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Febbre da azzardo
Sabato 01 Gennaio 2005


Dopo Giappone e Gran Bretagna, l’Italia è il paese in cui si gioca di più. Nel 2004, abbiamo investito oltre 23 miliardi di euro, il 38% in più dell’anno precedente. Tradotto in soldoni, significa che ogni cittadino spende 405 euro all’anno per lotto, gratta e vinci, scommesse e bingo: una cifra che nel suo insieme è pari al 2% del Prodotto interno lordo nazionale. Lo Stato incassa così più di 6 miliardi di euro e in questo modo riesce a riequilibrare una parte del bilancio. Da passatempo per le classi alte o vizio riservato agli strati più bassi della popolazione, l’azzardo è diventato una consuetudine legalizzata. I rapporti dei Monopoli registrano quanto sia diffuso il fenomeno: i giocatori sono circa 30 milioni e si ritrovano in diverse categorie sociali. Anziani (in maggioranza over 64), casalinghe, i cosiddetti “giocatori di compagnia”, in cui rientrano imprenditori e studenti. Insomma, per il gioco in Italia si può parlare di vero e proprio boom, perché negli ultimi 4 anni il denaro impiegato è quasi raddoppiato (dai 14 miliardi del 2000 ai 23 di oggi). Lo Stato poi ha in serbo altre novità, come la legalizzazione del gioco on line e una terza giocata settimanale per il lotto. «L’Italia conta su 1.400 sale scommesse, 242 sale bingo e 53 mila punti di slot machine: non stupisce quindi che siamo il primo mercato mondiale per somma di denaro giocata procapite» commenta il sociologo Maurizio Fiasco.
Cosa spinge gli italiani a rivolgersi sempre più all’azzardo? Il rapporto dei Monopoli indica nella passione per il rischio e nella ricerca della vincita le molle più importanti che spingono i giocatori. Secondo Fiasco però c’è dell’altro: «Fino alla metà degli anni ’90 le occasioni di gioco erano limitate a Totocalcio, Totip, e a una sola estrazione settimanale del lotto. Oggi invece le opportunità di azzardo si sono moltiplicate, sia nella frequenza sia nell’offerta. In altre parole, si può dire che giochiamo di più perché possiamo farlo». Concorde Carlo Zuccoli, consulente  del settore scommesse e direttore del sito www.gamblinglatest.com. «Mio padre giocava solo al totocalcio perché non aveva altre opportunità, oggi invece Internet permette di puntare in tutto il mondo. Per di più, realizzando vincite superiori che in Italia, dove il prelievo fiscale raggiunge il 66% nel totocalcio e il 50% nel bingo». Sembrerebbe quasi impossibile quindi sottrarsi a un’offerta sempre più accessibile e accettata a livello sociale. Ma quali meccanismi psicologici ci inducono al gioco? Risponde Fiasco: «Innanzitutto la facilità della vincita: le pubblicità ormai presentano l’azzardo come un’opportunità, una sorta di investimento. E poi c’è il fascino della cifra iperbolica, che una volta era esclusiva della lotteria di Capodanno, e oggi riguarda invece più giochi. Esempio: il lotto attrae sempre più grazie al montepremi dei numeri ritardatari».
Infine, anche l’andamento dell’economia sembra influenzare la propensione al gioco. Puntualizza Fiasco: «Nel Nord Italia, la gente gioca di più quando gli affari funzionano. Al Sud invece avviene il contrario: quanto più le cose vanno male, tanto più ci si rivolge al gioco». Al momento circola l’opinione che l’azzardo sia positivo per l’economia, in grado cioè di stimolare attività e zone in declino: a questo proposito era stata proposta l’apertura di nuovi casinò, da aggiungere ai 4 già esistenti (a Campione, Saint Vicent, Sanremo e Venezia). Definite “parchi urbani del divertimento”, le nuove strutture avrebbero rappresentato un avvicinamento dell’Italia al resto d’Europa, dove sono attivi 650 casinò. In lizza per l’apertura si erano già candidate città come Taormina, Stresa, Viareggio e Livorno, ma per il momento l’iniziativa è stata accantonata. Commenta Fiasco: «In realtà l’azzardo non è un fattore positivo per l’economia, perché anziché spendere su beni e consumi la gente spende sul gioco, e così non contribuisce a riaccendere la domanda». Ma c’è anche chi auspica l’apertura di nuovi casinò. Dario De Toffoli, socio della società Studiogiochi (www.studiogiochi.com) e autore del libro Il giocatore consapevole, spiega: «In Italia la gente gioca malamente, concentrandosi troppo su ciò che frutta meno, come il lotto, senza pensare al denaro che lo Stato trattiene in caso di vincita. Per un ambo siamo sul 36%, mentre la cinquina frutta alle istituzioni addirittura il 98%. Più eque le vincite al casinò, dove gli organizzatori guadagnano meno. Lo Stato ne impedisce ancora lo sviluppo, mantenendo il monopolio e ritardando l’apertura di nuove strutture».
Purtroppo quando si parla di gioco non si può passare sotto silenzio il suo lato negativo, cioè il sorgere di una vera e propria dipendenza. «Secondo gli studi, il 3-5% dei giocatori abituali, e quindi circa 3-500 mila persone, soffre di dipendenza da gioco d’azzardo» spiega Fiasco. Gente per cui il gioco è come la droga, una spirale distruttiva che riduce a impegnare la casa e tutti i beni, perdere lavoro e famiglia. «Si può dire che oltre l’80% dei frequentatori di casinò, ricevitorie del lotto e sale scommesse è affetto da una vera patologia. Impossibile tracciarne un profilo, perché la dipendenza coinvolge tutte le classi sociali, tutte le età ed entrambi i sessi. Per uscirne è necessaria una terapia di 4-5 anni» afferma Rolando De Luca, psicoterapeuta responsabile del Centro di terapia di Campoformido (Ud) per giocatori e famiglie (www.sosazzardo.it). «La soluzione non sta nel togliere il gioco allo Stato. Meglio sarebbe azzerare la pubblicità sull’azzardo e diminuire l’offerta. Importante anche l’informazione, che ancora non tocca una dipendenza sempre più diffusa: quella del gioco in Borsa» conclude De Luca.

