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Mercoledė 01 Febbraio 2006 |
Tangeri, Casablanca e Marrakech: i nomi di alcune famose città del Marocco evocano atmosfere da mille e una notte. E qualcosa di mitico e fiabesco si respira ancora in questa terra all’estremità nord occidentale dell’Africa, facile da raggiungere dall’Europa e in fase di rapido sviluppo. Mercati all’aperto, ma anche porti e poli tecnologici. Capanne di pastori, il silenzio del deserto. E, a pochi chilometri, metropoli rumorose piene di locali notturni. Il Marocco di oggi è un Paese affascinante e contraddittorio. C’è chi lo sceglie per turismo. E chi invece per viverci e lavorarci, come Lucrezia Mutti, 38 anni. Si occupava di comunicazione in un’azienda editoriale a Milano (Il Sole 24 Ore). Poi, ha accettato l’incarico di promuovere un riad (case tradizionali con patio, giardino e fontana interna) a Marrakech. Oggi è imprenditrice: ha avviato un dar, ossia un piccolo hotel di charme, in una casa tipica marocchina. Una scelta che le ha cambiato la vita. In meglio. Millionaire l’ha incontrata. Il Marocco è ancora una meta attraente per gli italiani? «Siamo in un momento di esplosione. Molti lo scelgono per le vacanze, in cerca di lusso, esotismo e orientalismo. Non è detto che trovino lo spirito autentico del Paese. Anzi, l’afflusso di un certo tipo di turisti potrebbe trasformare Marrakech nella Las Vegas del Nord Africa. La presenza di gente che cerca divertimento e gioco accentua i contrasti già evidenti tra i poveri, che sono l’80% della popolazione, e i ricchi. Qui lo stipendio medio è di 250 euro al mese, ma i turisti con grandi possibilità di spesa stanno facendo salire i prezzi». Perché visitarlo? «In un momento in cui l’Islam crea inquietudini, il Marocco ne offre un volto moderato e dà la possibilità di conoscerlo direttamente e in modo obiettivo. Poi la natura è meravigliosa: mare, montagne, campagna, deserto. Spazi a perdita d’occhio, senza limiti. Ci sono zone con molto verde e quelle del sud, desertiche, sono altrettanto belle. Così le montagne, lavorate dal vento. La popolazione è davvero ospitale, con una grande ricchezza culturale». Che cosa si prova in questo Paese? «Valori che da noi si sono offuscati: c’è ancora il senso della vita in comunità e un reticolo sociale che fa sì che qui non esista emarginazione. I rapporti sono più semplici e chiari».
di Silvia Messa (
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). L'articolo è pubblicato su Millionaire di febbraio 2006.
L'articolo è pubblicato in versione integrale nella sezione pezzi "storici".
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