Prezzi in crescita costante dal ’99. Un apprezzamento del 18% nell’ultimo anno. E ora il picco record raggiunto da 25 anni a questa parte: circa 560 dollari l’oncia (l’equivalente di 450 euro per 31 grammi). Molti i motivi alla base di questo “boom aurifero”: bassa crescita economica, instabilità internazionale, attese inflazionistiche, alti costi delle materie prime, notevoli richieste di oro da parte di Cina e India. E il prezzo potrebbe ancora salire. In momenti di incertezza, gli investimenti azionari e il dollaro non appaiono più porti sicuri. E così si punta sul bene rifugio per eccellenza, quello le cui valutazioni si muovono in controtendenza rispetto al resto. L’oro, appunto. A dare l’esempio sono alcune banche centrali (fra cui quelle sudafricana, russa, argentina e, soprattutto, cinese), intenzionate ad accrescere le loro riserve auree. «La Cina detiene in oro solo l’1,1% del suo patrimonio. Se dovesse arrivare al 5%, come la maggior parte dei Paesi evoluti, la domanda di oro crescerebbe del 67%. E, visto che la produzione non è infinita, ci immaginiamo che cosa succederebbe al prezzo». Lo scenario ipotizzato da una “gola profonda” intervistata da Millionaire probabilmente non si realizzerà in questi termini. Ma di sicuro la dice lunga sulle prospettive future: gli analisti prevedono un 2006 al rialzo, con prezzi fino a 600 dollari l’oncia. Ma, al di là delle Banche centrali e dei governi, anche il privato può essere interessato a questo boom? In tutte le epoche, l’oro è stato utilizzato come bene rifugio, grazie alle sue qualità: è estremamente liquido, il suo peso determina immediatamente il suo valore, è facilmente riconoscibile e divisibile e viene accettato come pagamento. Non solo: ha mantenuto come pochi altri beni il suo valore nel tempo. Su tutti vale un esempio: nel 1500 un abito da uomo costava l’equivalente di un’oncia d’oro. E 450 euro sono il prezzo che si può pagare anche per un abito moderno.