquet in legno, come il rovere dussier, costa da 60 a 100 euro al mq. Uno in bambù, da 40 a 60 euro al mq». Fieni ha individuato le aziende cinesi migliori per importare le liste di bambù. Fieni e soci puntano sul miglioramento del prodotto: venderanno anche una linea esclusiva di qualità superiore, in negozio. È presto per fare bilanci: tra le spese iniziali, pesa l’affitto del capannone, l’investimento ammonta a 50mila euro. Ma gli affari vanno bene e l’azienda, presto, avrà bisogno di nuovo personale. INFO: Vanity Floor, www.vanityfloor.it
il bambù si mangia (e si vende)
È un mercato ancora agli inizi, in Italia, ma le premesse ci sono. I germogli di bambù si mangiano, sono freschi e da noi hanno una filiera controllata. «Varietà adatte all’uso alimentare sono il Phyllostachys Edulis, il Dulcis e il Praecox»
spiega Lorenzo Bar, presidente dell’Abi. Primo e per ora unico produttore di germogli freschi, crema e sottoli di bambù made in Italy è Thomas Froese, vicepresidente Abi e titolare del vivaio Moso, a Cravanzana (Cn). «Ho assaggiato, anni fa, un germoglio fresco di bambù e ho pensato: perché non si trova un prodotto così buono sul mercato?» racconta Froese. Ha lasciato ad Amburgo, in Germania, il suo lavoro di fotografo per cercare il terreno giusto in Piemonte, importare alcune specie dalla Cina e scegliere le migliori per avviare il suo vivaio. Due ettari, su cui lavorano in tre. Cinque anni fa, ho iniziato la produzione di germogli». Un ettaro di bambù produce un germoglio di due-tre ettogrammi, ogni due-tre mq. Quindi un ettaro genera circa una tonnellata di germogli, che si raccolgono facilmente, prima che spuntino, con una zappa, svellendoli dal rizoma (radice). Il prodotto fresco si vende a cinque-sei euro al kg. Un vasetto di crema costa cinque euro, il sott’olio 7,5 euro. «Al momento, la nostra è una produzione di circa 2.000 vasetti l’anno. Collaboriamo per l’elaborazione con una piccola industria conserviera. Ma vorrei sviluppare quest’attività. Per ora, investo i profitti in ricerca e sperimentazione. Magari potrò condividere i miei risultati con un produttore con risorse e terreni più vasti».
INFO: tel. 0173855190, www.moso.it
io, un architetto tra i fusti
Mauricio Cardenas Laverde, 39 anni, architetto colombiano, insegna al Politecnico di Torino. E crede fermamente nel bambù. «A Bogotà ho scoperto il bambù, per la tesi. Nel mio Paese si utilizza per realizzazioni anche spettacolari. Nel 1993 sono arrivato in Italia e sono stato affascinato dall’architettura italiana. Poi c’è stata l’esperienza di cinque anni con Renzo Piano a Parigi. Nel 2004 ho aperto il mio studio a Milano. E ho riscoperto il bambù e i materiali naturali». Cardenas ha realizzato, nel 2006, Dagad, un padiglione in bambù che ha colpito positivamente la critica e ha aiutato l’ideatore a dimostrare l’efficenza, l’utilità e, conti alla mano, l’economicità del materiale che è resistente quanto l’acciaio, ma 10 volte più leggero. Sto lavorando perché sia certificato, in Italia. Magari utilizzato come armatura antisismica, come avviene in Colombia e in Oriente. Ho recentemente realizzato una cupola geodetica in bambù. Ho riutilizzato il bambù di Dagad sotto forma di stecche unite da giunti in acciaio e neoprene. Ho inserito vetri e acciaio, elementi che richiedono una struttura precisa al millimetro. Questo dimostra che le strutture in bambù non sono approssimative, primitive, adatte solo a costruzioni temporanee». Il passo successivo, dopo la certificazione, per Cardenas sarà la creazione di una catena industria- le basata sul bambù: dall’importazione, con acquisto da produttori e criteri equo-solidali e fornitura ad artigiani, designer, architetti, fino alla realizzazione di elementi modulari, in kit facili da assemblare anche dal cliente finale.