Slot Machine
NON CHIAMATELI VIDEOPOKER
Videopoker addio. Le 270 mila macchinette che fino a maggio dell’anno scorso affollavano bar e sale giochi sono fuorilegge. Chi le utilizza ancora rischia una multa fino a 40 mila euro. Oggi il gioco nei locali pubblici (discoteche, ristoranti e cinema compresi) è legalizzato con le slot machine, cioè apparecchi che, rispetto a quelli vecchio stile, riportano il timbro del Monopolio di Stato e, per sottolineare la loro estraneità all’azzardo, sono definiti “macchinette da intrattenimento”. Le novità: consentono di giocare solo 4 partite di seguito; le vincite non possono essere superiori ai 50 euro e le partite hanno una durata compresa tra i 7 e i 13 secondi. Infine, ogni 14 mila giocate, il 75% delle somme versate deve andare al montepremi. Per evitare le accuse di azzardo lo Stato ammette solo giochi che non lasciano la vincita al puro caso, ma richiedono una certa abilità: vietati quindi i giochi basati sulle regole del poker. Ma la vera diversità rispetto al passato sta nel collegamento delle slot in Rete al computer centrale della società informatica del Tesoro, la Sogei: una misura che consente lasupervisione del giusto funzionamento delle slot e quindi una concreta possibilità di vincita da parte dei giocatori.
Le slot machine garantiscono l’11,2% dell’incasso da suddividersi tra i gestori della macchinetta, il proprietario del locale e il concessionario che connette le slot, mentre al Tesoro va il 13,5% del denaro giocato: un business che genera un giro d’affari di 10 miliardi di euro l’anno, (si calcolano 50 mila euro a macchina) e che conta già sull’installazione di 110 mila apparecchi. Entro il prossimo anno si prevede di arrivare a quota 250 mila slot: gli esercenti dei locali pubblici infatti ne possono piazzare una ogni 16 metri quadri. I vecchi apparecchi sono stati smaltiti da una rottamazione, ma c’è anche stato chi ha fatto affari d’oro rivendendole nell’Est Europeo.
PROBABILITA’ DI VINCITA: > 10%

Lotto & C.
IL PIU’ AMATO
E’ il gioco che fornisce allo Stato la maggior parte dei guadagni: il lotto quest’anno ha incamerato 10,5 miliardi di euro (il 42% in più rispetto al 2000), cioè la metà di tutto il denaro giocato dagli italiani. E continua a far parlare di sé: al momento in cui scriviamo (15 dicembre), per il ritardo del fatidico 53 sulla ruota di Venezia, atteso da 163 estrazioni, si calcola un montepremi pari a 1 miliardo e mezzo di euro. A paragone, la vincita di oltre 3 milioni e mezzo di euro ottenuta in provincia di Caserta con un “5+1” sembrano poca cosa, anche se hanno cambiato la sorte del fortunato giocatore. Diverso il discorso per il Superenalotto, che raccoglie “solo” 1,8 miliardi e registra un calo rispetto al 2000 (quando incassava 2,5 miliardi) ma resta comunque il secondo gioco in termini di volume di denaro speso.
PROBABILITA’ DI VINCITA: > 1%

Scommesse e ippica
SCOMMETTIAMO CHE VINCO
Secondo le stime del Monopolio, nel 2004 le scommesse sportive sono state pari a 1,3 miliardi di euro, mentre per quelle ippiche il volume delle giocate è di 2,3 miliardi di euro. «Dubito di queste cifre, perché non spiegano come mai il Coni e l’Unire, che si dovrebbero reggere sulle scommesse, dichiarano buchi finanziari enormi» commenta Zuccoli. Rispetto a Inghilterra e Francia, il settore è sottodimensionato. «La spiegazione è semplice: in Italia il prelievo fiscale è enorme, mentre negli altri Paesi lo Stato trattiene cifre molto inferiori» afferma Zuccoli.

Bingo
ANCHE I PICCOLI FANNO TOMBOLA
E’ la tombola di Stato. Il bingo, gioco introdotto con la Finanziaria del ’99, dopo anni di “magra” nel 2004 ha raggiunto quota 1,6 miliardi di euro e prevede di aumentare gli incassi grazie a un nuovo sistema, che consente alle sale di collegarsi in Rete e aumentare così il montepremi. Un’iniziativa a portata di mano anche ai gestori più piccoli, perché l’acquisto della tecnologia necessaria si aggira sui 20 mila euro, mentre per la connessione  bisogna versare 7.500 euro una tantum. Ma la formula vincente del gioco pare sempre la stessa: la location della sala, lontana dalla concorrenza e fornita di parcheggio.
PROBABILITA’ DI VINCITA: > 10%

Da leggere
Per chi vuole imparare tutto sul gioco:
Dario De Toffoli, Il giocatore consapevole, edizioni Nuovi Equilibri, 20 euro.

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