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Il cloud computing per le Pmi |
Leggere in fondo a un documento le firme di tutti i big americani del cloud computing fa un po' effetto. Google, Microsoft, Oracle, Ibm e altri ancora, i rivali di di questo non più nuovo paradigma dell'informatica, uniti nel chiedere ai governi nuove regole per il cloud. Più precisamente: no a leggi che vietano la libera circolazione dei dati tra dati
Il documento vorrebbe evitare norme sulla privacy troppo stringenti. In sostanza vuole scongiurare trattamenti di favore verso attori nazionali, cioè verso quei fornitori di cloud che possono garantire offerte ad hoc conformi alle regole del Paese, come ad esempio la residenza dei dati su territorio nazionale. Due schieramenti, quindi. Da una parte i big americani, che in questi anni hanno messo a punto nuovle gigantesche. Dall'altra, attori più agili ma meno potenti e la Commissione europea che sulla privacy vuole regole uguali per tutti. Quindici anni dopo il primo articolo che cita la parola cloud computing, lo sviluppo di questa tecnologia è entrato in una fase cruciale. Le nuovole per le aziende hanno preso forma e consistenza. Le offerte sono partite da un paio di anni. Oltre ai big stranieri si sono aggiunti operatori di tlc ma anche start up, piccoli fornitori di applicazioni per la nuovola. Il mercato ha finalmente digerito questo paradigma che trasforma risorse informatiche come capacità di calcolo, software e storage in servizi pay per use accessibili via Internet. Per le aziende il passaggio è delicato. In cantina aggiornamento del software, apprendimento di nuove normative, server e sale computer: tutti "fastidi" a cui bada il fornitore del servizio. Le aziende hanno capito che più piccole sono, più hanno da guadagnare. Ma i nemici del cloud non sono ancora stati sconfitti. Le aggressioni degli hacker a Sony, gli incidenti accaduti alle Poste, ad Aruba, dimostrano che sul fronte della sicurezza e dell'interruzione del servizio non tutto è chiaro. Come anche sul delicatissmo fronte della privacy. Consegnare l'informatica ma soprattutto i dati di business delle proprie aziende a un fornitore di tecnologia è percepito ancora come un rischio. Eppure social network, telefonini, tablet, videogiochi sono da tempo porte di accesso per la nuvola. I nostri dati, le nostre identità sono già là, accessibili via Internet. Il processo è già iniziato da tempo. E non ce ne siamo accorti.
da Il Sole 24 Ore, 27 dicembre, pag 25.
Sul numero di Millionaire di gennaio, in edicola il 31 dicembre, è pubblicato un articolo sul cloud computing: cos'è, a cosa serve, quali sono i vantaggi per le aziende e per i privati.
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