INFO: www.studiocardenas.it
Come e dove si usa
ALIMENTAZIONE:
il gusto ricorda quello degli asparagi e dei carciofi. Le foglie, in Oriente, si usano per tè, gassose e birra, e nelle bevande biologiche, al posto di conservanti chimici.
FITOTERAPIA:
dalle foglie si ricavano pigmenti e profumi. Nei cosmetici, il bambù ha effetti antibatterici.
Le foglie sono un foraggio per gli animali.
ECOLOGIA: un bambuseto cresce in solo cinque anni, depura l’aria il 30- 40% in più di un bosco di alberi, perché la superficie fogliare è più ampia. Non si abbatte integralmente. Si tagliano solo i culmi (fusti) maturi. E accanto crescono nuove piante. Si usano per produrre cippato per stufe. Sono una fonte energetica rinnovabile. Allo studio l’impiego per produrre biomasse.
ARREDAMENTO: le piante verdi arredano i giardini. I mobili in bambù sono tipici dello stile orientale. Ma la lavorazione in listelli (invece che con i fusti interi) permette di ottenere lamine levigate, lucide e non convesse. Il bambù si usa
in oggetti di ogni tipo, compresi quelli tecnologici.
EDILIZIA: in Sud America e in Asia il bambù è usato come materiale da costruzione. Coi fusti si fanno anche i ponteggi e le armature per la muratura. In Italia, per ora, il materiale non è stato certificato, quindi si impiega solo in strutture temporanee.
dal bambù
al design Maria Luisa Conti è ricercatrice della facoltà di Architettura dell’Università di Palermo. Lavora a progetti di sviluppo di fibre tessili da vegetali, soprattutto autoctoni siciliani. Ha un’idea più ambiziosa, per cui chiede finanziamenti regionali: creare una filiera locale, dal bambù al design (con un marchio registrato, Design Zingaro), fino al prodotto. La ricercatrice collabora con la facoltà di Biologia, precisamente l’Orto botanico di Palermo, dove vivono 12 specie di bambù, otto acclimatate da un secolo, altre solo da una quindicina di anni. «Dal 2006 abbiamo creato una rete di vivai di bambù per offrire al mercato italiano un prodotto sicuro. Al Sud cresce in maniera splendida e potrebbe anche sostituire le palme decimate da un parassita, il punteruolo rosso. Per impiantare nuovi bambuseti, vorremmo coinvolgere privati e cooperative, magari quelle che lavorano nei terreni sequestrati alla Mafia» racconta Conti. INFO: e-mail,
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www.parks.it/news/dettaglio.php?id=5693, www.riservadellozingaro.com
E non si butta niente
Gli esperti sostengono che anche i residui di lavorazione del bambù sono un business: possono essere venduti alle aziende che producono cippati e pellet. Ma con un investimento da 5mila euro è possibile acquistare una cippatrice e farsi da sé il cippato, che poi si vende a quattro-otto euro al quintale.
Per saperne di più
A SCUOLA DI BAMBÙ
Bastano 25 euro per aderire all’Associazione italiana bambù. Su www.bambuitalia.it, si trovano indicazioni dei corsi. Teoria e pratica di progettazione di edifici, giardini, oggetti... con bambù e altri materiali naturali (pietra,legno, paglia, terra...) si tiene presso l’Azienda agricola biologica e Fattoria didattica Terra di Langa (www.terradilanga.com). Le prossime edizioni dei corsi base sono dal 3 al 5 luglio, dal 31 luglio al 2 agosto, dal 4 al 6 settembre, tre giorni costano circa 100 euro. Dal 28 al 30 agosto, altro corso di approfondimento (120 euro). Corsi sul bambù nelle costruzioni anche da Maja, ente di formazione per l’architettura naturale (www.majaformazione.net).
I CONGRESSI
L’ottavo congresso mondiale sul bambù si terrà a Bangkok dal 16 al 18 settembre 2009. INFO: www.worldbamboo.net.A Campinas, in Brasile, dal 29 novembre al 3 dicembre 2009, è previsto il Simposio internazionale sul bambù. Un convegno scientifico sulla ricerca e l’uso del bambù.
INFO: Antonio Fernando Tombolato,
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di Silvia Messa -
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. L'articolo è pubblicato su Millionaire di luglio agosto 2009.
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